“Voglio ringraziarvi moltissimo e confermare che in questo percorso l’Università di Ferrara c’è”. Esordisce con queste parole Patrizio Bianchi, ex ministro e professore dell’Università di Ferrara dove è titolare della cattedra Unesco, nel portare i saluti della rettrice Laura Ramaciotti alla presentazione della Fondazione della Comunità di Ferrara e Provincia – Ente Filantropico.
Ribadisce quindi che Unife è “pienamente dentro una cultura che pone al centro la difesa e la crescita di una comunità che non è affatto ferma, immobile o rassegnata, ma è una comunità in profonda trasformazione che, per affermarsi e svilupparsi, ha bisogno di solidarietà”.
“Pensiamo a questa parola – prosegue -. La solidarietà è richiamata già dall’articolo 2 della nostra Costituzione, quello che riconosce e garantisce i diritti inviolabili della persona e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale. È il fondamento della vita collettiva e della partecipazione di ciascuno alla comunità”.
E in questa “vita collettiva l’Università di Ferrara non vuole soltanto essere presente, ma vuole contribuire con ciò che è e con ciò che sa fare”.
Bianchi ricorda quando era rettore e l’ateneo contava intorno ai 15mila studenti, “oggi ne abbiamo quasi il doppio”. “E pensate – prosegue – che gli studenti provenienti dal nostro territorio rappresentano poco più di un terzo del totale. Tutti gli altri arrivano da fuori provincia, da fuori regione e persino dall’estero. Quasi un terzo dei nostri iscritti è composto da studenti internazionali”.
“La nostra comunità – spiega – è anche questo. Non è soltanto una comunità definita dalla nascita, ma una comunità scelta da chi decide di venire qui perché attratto dalla nostra storia, dalla nostra cultura e dalle opportunità che questo territorio sa offrire”.
Così la ricerca dell’Università è “a disposizione della comunità”. “Lo è – aggiunge – nei campi della medicina e della salute, nelle scienze della vita, nelle discipline fisiche e ambientali e anche negli studi sull’intelligenza artificiale. Ricordiamoci però che l’intelligenza artificiale è uno strumento e più gli strumenti diventano potenti, più hanno bisogno di persone solide, preparate e umanamente consapevoli”.
Per questo Bianchi dice di condividere il richiamo all’educazione e alla scuola fatto da Maiarelli, presidente della Fondanzione, nel suo intervento. “È nella scuola – precisa – che si misura la trasformazione del concetto stesso di comunità”.
Riprendendo sempre il discorso del presidente, che ha sottolineato come la fondazione voglia occuparsi non soltanto di Ferrara, ma dell’intero territorio provinciale, Bianchi propone un esempio. “In alcune realtà del basso ferrarese – dice -, scuole che un tempo accoglievano quasi esclusivamente bambini del territorio oggi vedono la presenza di tanti nuovi cittadini provenienti da altri Paesi. Questo ci mostra quanto sia forte il bisogno di scuola e quanto sia importante costruire nella scuola il senso di appartenenza alla comunità”.
“C’è bisogno di collegare – aggiunge – la sicurezza dei territori alla coesione sociale. Occorre uno straordinario sforzo di inclusione e, da questo punto di vista, confermo tutta la disponibilità della Cattedra Unesco Educazione, Crescita ed Eguaglianza, che ho l’onore di dirigere”.
Sottolinea quindi l’importanza del fare ricerca “proprio dove emergono difficoltà e fragilità”. “Una volta le soluzioni si costruivano soprattutto con le grandi politiche centrali; oggi è necessario comprendere più a fondo ciò che accade nei territori. Vediamo infatti che anche nel nostro Nord, così sviluppato, si stanno creando aree di fragilità”.
“Quando – spiega – in un paese chiude una scuola o quando una comunità perde i suoi punti di riferimento, si indebolisce il tessuto sociale. La prima forma di solidarietà consiste allora nel rigenerare cultura, relazioni, capacità di partecipazione e condivisione dei valori fondamentali della comunità”.
“Noi ci siamo – dice Bianchi – e vogliamo esserci insieme a tutti coloro che portano un pensiero, un’esperienza e una responsabilità verso questa comunità”.
Così la presentazione della Fondazione “non è soltanto un momento simbolico” ma “una forte affermazione di volontà e di continuità”. E, se “la nostra terra può apparire talvolta difficile, può incontrare ostacoli e fatiche”, possiede anche “una straordinaria capacità di reagire e di costruire il proprio futuro”.
“Tutti noi – aggiunge – apprezziamo questa volontà che oggi viene espressa. La forza della nostra comunità risiede nelle persone e nella loro capacità di generare relazioni, conoscenza e partecipazione”.
“Sono certo – conclude – che sarà ancora una volta questa la forza della nostra terra”.
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