In dieci anni a Ferrara persi oltre 1000 negozi

In Italia oltre 86.000 negozi di vicinato sono scomparsi negli ultimi 10 anni e il saldo negativo supera addirittura le 106.000 unità rispetto al picco del 2018. In Emilia-Romagna le cose non vanno meglio e nel medesimo periodo di osservazione il saldo negativo è di 8.019 unità perse. A Bologna tra il 2015 e il 2025 il saldo è negativo per quasi 1.482 unità. In Regione, oltre 1.000 negozi persi anche a Ferrara (-1.099), Ravenna (-1.046) e Modena (-1.031). Decisamente meno pesante la situazione a Piacenza (-462) e a Rimini (-572).

Non è solo un dato preoccupante, ma il segnale evidente di città che si svuotano, di relazioni che si indeboliscono e di comunità che rischiano di perdere i propri tradizionali punti di riferimento. Il declino del commercio di prossimità non riguarda soltanto l’economia, ma incide direttamente sulla qualità della vita urbana e sulla coesione sociale dei territori.

Come spesso accade, le diverse province si caratterizzano per dinamiche e velocità differenti. Eppure, proprio dai territori emerge con forza quanto i negozi di vicinato abbiano un ruolo centrale non solo per sostenere l’economia locale, ma anche per favorire socialità e integrazione.

Partendo da un’analisi capillare di questo scenario che Nomisma presenta la prima edizione dell’Osservatorio Reciprocità e Commercio Locale, proponendo un approccio strutturato in grado di trasformare i dati in azioni concrete e progettualità con l’obiettivo di costruire nuovi modelli sostenibili per il rilancio dell’economia territoriale.

Commercio di prossimità: un trend negativo che, tra aperture e chiusure, ridisegna i territori

Tra il 2015 e il 2025 il commercio locale ha vissuto una fase di profonda trasformazione e il saldo delle unità locali a livello nazionale vede un calo del -6,7% negli ultimi 10 anni, toccando nel 2025 il punto più basso di tutto il periodo di osservazione.

La dinamica è sostanzialmente la medesima in Emilia-Romagna, dove la contrazione complessiva è pari a -9,5%, seppur con intensità differenti nelle diverse province. Nello specifico, a Bologna la flessione rilevata nello studio di Nomisma è stata del -8,3% ma le contrazioni più marcate riguardano Ferrara (-15,8%) e Ravenna (-13,1%). In regione, è invece Rimini ad aver fatto segnare la perdita più contenuta (-5,9%).

 N° UNITA’ Var% 2015-2025
BOLOGNA -8,3%
FERRARA -15,8%
FORLI’ – CESENA -10,5%
MODENA -8,5%
PARMA -8,1%
PIACENZA -8,0%
RAVENNA -13,1%
REGGIO EMILIA -10,4%
RIMINI -5,9%
TOTALE E.R. -9,5%

Fonte: Nomisma – Osservatorio Reciprocità e Commercio Locale

Gli addetti aumentano in tutte le province dell’Emilia-Romagna: + 16,8% tra il 2015 e il 2025

A fronte di una crescita degli addetti nel comparto pari a +21,2% a livello nazionale, anche tutte le province dell’Emilia-Romagna si caratterizzano per un segno positivo, con vette del +22,4% a Rimini, del +20,5% a Modena e del +20,3% a Parma. A Bologna l’incremento degli addetti si ferma a un, comunque, positivo +16,6%.

Nel complesso, gli addetti che operano nel settore del commercio locale dell’Emilia-Romagna nel 2025 sono più di 218.000.

N° ADDETTI Var% 2015-2025
BOLOGNA 16,6%
FERRARA 9,0%
FORLI’ – CESENA 16,9%
MODENA 20,5%
PARMA 20,3%
PIACENZA 18,0%
RAVENNA 9,8%
REGGIO EMILIA 14,4%
RIMINI 22,4%
TOTALE E.R. 16,8%

Fonte: Nomisma – Osservatorio Reciprocità e Commercio Locale

Dinamiche differenti a seconda del settore di attività

A livello settoriale, il commercio di prossimità è il più colpito mentre, al contrario, la ristorazione si espande, confermandosi il comparto più dinamico. La perdita di negozi di vicinato riguarda in particolare i settori cultura e svago e tessile, abbigliamento e accessori (in calo sia per numero di esercizi sia di addetti), insieme a comparti tradizionali come ferramenta, gioiellerie, mobili e alimentari.

Segnali più positivi emergono invece dal commercio di articoli per l’edilizia e da quello legato alla cura della persona trainati rispettivamente dalle dinamiche del ciclo edilizio e da una crescita della domanda di servizi. È però la ristorazione a confermarsi il principale motore di crescita, con aumenti sia nel numero delle imprese attive sia degli addetti.

