Tre anni di lavori e oltre 7 milioni di euro di investimenti per riportare alla luce Palazzo Prosperi Sacrati. Lo storico edificio rinascimentale del Quadrivio degli Angeli, chiuso da quasi trent’anni, è stato restaurato e si prepara a ospitare un nuovo spazio museale ed espositivo nel cuore del polo culturale ferrarese, andando a rafforzare il sistema culturale che ruota attorno a Palazzo dei Diamanti, Palazzo Massari e Spazio Antonioni.
Realizzato tra il 1492 e il 1514 per il medico ducale Francesco da Castello, su commissione di Ercole I d’Este e nel segno dell’urbanistica visionaria di Biagio Rossetti, Palazzo Prosperi Sacrati è considerato già nel Cinquecento uno degli edifici più magnifici della Ferrara estense.
Nei secoli ha attraversato passaggi ereditari, usi militari e lunghi periodi di abbandono che ne hanno compromesso gli apparati decorativi e l’integrità strutturale. Il Comune di Ferrara ha acquistato l’edificio nel 1999. Nel 2004 venne rifatta la copertura, rimuovendo contestualmente tutti i controsoffitti non pertinenti. Successivamente la Soprintendenza, nel 2007, ha avviato un primo cantiere conoscitivo, bloccatosi però già nel 2008.
È solo dopo il terremoto del 2012 e un lavoro sinergico tra istituzioni che il percorso è stato riavviato, dapprima ai finanziamenti post-sisma. Il cantiere, avviato nel 2023 e concluso nel 2026, restituisce finalmente il palazzo alla città in tutta la sua pienezza, interessando una superficie di circa 2.700 m².
L’importo complessivo dei lavori è di 7 milioni di euro, fondi che attingono, per 5 milioni circa, da uno specifico finanziamento del Ministero della Cultura (FSC), per 1,7 milioni dalla Regione Emilia-Romagna (post sisma) e per 600mila euro dal Comune di Ferrara.
“Restituire Palazzo Prosperi Sacrati alla città significa onorare una promessa che Ferrara, città patrimonio dell’Umanità, si era fatta da tempo. Un altro tassello importantissimo del progetto che ci siamo prefissati: riaprire, restaurati, funzionali e accessibili, i luoghi più caratteristici della città, da tempo chiusi alla comunità e inaccessibili. Grazie a un lavoro sinergico e a fondi provenienti dal Ministero, dalla Regione e dal Comune, è stato recuperato e quindi tutelato uno dei gioielli del nostro patrimonio cittadino, interdetto al pubblico da ben trent’anni. E guardiamo già al futuro: da poco abbiamo aperto un bando per l’affidamento, con l’obiettivo di rendere Palazzo Prosperi Sacrati parte viva del sistema culturale della nostra città. Tre anni fa l’edificio versava in condizioni di grave degrado e abbandono. Presto, finalmente, sarà l’occasione, per i cittadini, di poter ammirarlo in tutto il suo rinnovato splendore”, ha commentato il sindaco di Ferrara Alan Fabbri.
“Il recupero di Palazzo Prosperi Sacrati è un traguardo importante per Ferrara e per la Regione Emilia-Romagna: un bene storico ferito dal sisma del 2012 restituito alla città grazie a un investimento complessivo di oltre 7,3 milioni di euro, di cui 1,7 milioni provenienti da fondi commissariali regionali per la ricostruzione. La Regione ha accompagnato questo percorso con la convinzione che la ricostruzione post sisma non significhi solo riparare un danno, ma rappresenti una scelta politica capace di creare rigenerazione urbana, culturale e civile. L’intervento ha saputo unire ripristino strutturale, miglioramento sismico, conservazione delle componenti storiche e rifunzionalizzazione degli spazi a uso pubblico. A trent’anni dal riconoscimento Unesco, la riapertura del Palazzo è un investimento sull’identità collettiva e sull’attrattività culturale del territorio”, ha aggiunto Marcella Zappaterra, consigliere della Regione Emilia-Romagna.
“Adeguare un palazzo del XV secolo a funzioni espositive contemporanee, in particolare in materia di accessibilità universale e sicurezza dei percorsi secondo la normativa vigente, ha reso l’accessibilità un tema progettuale prioritario. La sfida che ci siamo posti è stata quella di
integrare, senza compromettere la coerenza storica dell’edificio. Sono stati eliminati gli elementi incongrui aggiunti nel tempo, realizzati i collegamenti verticali necessari all’accessibilità e consolidate le strutture. Determinante è stata la riqualificazione del giardino laterale su corso Rossetti, recuperato attraverso la demolizione e riedificazione dei muri novecenteschi in stato di crollo. Il restauro di Palazzo Prosperi Sacrati rappresenta dunque un risultato concreto di rivitalizzazione urbana: restituire alla città un monumento emblematico, riportandolo alla fruizione pubblica con standard contemporanei per una destinazione che sarà museale”, ha rimarcato la dirigente comunale dei Beni Monumentali e Patrimonio, Natascia Frasson.
Il progetto architettonico, affidato allo Studio di Architettura Zermani e Associati con la direzione lavori del progettista, professore e architetto, Paolo Zermani, si fonda su tre principi: rigore, continuità costruttiva e leggibilità dell’evoluzione storica. “Il progetto ha lavorato sul riconoscimento e sulla trasmissione delle misure antiche del Palazzo, edificato dal 1492 nel crocicchio di Biagio Rossetti, derivando da esse le nuove scelte architettoniche in una continuità costruttiva e materica. La filosofia di intervento ha puntato all’eliminazione degli elementi incongrui aggiunti al corpo originario, al consolidamento strutturale, al restauro e alla reintegrazione delle parti decorate, dotando l’edificio dei servizi necessari alla nuova destinazione museale. Il recupero del rapporto con il giardino ha completato la restituzione del Palazzo alla sua postura urbana originaria, con la ricostruzione differente dei due muri perimetrali e l’apertura di un varco su corso Rossetti. All’interno del giardino, sul sedime rinvenuto negli scavi, una nuova vera da pozzo regola la percezione dello spazio, in omaggio al carattere metafisico della città”, ha sottolineato il progettista Paolo Zermani.
