Cronaca
17 Giugno 2026
Accusati di sette episodi, i giudici li assolvono: decisivo il mancato riscontro sulle utenze telefoniche utilizzate

Truffe dei finti carabinieri e avvocati. Assolti i tre imputati

di Pietro Perelli | 3 min

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Sono stati assolti un 46enne e una 40enne di Napoli e un 45enne di Carpi, che erano a processo con l’accusa di truffa in concorso, perché si sarebbero finti carabinieri e avvocati per raggirare persone, fino a quando i veri carabinieri non li hanno fermati.

Il pm Ciro Savino aveva chiesto per loro la condanna lo scorso 29 maggio: per i due uomini a 2 anni e 6 mesi di reclusione, oltre al pagamento di una multa rispettivamente da 5mila e 4.200 euro, per la donna invece la pena di 1 anno e 6 mesi di reclusione e la multa di 3mila euro.

A loro, la Procura di Ferrara contestava sette episodi avvenuti tra settembre e novembre 2019, principalmente ai danni di donne anziane.

Il modus operandi – secondo la ricostruzione avanzata dagli inquirenti – prevedeva che uno dei due uomini telefonasse alla vittima, presentandosi come ufficiale dei carabinieri o avvocato, facendole credere che un familiare fosse in una situazione di pericolo o fosse stato fermato e portato in caserma a seguito di un incidente stradale. E che per farlo liberare era necessario pagare una “cauzione”. A quel punto il complice si presentava all’indirizzo dell’anziana per riscuotere il denaro e i beni richiesti. Per muoversi utilizzava un’auto presa a noleggio dalla 40enne.

In un primo caso, stando alla ricostruzione fatta in aula, riuscirono a convincere una signora a consegnare 800 euro in contanti, un bracciale e due collane d’oro. In altri casi convinsero la vittima di turno a dar loro 4.500 euro, poi 2.600, 3.700, 500 euro, due bracciali in oro e ancora 3.700 euro.

La condanna chiesta dall’accusa non è però arrivata per insufficienza di prove. Non sarebbe riuscita a dimostrare il nesso tra le utenze telefoniche utilizzate per le truffe e le persone imputate.

In particolare, secondo la polizia giudiziaria, il 46enne napoletano – difeso, come la 40enne, dall’avvocata Barbara D’Arcangelo – avrebbe utilizzato un elevato numero di utenze telefoniche. Tuttavia, non è stato possibile ricondurre tali numeri in modo univoco agli imputati, poiché intestati a soggetti terzi.

In alcuni casi pare siano risultate attive contemporaneamente in posti diversi, molto distanti tra loro, come Ferrara e Napoli.

I tre sono così stati assolti perché il fatto non sussiste o per non aver commesso il fatto. Dei sette episodi contestati dalla Procura, alcuni si erano conclusi con il perfezionamento della truffa, mentre altri, come quello del 22 aprile, erano stati sventati.

Davanti alla giudice Rosalba Cornacchia un’anziana aveva testimoniato la sua esperienza. Alcune persone l’avevano chiamata facendole credere che il figlio fosse in una situazione di pericolo. Lei però non aveva abboccato e, dopo essersi sincerata che stesse bene, aveva respinto quel tentativo di truffa telefonica, agganciando e lasciando a bocca asciutta chi stava cercando di raggirarla.

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