Ricavi in crescita, ma non per tutti: si amplia il divario tra piccoli e grandi

L’analisi dei bilanci svolta da Nomisma permette di leggere in chiave economica le trasformazioni del commercio di prossimità, evidenziando dinamiche di crescita accompagnate da forti squilibri. Nel periodo 2015-2024, per le imprese “sopravvissute” i ricavi sono aumentati in media del +37,6% a livello nazionale, pur presentando significative disomogeneità. Mentre le grandi imprese registrano performance solide e in espansione, le piccole realtà affrontano una pressione crescente sulla sostenibilità economica, con un conseguente ampliamento del divario competitivo.

Le differenze emergono chiaramente anche a livello settoriale: gli articoli per l’edilizia costituiscono il comparto più dinamico, con una crescita dei ricavi del +59,8%, seguita dalla ristorazione e dal segmento dei bar (rispettivamente +54,6% e +51,2%), dagli alimentari e bevande (+44,4%) e dalle ferramenta (+41,0%), che rafforzano il proprio ruolo non solo economico ma anche sociale nei contesti di riferimento. Andamenti leggermente più moderati ma stabili si osservano nella gioielleria (+33,3%) e nel comparto della salute e cura della persona (+29,1%).

Più complessa, invece, la situazione dei settori tessile, abbigliamento e accessori e in quello relativo a cultura e svago, che registrano le performance più deboli dell’intero periodo di osservazione (rispettivamente +16,5% e +13,3%). Su questi comparti incidono la contrazione dei consumi discrezionali, la crescente concorrenza dei canali online e una maggiore difficoltà di recupero nel post-pandemia.

Costi di compravendita dei negozi in calo, affitti in aumento: il paradosso del commercio locale

La progressiva diminuzione delle unità locali attive evidenzia una fase di difficoltà per il commercio locale, maggiormente penalizzato rispetto al commercio all’ingrosso e all’e-commerce. In questo scenario, l’analisi presentata nell’Osservatorio di Nomisma relativamente ai prezzi di vendita e dei canoni di locazione tra il 2015 e il 2025 restituisce un quadro contraddittorio: a fronte di una riduzione media dei valori di compravendita dei negozi pari a -9,0% a livello nazionale, i canoni di affitto hanno fatto registrare un aumento del +12,9%, evidenziando la crescente pressione dei valori immobiliari sugli esercizi commerciali locali come una delle principali cause di espulsione dal mercato.

Anche queste dinamiche si manifestano in modo differenziato nei diversi territori dell’Emilia-Romagna: per quanto riguarda i prezzi di compravendita dei negozi, in regione si registra un calo generalizzato tra il 2015 e il 2025, con Parma che fa segnare un pesante -23,2% contro il -20,6% di Forlì-Cesena.

A Bologna la flessione è stata del -13,9% mentre solo Rimini mostra una sostanziale tenuta, con la contrazione che si ferma a -2,4%.

PREZZI DI COMPRAVENDITA Var% 2025-2015
Bologna -13,9%
Ferrara -15,4%
Forlì-Cesena -20,6%
Modena -10,5%
Parma -23,2%
Piacenza -9,4%
Ravenna -12,7%
Reggio Emilia -14,5%
Rimini -2,4%

Fonte: Nomisma – Osservatorio Reciprocità e Commercio Locale

Relativamente all’andamento dei canoni di affitto, infine, l’incremento maggiore in questi ultimi 10 anni si rileva a Piacenza (+31,7%), seguita a grande distanza da Rimini (+10,9%) e Reggio Emilia (+9,8). A Bologna l’incremento dei canoni dei negozi è stato pari a +2,4% mentre risultano addirittura in calo a Forlì-Cesena (-1,5%) e Parma (-0,8%).

CANONI DI LOCAZIONE Var% 2025-2015
Bologna 2,4%
Ferrara 0,6%
Forlì-Cesena -1,5%
Modena 7,5%
Parma -0,8%
Piacenza 31,7%
Ravenna 6,4%
Reggio Emilia 9,8%
Rimini 10,9%

Fonte: Nomisma – Osservatorio Reciprocità e Commercio Locale

“Dalla lettura dei dati, risulta evidente, come in Emilia-Romagna, i settori del commercio locale che presentano le performance migliori siano sostenuti da fattori esogeni (boom turistico, effetti della pandemia da Covid-19 e bonus edilizi), lasciando indietro le restanti categorie merceologiche e imponendo tanto ai decisori pubblici, quanto agli operatori privati, di compiere scelte coraggiose. Il commercio locale, infatti, al di là della funzione economica, contribuisce alla salvaguardia di socialità, integrazione e sicurezza dei contesti urbani e rurali: la costruzione di reti in grado di trattenere sui territori i consumi dei cittadini è una sfida da cogliere al più presto” – ha commentato Francesco Capobianco, Head of Public Policy di Nomisma.