Con la pubblicazione lo scorso 29 maggio del bando di concessione – con scadenza per le offerte fissata al 29 giugno – il Comune di Ferrara ha già definito il prossimo futuro del palazzo. La volontà è rendere lo spazio un nodo vivo della vita culturale ferrarese, affidando lo spazio a un soggetto con vocazione culturale e museale, radicato nel territorio, capace di costruire sinergie e dialogare con gli importanti poli culturali vicini – Palazzo Massari, Palazzo dei Diamanti e Spazio Antonioni – e di inserirsi nel più ampio sistema culturale cittadino come punto di completamento del vicino polo di arte moderna e contemporanea.
Il consolidamento sismico ha interessato l’intero organismo edilizio: i solai del piano ammezzato sono stati integralmente rifatti in legno lamellare; quelli del piano nobile consolidati e parzialmente rinnovati con solette e connettori; sopra la volta del salone principale è stato
realizzato un nuovo solaio indipendente in acciaio e legno, mentre la volta stessa è stata consolidata con cappa in malta strutturale e fibra di vetro. Un capillare intervento di cuci e scuci murario ha chiuso le numerose aperture incongrue accumulate nei secoli.
Sul fronte decorativo, sono stati recuperati i frammenti degli apparati pittorici e plastici emersi al Piano Nobile dopo la rimozione dei controsoffitti novecenteschi. Intonaci storici, stucchi, cornici, lacerti di affreschi sono stati trattati con puliture selettive e consolidamenti localizzati. Le travi lignee dipinte del Piano Nobile sono state restaurate come sono stati ricomposti i portali lignei del percorso centrale. Sono infine stati sostituiti tutti i serramenti novecenteschi.
Lo scalone monumentale settecentesco – raro esempio ferrarese di scala elicoidale a pianta ellittica con gradini in pietra di Verona rosata e nicchie con statue in stucco – è stato restaurato con tecniche a bassa invasività, restituendo ai marmi e agli stucchi il loro chiaroscuro originale.
La facciata in laterizio a vista, con il celebre portale marmoreo in stile veneziano e la parasta monumentale angolare dell’Addizione Erculea, è stata ripulita e consolidata, recuperando piena luminosità e leggibilità architettonica.
Le pavimentazioni interne sono state rifatte integralmente in seminato alla veneziana – con inerte in marmo botticino e legante in cocciopesto – per le sale e le scale, per garantire omogeneità e massima luminosità naturale degli spazi. Per l’androne d’ingresso il pavimento è in laterizio a spina di pesce, riproposto ex novo.
La nuova riorganizzazione funzionale prevede servizi al piano terra – con accoglienza e biglietteria aperti al pubblico e spazi per eventi affacciati sul loggiato e sul giardino – sale polifunzionali al piano ammezzato e sale espositive al piano nobile. La nuova riconfigurazione di quest’ultimo piano vede come cuore espositivo il grande salone open space, con aperture dei varchi verso le sale laterali.
Due nuovi blocchi scala-ascensore in acciaio, collocati alle estremità opposte della fabbrica, garantiscono accessibilità a tutti senza compromettere la coerenza storica dell’edificio. L’allestimento museale è concepito come macchina espositiva reversibile: pareti in cartongesso distanziate dalle murature, impianti integrati a minimo impatto e illuminazione su binari regolabili. Il giardino riqualificato completa l’offerta con spazi per eventi all’aperto.
Il recupero del giardino è uno degli elementi più qualificanti dell’intero intervento. Ispirandosi al settecentesco “Prospetto del Palazzo orti e giardini” conservato alla Biblioteca Ariostea — che documenta l’importanza del binomio edificio-giardino nella filosofia rossettiana — il progetto ha reintegrato il giardino laterale come elemento compositivo essenziale.
I due muri novecenteschi in stato di crollo sono stati demoliti e ricostruiti in posizione traslata: il muro verso la scuola adiacente è stato avanzato, ricavando un nuovo varco di accesso su Corso Rossetti e un’area verde allineata con il fronte del palazzo; il muro a nord è stato forato da quattro aperture verso il giardino laterale, in piena consonanza con la fruizione storica.
Sul sedime sotterraneo rinvenuto negli scavi, una nuova vera da pozzo presidia il centro del giardino, ora attraversabile da sud a nord, in omaggio al carattere metafisico della città di Ferrara. I percorsi sono in terra stabilizzata, le aiuole contenute da lame in corten. I cancelli del giardino sono stati progettati per aprire la vista al verde del giardino.
L’integrazione impiantistica è stata affrontata con soluzioni specifiche per ogni ambiente, privilegiando reversibilità e minimo impatto visivo. Tutti i serramenti sono stati sostituiti con nuovi infissi. Al piano nobile è stato adottato un riscaldamento radiante a pavimento con collettori in contropareti; nei livelli inferiori, ventilconvettori integrati sotto le finestre. La ventilazione meccanica controllata garantisce stabilità termoigrometrica nelle sale espositive.
L’illuminazione a Led a minimo impatto visivo, posta su binari regolabili, valorizza gli spazi senza imporsi; nello scalone monumentale, apparecchi nascosti sulla cornice sommitale esaltano la forma ellissoidale della volta. Completano il sistema: impianti antincendio, EVAC, videosorveglianza, antifurto, controllo accessi e rete WiFi per i visitatori.