Indiscusso
7 Giugno 2026

Vasco. Una città nella città

di Marzia Marchi | 3 min

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Vasco è un grandissimo artista e sicuramente merita 120.000 presenze ai suoi concerti. Magari non a Ferrara, che al primo quadrimestre 2026 vanta una popolazione di 128.947.

Significa che in due giorni una città si è riversata nella città! Per accogliere la nuova città quella residente si è semiparalizzata, ha speso 1 milione e 200 euro solo per l’organizzazione del concerto, ha convogliato tutte le sue forze dell’ordine sulla sicurezza del doppio evento e conta di avere un presunto indotto la cui valutazione costerà ulteriori soldi al Comune per incarico all’università di Ferrara.

Quello su Bruce Springsteen costò circa 800.000 euro. Senza contare le spese per gli straordinari degli addetti appunto alle forze dell’ordine, ai vigili del fuoco, ai sanitari, agli addetti Hera per il recupero dei rifiuti e il costo che ci sarà per il ripristino successivo del parco.

Costi, di cui non avremo mai precisa contezza. Tuttavia la vera domanda che ci dobbiamo porre è: qual è l’impronta ecologica di questo evento e di ogni evento di questo genere?

Riesumo un vecchio concetto coniato da due scienziati nel 1996 e mai passato di moda purtroppo. William Rees e Mathis Wackernagel, con la pubblicazione del libro Our Ecological Footprint: Reducing Human Impact on the Earth hanno elaborato un metodo di calcolo dell’impatto di ogni azione umana sull’ambiente naturale.

L’impronta ecologica è quel parametro che ci indica quanta porzione di pianeta consuma una determinata attività, sia essa la produzione di un bene, l’organizzazione di un evento o la vita di un essere umano.

Ogni nostra azione ha infatti un impatto sul pianeta e ogni piccolo cambiamento nelle nostre abitudini può farla cambiare, sia in difetto che in eccesso.

L’impronta ecologica è un indicatore statistico, anche se non privo di limiti, che misura la quantità di terra e acqua biologicamente produttiva necessaria a una popolazione per rigenerare le risorse che consuma e per assorbire i rifiuti che produce.

E’ abbastanza intuitivo per tutti comprendere che lo spostamento di una città che converge in un’altra città con svariati mezzi di trasporto, non certo ecologici, e degli immensi camion che trasportano l’attrezzatura dei megaconcerti, estremamente energivora e produttrice di rifiuti, rappresentano un impatto ambientale straordinario su ogni contesto in cui vanno ad impattare.

Dobbiamo metterci in testa che è stato calcolato, ormai senza timore di dubbi, l’EarthOvershoot Day giorno del sovrasfruttamento): si tratta della data – che ormai cade sempre prima ogni anno – in cui l’umanità, a livello globale, esaurisce le risorse prodotte dalla Terra per l’intero anno.

Per l’Italia, nel 2026, il “giorno del debito” italiano cadrà il 30 luglio. Da quella data in poi, il nostro Paese vivrà consumando il capitale naturale delle generazioni future.

Il mitico Vasco lancia proclami e appelli dal suo palco ma con i suoi tour da centinaia di migliaia di partecipanti e il suo arrivo in elicottero non fa altro che sostenere un sistema drogato dal business!

“Il potere è una droga e tutti quelli che stanno al Governo sono dei drogati”, strilla. Quelli

che stanno al Governo sono in piccolo gli stessi che stanno al governo delle città, come la nostra, quella che invece di uno stadio gli ha letteralmente regalato un parco. L’unico nella sua tournée. Il polmone verde di Ferrara!

Nonostante gli appelli inviatigli per rifiutare questa location nulla è cambiato, il business è business, il potere è potere, la droga è droga. E la piccola città di Ferrara farà i conti con questa nuova impronta.

I concerti sono eventi di gioia e per questo dobbiamo cercare di renderli compatibili con la vita dei luoghi in cui si innestano. Meno grandiosità, meno effetti speciali (due minuti e mezzo di effetti pirotecnici nel parco !) perché basta la musica, quando è quella buona come la sua.

Non possiamo più permetterci una vita che se ne frega di tutto, no!

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