In coma dopo un pugno per una sigaretta negata. La rinascita con il lavoro a tempo indeterminato

Aggredito in strada e colpito con un pugno in faccia per una sigaretta, è rimasto in coma per tre settimane a causa di un grave trauma cranico che, dopo il risveglio, lo costringe ancora oggi a convivere con un indebolimento delle funzioni cognitive superiori. Oggi però, nonostante le pesanti conseguenze di quel gesto, lui – 25enne nato in Bangladesh e arrivato in Italia per lavorare – può contare su una sorta di ‘famiglia adottiva’ rappresentata dai propri datori di lavoro che, dopo aver appreso l’accaduto da un altro loro dipendente – presente al momento del fatto – non solo hanno fornito l’input alle indagini per individuare il responsabile dell’aggressione, ma continuano tuttora a sostenerlo nel percorso di recupero e nel tentativo di ritrovare la normalità.

Ma andiamo con ordine e partiamo dalla fine della vicenda. Vale a dire dalla serata di lunedì scorso (13 aprile) quando, dopo cinque mesi di attività investigativa, dando esecuzione a un’ordinanza di applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari emessa dal gip del tribunale di Ferrara, i carabinieri di Ferrara hanno arrestato un 24enne di nazionalità moldava indagato per lesioni personali gravissime. Per l’accusa, su di lui cui convergono gravi indizi di colpevolezza per quanto accaduto in quei momenti concitati.

La vicenda è avvenuta durante la nottata dello scorso 17 novembre, quando i militari del Norm di Ferrara intervengono in via Felisatti, proprio sotto il Grattacielo, per una violenta aggressione in strada. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, l’indagato avrebbe avvicinato un 25enne chiedendogli con prepotenza una sigaretta. Al rifiuto della vittima – che aveva semplicemente spiegato di non fumare – l’uomo lo avrebbe colpito con un violento pugno al volto, facendolo cadere rovinosamente a terra, per poi fuggire prima dell’arrivo dei soccorsi. Il malcapitato, che aveva inizialmente perso conoscenza, era riuscito poi a raccontare l’accaduto ai carabinieri. Tuttavia, poche ore dopo, in ospedale, il quadro clinico era improvvisamente e drammaticamente peggiorato.

Al Sant’Anna, i sanitari lo sottopongono a tre delicati interventi chirurgici per multipli focolai emorragici cerebrali.  “Era in prognosi riservata, in pericolo di vita – dicono oggi i datori di lavoro, titolari di un noto ristorante, dove il giovane lavora come aiuto cuoco – e abbiamo cercato di capire cosa fosse successo, com’erano andati realmente i fatti”. È in questo frangente che i due imprenditori forniscono il contributo alle indagini dei carabinieri, mettendoli in contatto un loro dipendente, che quella sera era col giovane e quindi poteva testimoniare.

E infatti, anche grazie alle testimonianze raccolte e all’analisi delle immagini dei sistemi di videosorveglianza, le investigazioni – coordinate dalla Procura di Ferrara – hanno consentito di avanzare all’Autorità Giudiziaria una richiesta di misura cautelare nei confronti dell’indagato, un giovane già noto alle forze di polizia.

Si tratta dello stesso ragazzo che, durante la mattinata dello scorso 28 gennaio, in via Boccacanale di Santo Stefano, aveva riempito di botte la compagna che aveva trovato ospitalità a casa della madre, dopo il loro sfollamento da una delle torri del Grattacielo. Il giovane era stato arrestato con l’accusa di lesioni personali aggravate. Alla luce di questi precedenti, il gip ha ritenuto sussistente il concreto pericolo di reiterazione del reato, disponendo gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico nell’abitazione di un familiare.

Purtroppo, per il 25enne di nazionalità bengalese, le conseguenze dell’aggressione sono state gravissime. La speranza però – come detto poc’anzi – passa dall’aiuto dei datori di lavoro che, non solo hanno continuato a garantirgli lo stipendio, ma lo stanno seguendo passo dopo passo nel percorso di riabilitazione e reinserimento. “Ha iniziato con mansioni semplici, fino a imparare a utilizzare i fornelli e diventare aiuto cuoco. Era stato assunto con un contratto di apprendistato e gli avevamo promesso l’indeterminato, perché la nostra intenzione – spiegano – era quella di trattenerlo. E così è stato. Nei giorni scorsi abbiamo festeggiato il suo ritorno al lavoro insieme alla firma del contratto a tempo indeterminato“.

