Lettere al Direttore
5 Giugno 2026

Il 2 Giugno e il femminicidio di Samanta

di Redazione | 4 min

Milvia aveva espresso il desiderio che facessimo del 2 Giugno, gli ottanta anni della nostra Repubblica, un evento dove risaltasse con forza il ruolo fondamentale e determinante che le donne ebbero andando per la prima volta a votare.

Ci siamo messi al lavoro, abbiamo cominciato con le  parole a costruire su un mosaico di idee. Una giornata sembrava stretta per tutto quello che avremmo voluto dire e fare. Giorni di confronti, spunti, telefonate, appuntamenti, Incontri: UDI, le donne del Centro Donne e Giustizia, quelle dello SPI CGIL, ANCeSCAO, della Biblioteca Bassani.

Intanto le volontarie cominciavano a pensare a come sistemare gli spazi, il tricolore ovunque. Olivia immagina un menù, comincia a studiare la farfallina biscotto verde che avrebbe decorato la bianca panna cotta che riposava sulla rossa cornice di fragole da sciroppare: Bianco , Rosso e Verde. Il pranzo sociale ha immediatamente avuto il suo menù. Rita, Cinzia, Adriana, con al fianco la forza dei novantaquattro anni di Marisa, vicepresidente e pilastro da sempre dei nostri volontari, a pensare i tavoli: avrebbero dovuto dire a colpo d’occhio che quella festa parlava di loro e di tutte le donne cui dobbiamo riconoscenza.

Arrivammo presto la mattina, avevamo trascorso il giorno precedente cercando di capire se davvero nel pomeriggio si sarebbe scatenato un temporale, non avremmo potuto fare il concerto programmato nell’estivo che era stato ripulito dalle foglie che i nostri alberi avevano generosamente stratificato sulla pista e sotto il gazebo. Ogni ora si consultava il meteo e le probabilità che ciò avvenisse: “siamo al 50% di probabilità… adesso lo danno al 95”… a me danno il 40%… ora è all’erta gialla… si, ma potrebbe colpire più di là da Po “.

Alla sera chiamo la band ed il service e li invito a venire comunque alle 8:30 per iniziare a portare il materiale e montarlo nella sala grande, si fa per dire, dove alle dieci e trenta si sarebbe presentato il libro badando a non in ingombrare troppo perché  la parete doveva rimanere libera alla proiezione introduttiva. Dovevamo lavorare concentrando tutto sugli spazi interni.

La notte alle 2:30 mi sono svegliato, dormire non era più possibile. Un libro, il divano, verso le quattro si sono chiusi gli occhi ed alle sei sono in piedi. Alle otto e trenta, puntuali, il tecnico ed i musicisti. Loro, le donne, a controllare la sala da pranzo: un’esplosione di tricolore sui tavoli appena entrati dalla porta, ogni dettaglio al suo posto.

La sala superiore quasi pronta per la proiezione  che anticipa la presentazione del libro. La mostra preparata dallo SPI CGIL, sul voto alle donne è allestita, Morena dello SPI, con Morena del Coro delle Mondine, l’hanno allestita sui pannelli in fondo alla sala. Ci sono le foto dei personaggi di quei momenti e fotocopie di documenti interessantissimi da leggere, fotografie che riportano ai momenti in cui il parlamento fu investito della necessità di estendere il voto alle donne. Poco dopo le 10 comincia ad arrivare gente, si accomodano dopo avere scorso i documenti della mostra soffermandosi sulla corrispondenza tra i politici, cercando di interpretarne le calligrafie tra le lettere scritte di pugno.

Si parte.

In cucina Paola e Nadia affiancano Olivia nella preparazione dei piatti che dovranno seguire il momento dell’introduzione storica prima del pranzo.

Milvia non c’è, avrebbe voluto.

Salgo al piano superiore, debbo farmi spazio per affacciarmi alla sala dove la passione di Annalisa, che ha scritto il libro su Ansalda Siroli, la mondina che ha fondato l’UDI a Ferrara, da sempre affiancata da Liviana che ne è l’attuale presidente, prorompe quasi a volersi fare sentire da coloro che non sono riusciti ad entrare ed ascoltano dal corridoio.

La sala è stipata, torno al piano inferiore, persone chiacchierano sul cortile davanti alla sala  da pranzo, qualcuno si è già seduto, si scambiano parole, qualche faccia è seria, c’è qualche ombra anche se splende un sole accattivante. Il coro delle Mondine di Porporana chiude la presentazione con i suoi canti popolari. Liviana scende, quando i tavoli sono completi introduce storicamente l’evento, la gente ascolta, qualcuno bisbiglia, le nuvole se le portano dentro.

Dopo il dolce, accolto con stupore per quella farfallina verde appoggiata sul bianco della panna contornata di rosso, piano piano, tra una chiacchiera e l’altra, molti rincasano.

Il cielo si è rannuvolato, come molti visi, altri salgono per il concerto che si svolge piacevolmente. Arriva il momento della proiezione del film “C’è ancora Domani” ed è arrivata Antonella, la storica che ne parlerà a seguire. P prima dell’inizio, ha preso la parola Angela, Assessora alle Pari Opportunità, per salutare il nostro lavoro a sottolinearne l’importanza nel quartiere.

Alla fine, è sera, il temporale si è effettivamente scatenato quasi alla fine del concerto, avevamo fatto la scelta giusta a portarlo all’interno.

Eravamo stremati ma nessuno di noi parlava di quello che nel frattempo passava quasi silenziosamente di bocca in bocca, nell’incredulità.

Due notti prima, a pochi passi da noi, in un appartamento di quell’edilizia popolare che caratterizza il nostro quartiere, è stata uccisa Samanta, da suo marito.

Continuo a chiedermi dove abbiamo sbagliato, quante altre solitudini, latenti dietro le porte di questo quartiere che cambia lasciandosi dietro abbandoni, dovremmo riuscire a raggiungere?

Marco Pizzo, Centro di Promozione Sociale Il Barco

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