E aggiungono “Abbiamo seguito il percorso indicato dall’ospedale in questi mesi, garantendogli sempre il massimo supporto. Ora è da poco rientrato al lavoro e le cose stanno andando bene. La dottoressa del reparto che lo ha seguito ha ritenuto che riprendere gradualmente l’attività lavorativa potesse aiutarlo a tornare alla normalità”, spiegano ai nostri taccuini. “Non vogliamo medaglie, ma probabilmente in un altro contesto lavorativo avrebbe avuto più difficoltà. Non avendo nessuno che potesse prendersi cura di lui, abbiamo ritenuto necessario offrirgli un sostegno concreto. Siamo stati anche un punto di collegamento con la famiglia in Bangladesh, mantenendola costantemente informata. Abbiamo fatto tutto il possibile per lui e dobbiamo dire che lui, che lavora con noi da più di tre anni, è sempre stato molto riconoscente” chiudono.

Ancora in prognosi riservata il 15enne investito a Reno Centese

È ancora all’ospedale di Cona in gravi condizioni ma con qualche piccolo miglioramento il quindicenne investito nella prima mattinata del 13 aprile a Reno Centese.

È ricoverato in un letto del reparto di Rianimazione ancora in prognosi riservata con politrauma. Un piccolo passo avanti è stata l’estubazione, la rimozione del tubo endotracheale che lo aiutava a respirare. I medici già nella serata di ieri hanno ritenuto che il 15enne fosse in grado di respirare autonomamente.

Il ragazzo era stato investito da un autocarro mentre stava attraversando via per Correggio per raggiungere la fermata dell’autobus che lo avrebbe portato a scuola.

Alla guida dell’autoarticolato un uomo 60enne italiano della provincia di Bologna, che stava percorrendo la strada in direzione di Casumaro. Sottoposto ai test alcolemici e tossicologici, è risultato negativo.

Investì e uccise un’87enne in via Comacchio, patteggerà quattro anni

Patteggerà una pena di quattro anni il ragazzo ferrarese di 27 anni che, nella serata del 29 luglio 2024, a bordo della propria Fiat Panda, aveva investito e ucciso un’anziana, l’87enne Walmen Cavalieri, mentre stava attraversando a piedi la strada in via Comacchio, sulle strisce pedonali.

L’accordo, raggiunto tra la difesa del giovane – rappresentata dall’avvocato Giacomo Forlani – e la pm titolare del fascicolo di indagine Silvia Clinca, sarà formalizzato davanti al giudice Marco Peraro all’udienza del 3 giugno.

Al 27enne, che procedeva a una velocità di poco superiore ai 50 chilometri orari, la Procura di Ferrara contestava l’omicidio stradale aggravato dalla positività ad alcol e sostanze stupefacenti, oltre che l’omissione di soccorso e la fuga. Quest’ultima accusa è stata però derubricata dalla pm, alla luce del comportamento tenuto dal giovane dopo l’accaduto.

Il ragazzo infatti, subito dopo l’impatto, si era inizialmente allontanato senza prestare aiuto. Ma circa un’ora pià tardi era andato spontaneamente dai carabinieri, ammettendo le proprie responsabilità. Ai militari aveva raccontato che stava rientrando a casa dal lavoro e che non aveva capito la gravità dell’incidente, ritenendo di aver investito un animale. Con la madre quindi, era tornato in via Comacchio, comprendendo la reale portata dei fatti, notando le pattuglie e il corpo della vittima coperto da un lenzuolo bianco.

Resosi conto della tragedia, il giovane aveva quindi deciso, insieme alla madre, di presentarsi in caserma intorno alle 21.

Una versione ribadita anche durante l’interrogatorio davanti al pubblico ministero, prima di avanzare la richiesta di patteggiamento, occasione in cui ha nuovamente espresso il proprio pentimento, chiedendo scusa per quanto accaduto e provvedendo a risarcire totalmente i danni ai familiari della vittima.

Eventi. La Comune: “La destra ripropone il solito schema trito e ritrito”

di Anna Zonari*

In queste settimane il dibattito sugli eventi in centro storico prosegue, ma la destra, come spesso accade, tenta di spostarlo su un terreno artefatto e fuorviante.

L’assessore Marco Gulinelli ripropone il solito schema, trito e ritrito: una contrapposizione tanto semplice quanto strumentale tra, da un lato, una sinistra che vorrebbe una città “sotto una campana di vetro”, immobile, triste e spenta, e dall’altro un’Amministrazione che, con i concerti, la renderebbe viva, attrattiva, giovane e dinamica.

È una rappresentazione che non descrive la realtà, ma serve a evitare il confronto nel merito delle scelte. In questo senso, il richiamo che in questi giorni è stato fatto anche da voci autorevoli sul valore e sulla tutela del centro storico coglie un punto fondamentale: Ferrara non è uno spazio neutro, ma un contesto fragile che richiede grande attenzione e responsabilità.

Non è solo una questione di concerti, ma di occupazione dello spazio pubblico a fini di fatto privatistici, che a volte anche per settimane sottrae luoghi simbolici alla città e ne oscura il valore. Proprio per questo, il tema non può essere affrontato con slogan, ma con strumenti adeguati e scelte amministrative coerenti.

A questa operazione si aggiunge un’ulteriore forzatura: l’intervento pubblico di Michele Lecci che, pur operando in un ruolo di comunicazione istituzionale per il Sindaco di Ferrara, utilizza i propri canali per produrre contenuti esplicitamente politici, in modo quantomeno poco opportuno alla luce del ruolo che ricopre.

Il riferimento di Lecci al grande concerto organizzato a Genova dalla sindaca Silvia Salis, insieme agli apprezzamenti espressi da Michele de Pascale nel corso della sua recente presenza a Ferrara, viene utilizzato per costruire un racconto funzionale a mettere in evidenza contraddizioni interne al Pd che, a livello locale contesta l’Amministrazione sugli eventi, mentre altrove promuove scelte analoghe. Contraddizioni che esistono e che sarebbe sbagliato negare, ma che vengono utilizzate in modo strumentale per evitare di rispondere nel merito delle scelte amministrative assunte a Ferrara.

Come La Comune di Ferrara continuiamo a ribadire, con coerenza, che gli eventi vanno bene, ma devono essere progettati nei luoghi adeguati, rispettando criteri di sostenibilità ambientale, sociale ed economica. Devono essere accompagnati da procedure trasparenti e da un confronto corretto con gli organi di tutela.

Le criticità emerse in queste settimane non sono opinioni, ma fatti: il coinvolgimento tardivo della Soprintendenza, che si limita a una “presa d’atto”; l’uso intensivo e prolungato di spazi pubblici di pregio, con una compressione significativa della loro fruizione; il disturbo arrecato ai residenti, che a fronte di eventi protratti e ripetuti lamentano la compromissione del diritto al riposo e alla mobilità; le criticità legate a sicurezza, accessibilità e impatti ambientali.

Questo è il merito. Ed è su questo che chiediamo risposte. Per questo abbiamo depositato una mozione che introduce strumenti concreti di valutazione preventiva e monitoraggio degli impatti dei grandi eventi. Il resto è propaganda. Ferrara non ha bisogno di slogan. Ha bisogno di regole, trasparenza e responsabilità. E su questo continueremo a insistere.

*Consigliera Comunale La Comune di Ferrara

“Lo Strega allunga la vita ai libri”. Teresa Ciabatti a Ferrara con “Donnaregina”

di Tommaso Piacentini

Il primo aprile scorso sono stati annunciati i libri entrati nella dozzina del premio Strega, uno dei riconoscimenti letterari più importanti d’Italia, giunto alla sua 80esima edizione. Teresa Ciabatti, classe 1975, è una delle autrici che, con il suo romanzo “Donnaregina”, concorrono a stappare la famosa bottiglia di liquore, gesto simbolo della vittoria del premio. Ciabatti sarà a Ferrara il 18 aprile in occasione del festival delle parole Grisù 451 – che si svolgerà da giovedì 16 a domenica 19 aprile all’omonimo consorzio di via Poledrelli -. L’incontro, moderato da Amelia Esposito, è previsto per le ore 21:30. 

Teresa Ciabatti, lei è entrata nella dozzina del premio Strega 2026 con “Donnaregina”. Aveva già raggiunto il secondo posto nel 2017 con “La più amata” e il settimo con “Sembrava Bellezza” nel 2021. Si potrebbe dire che è una veterana dello Strega, cosa prova oggi alla terza candidatura?

Per me è una possibilità in più che viene data ai libri, una possibilità di vita. Difficilmente in Italia c’è qualcos’altro come uno Strega che può allungare la vita a un libro e renderlo maggiormente visibile. Questa è sempre una grande occasione. 

Veniamo al libro. Donnaregina affronta, nei panni di una giornalista estranea alla cronaca nera, la vita di Giuseppe Misso, ex membro della camorra e fondatore del clan omonimo negli anni ’80. Da cosa nasce la volontà di scrivere questo libro?

Nasce da una necessità mia come scrittrice di immergermi in un mondo lontanissimo e estraneo. Fino a prima di “Donnaregina” i miei libri sono sempre stati fintamente autobiografici, dei memoir di finzione, ma dal punto di vista di ambiente, accadimenti e anche di classe sociale era qualcosa di molto prossimo a me, quindi raccontavo il mio mondo di appartenenza anche se non ero io. Nasce dall’esigenza di guardare lontano. 

L’io narrante si dichiara fin da subito ignorante sui temi della camorra. Nel corso della narrazione, infatti, si sofferma sui dettagli più minuti e, agli occhi degli esperti, più insignificanti della vita di Misso. Rispetto a “Sembrava Bellezza”, in cui lo stile digressivo era tanto nella sintassi che nella narrativa, in “Donnaregina” la lettura appare più lineare, più fluida, mentre i fatti narrati si concentrano proprio sulle digressioni ai fatti criminali di Misso. Che cosa l’ha portata a questa scelta stilistica? Chi l’ha ispirata?

Intanto sono invecchiata, quindi lo stile subisce i cambiamenti del tempo. Non so se verso la maturità o se maturare significa – il mio sospetto – che si vada verso l’essenziale. C’è la riduzione delle digressioni, non c’è tanto tempo. Come ispirazione dello stile mi è stato molto utile rileggere “La pelle” di Curzio Malaparte dove racconta Napoli da straniero, poi la scrittura di Truman Capote, non quello di “A sangue freddo”, ma quello che per esempio racconta Marylin Monroe. Lui cogliendola in un momento di anonimato assoluto, quando è struccata, ha un foulard sui capelli e passeggiando tra la gente nessuno la riconosce, in quei momenti lui coglie dei lampi di verità e una Marylin diversa. Questa sua attitudine al lato non pubblico è stato una guida per me. 

Possiamo anche citare la Ortese?

Sì e no. Io ho letto tutti gli scrittori napoletani: Ortese, Ramondino, Starnone. Quelli hanno funzionato più da limite. Ho capito che non potevo raccontare Napoli e mettermi in competizione con chi è nato e cresciuto a Napoli, con chi conosce e ha una prossimità e ha patito certe situazioni di criminalità. Mi è servito per capire – per arrivare a Curzio Malaparte – che dovevo entrare da straniera e dovevo dichiararlo, perché altrimenti sarebbe stato folklore, si sarebbe percepita la posa. 

Curioso il tema della scrittura. Lei scrive, in un dialogo con Misso: “Certo, ha scritto I leoni di Marmo, ma quella è la storia giudiziaria. Adesso sente il bisogno di dire altro, di confessarsi a cuore aperto. E per farlo necessita di qualcuno”. Secondo lei, l’importanza di trascrivere nero su bianco la propria vita, in casi come quello di Misso, serve più da catarsi o è uno strumento che alimenta l’ego? 

Questo non mi riguarda. È un gesto loro che non ho indagato: questo libro non è la storia di Misso né la trascrizione della sua testimonianza. È il tradimento alla possibilità di raccontare la storia criminale, già dalla seconda pagina capisci che non la sarà. L’immersione in un mondo così lontano mi serviva come risveglio a quel tipo di donna, come la giornalista, che appartiene a un ceto sociale, viene da una situazione di benessere, di privilegio anche culturale. In questa classe mi ci metto anche io. Io penso che la classe dirigente, che possono essere politici, intellettuali e che vivono una condizione di privilegio, io trovo che il rischio sia, nel momento in cui si scrive, che siano delle incursioni temporanee, delle visioni dal salotto di casa. 

Cioè? 

Mi spiego meglio: c’è una parte di umanità privilegiata che, senza rendersene conto, conduce una vita quasi dormiente. Se scrivo un pezzo d’opinione sulla guerra o sulla povertà, è molto diverso dal conoscerle veramente e io credo che in questo momento scrivere di qualcosa non è dare un contributo ma è dare un opinione. È un racconto che è diverso dal vero contributo politico e di fatti. Tante volte qualcuno scrive qualcosa e si sente a posto con la coscienza. Io volevo che questa rappresentante, questa donna di un ceto medio-alto, fosse attraverso Misso risvegliata dal torpore del privilegio. Non fa nessuno scoop, ma attraverso quello scossone apre gli occhi e vede quello che non vedeva, che è a casa sua. 

Lei parla della figlia dell’io narrante, Camilla, pesantemente segnata dal periodo del Covid?

Certo, è talmente abituata (la giornalista, ndr) a vedere quello che vuole che non riesce a guardare e accorgersi del dolore che sta dentro a casa sua.

Si può dire che questo sia un romanzo anche sulla condizione adolescenziale…

Quello è un viaggio. Misso è solo un pretesto per portarla ad aprire gli occhi. La madre si rifiuta di vederla, è come se questa classe sociale si fosse abituata e non riesca a vedere.

Un altro dei temi del libro è quello della fede. C’è una fede nella religione cristiana, come dimostra la costruzione di una cappella a vico Carbonara come gesto propiziatorio per avere un figlio da Antonietta Sarno, ma c’è anche un’altra fede: quella nel sovrannaturale, quella per gli ufo. Ci racconta questo episodio? 

Io ho lavorato molto sul materiale di scarto. Mentre Misso mi racontava la sua vita criminale, io capivo che il mio interesse era altrove. Su questo materiale di scarto, che un giornalista d’inchiesta avrebbe ignorato, io dovevo lavorare, perché da lì usciva maggiore verità. Quando per caso mi racconta all’interno del suo racconto della guerra di camorra che una sera vanno a fare pesca subacquea e vedono gli ufo gli dico: “Fermati”. Ho impiegato varie settimane perché per lui non era importante. Il dettaglio degli ufo è una scena centrale del libro. In apparenza potrebbe essere una scena comica, quasi surreale, ma è drammatica. Racconta il pensiero dei superboss in generale che non credono in uno Stato giusto, in una Chiesa giusta… tutto quello che è terreno è corrotto e ingiusto. Infatti c’è sempre la giustificazione che loro cercano di sistemare le storture del mondo, dalla parte dei più deboli e degli oppressi. Capire che loro non stanno mentendo quando dicono che lo Stato non c’è e che l’unica una giustizia possibile è immaginabile fuori dalle vicende terrene, nemmeno da Dio ma da un ufo che arriva. 

Sabato 18 aprile sarà a Ferrara in occasione del festival letterario Grisù 451. È mai stata a Ferrara?

Sono stata una volta e sono felice di tornare.

A San Pietro per pregare per la pace, sequestrati striscione e maglietta contro la guerra

Si va a San Pietro per pregare non per fare politica“. È con questa frase che si è aperta, sotto il colonnato del Bernini a Roma, una serata che doveva essere dedicata alla preghiera per la pace e che invece si è trasformata in un caso.

A essere fermata dalla polizia, ai controlli per l’accesso a piazza San Pietro, sabato 11 aprile, è stata una delegazione di Pax Christi diretta alla veglia convocata da Papa Leone XIV. Nel mirino degli agenti lo striscione del movimento cattolico per la pace e, soprattutto, una maglietta con il richiamo all’articolo 11 della Costituzione: “L’Italia ripudia la guerra” e “Chi manda le armi ripudia la pace“.

La delegazione, una quindicina di persone arrivate a Roma per l’assemblea nazionale di Pax Christi, è stata trattenuta per circa un quarto d’ora. Tra loro anche la ferrarese Alessandra Mambelli, testimone diretta dell’episodio: “Dopo un primo controllo ci avevano fatto passare, poi siamo stati richiamati indietro. Hanno fotografato la maglietta e hanno chiesto indicazioni ai superiori: ci è stato detto che non erano ammesse espressioni politiche“.

Dopo il confronto con gli agenti, il gruppo ha dovuto consegnare lo striscione e togliere la maglietta, trattenuta temporaneamente e restituita al termine della veglia. Solo a quel punto per gli attivisti è stato possibile accedere alla piazza.

Mi ha colpito il contrasto – commenta Mambelli – tra il messaggio che stavamo andando a condividere e il fatto di non poterlo esprimere“.

Tuttavia, all’interno della Basilica, aggiunge Mambelli, erano presenti striscioni per la pace in Congo e in Ucraina: “Un dettaglio che suggerisce come le disposizioni non fossero del tutto uniformi tra le autorità italiane e quelle vaticane“.

Nonostante ciò, la delegazione di Pax Christi ha preso parte alla preghiera, sventolando sciarpe con i colori della pace insieme agli altri fedeli.

Bergamini (FI): “Fuori luogo l’attacco di Trump a Meloni”

“Ritengo sbagliato e fuori luogo l’attacco rivolto da Trump al Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. In una fase internazionale così delicata, servono equilibrio, responsabilità e rispetto tra alleati, non dichiarazioni che rischiano di alimentare tensioni”. Così Davide Bergamini, deputato di Forza Italia, commenta le parole del tycoon dopo che la premier ha preso le difese di Papa Leone XIV. Il presidente Usa ha detto: “Scioccato da Meloni, pensavo avesse coraggio. È lei che è inaccettabile”.
Bergamini aggiunge: “Il Governo italiano è dalla parte giusta: quella della difesa dell’interesse nazionale, della stabilità e della pace. Forza Italia, coerentemente con la propria storia, è sempre stata e continuerà ad essere dalla parte del Paese, senza piegarsi a ideologie o a prese di posizione preconcette. Forza Italia è inoltre da sempre impegnata nel rafforzamento dell’Europa ed è saldamente dalla parte dell’Occidente. Proprio per questo riteniamo fondamentale che vi sia, da parte di tutti, rispetto istituzionale nei rapporti tra alleati”.
“Il nostro impegno è chiaro – prosegue il deputato -: lavorare per mantenere equilibrio nei rapporti internazionali, contribuendo alla costruzione di soluzioni condivise. In questo momento non servono toni accesi o contrapposizioni ideologiche, ma diplomazia, capacità politica e senso di responsabilità per gestire una situazione complessa e delicata”.
“L’Italia deve continuare a svolgere un ruolo serio e credibile nello scenario internazionale, favorendo il dialogo e contribuendo concretamente alla risoluzione delle crisi”, conclude Bergamini.

Fiera bis. In aula arrivano le ‘briciole’ della maxi-inchiesta

Udienza filtro ieri (martedì 14 aprile) mattina, davanti alla giudice Rosalba Cornacchia, per la ‘coda‘ del processo Fiera bis.

Si tratta di un filone residuale dell’inchiesta che, dopo il proscioglimento dalle accuse più gravi, vede imputato – per contestazioni minori e ormai prossime alla prescrizione – Filippo Parisini, ex presidente di Ferrara Fiere.

Nel dettaglio, Parisini è chiamato a rispondere dell’ipotesi di rimozione od omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, in relazione alla presunta mancata predisposizione dell’impianto antincendio nei padiglioni fieristici.

Sul punto, la difesa – rappresentata dall’avvocato Claudio Maruzzi – aveva sostenuto che la criticità, già esistente da tempo, sarebbe stata prontamente presa in carico dall’allora presidente e risolta nei tempi compatibili con la complessità degli interventi di messa in sicurezza dell’area fieristica.

Il processo è stato aggiornato all’8 settembre, quando tornerà nuovamente in aula.

Stalking ai coniugi presi a fiocinate. Via al processo

È approdato ieri (martedì 14 aprile) in aula – davanti alla giudice Rosalba Cornacchia del tribunale di Ferrara – il processo a carico di Alex Borea, il 47enne accusato di stalking nei confronti di Lauro Collini e Graziana Arlotti, la coppia di coniugi che, lo scorso 25 aprile, nella loro abitazione di Boara, erano stati presi a colpi di fiocina dal padre dell’odierno imputato, il 64enne Sergio Borea, alla sbarra – in un procedimento parallelo – per duplice tentato omicidio.

Sebbene distinti sul piano giudiziario, i due procedimenti risultano comunque strettamente collegati tra loro.

Secondo la ricostruzione della Procura, infatti, Alex Borea – che abita nella casa a fianco a quella delle due vittime – avrebbe messo in atto una serie di condotte persecutorie nei confronti dei coniugi Collini dopo il loro rientro a casa, una volta dimessi dall’ospedale dove erano stati ricoverati per le lesioni riportate nell’aggressione.

Le accuse riguardano minacce di morte, tentativi di aggressione e comportamenti intimidatori reiterati, che si sarebbero protratti fino al 30 giugno 2025, data in cui i due – assistiti dall’avvocato Valentina Bordonaro – avevano deciso di sporgere la loro querela.

In particolare, Borea – difeso dall’avvocato Massimo Bissi – avrebbe rivolto ai coniugi frasi esplicitamente minacciose, tra cui: “Fosse l’ultima cosa che faccio, io vi ammazzo”, aggiungendo poi che “quello che non ha finito lui” – in riferimento al padre – “lo finisco io“.

Stando all’accusa, avrebbe inoltre tentato di colpire Lauro Collini con un mattarello, dopo averlo spintonato, e avrebbe assunto atteggiamenti provocatori e intimidatori, come fissare insistentemente entrambi i coniugi. Comportamenti che avrebbero alimentato nei due una costante paura per la propria incolumità fisica e psicologica, già profondamente compromessa dai precedenti fatti di violenza.

Il procedimento tornerà in aula il 15 settembre quando, come testimoni, saranno ascoltati i due coniugi e il luogotenente dei carabinieri Davide Bruni.