Eventi e cultura
15 Giugno 2026
L'intervento ha riguardato le navate laterali della Chiesa di Santa Maria. Eseguite operazioni di pulitura, descialbatura, consolidamento della pellicola pittorica e se necessarie integrazioni e velature

Abbazia di Pomposa, concluso il restauro degli affreschi

di Redazione | 4 min

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Codigoro. Si sono conclusi da alcuni giorni i lavori di restauro agli affreschi della Chiesa di Santa Maria di Pomposa. Gli interventi si pongono in continuità con i lavori di restauro degli affreschi delle navate laterali avviati nel 2010 dalla ex Soprintendenza Architettura e Paesaggio di Ravenna, poi proseguiti tra il 2012 e il 2014 e con i restauri agli affreschi dell’ultima campata della navata sinistra della chiesa e del crocefisso ligneo eseguiti nel 2022 dai Musei nazionali di Bologna-Direzione regionale Musei nazionali Emilia-Romagna.

Già nel 2010 infatti, avviando un cantiere pilota ristretto ad una prima campata, si era cercato un diverso approccio all’intervento manutentivo degli affreschi: invece di “inseguire” il danno o il pericolo, si era valutato un programma manutentivo pluriennale, secondo un approccio metodologico coerente e adeguato alle diverse problematiche. Gli ultimi interventi hanno interessato le superfici pittoriche delle navate laterali, nello specifico l’ultima campata della navata destra e la penultima della navata sinistra chiudendo così il restauro di tutto il fianco sinistro, esposto a settentrione, che presentava un avanzato stato di degrado prima della campagna di restauri.

“Questo intervento, – commenta Luigi Gallo, direttore dei Musei nazionali di Bologna – Direzione regionale Musei nazionali Emilia-Romagna – conferma la validità di una strategia fondata sulla manutenzione programmata e sulla continuità operativa, già avviata nei precedenti cantieri. A Pomposa non si è scelto di intervenire solo in emergenza, ma di costruire nel tempo un percorso metodologico capace di coniugare tutela, conoscenza e sostenibilità. I risultati raggiunti dimostrano come un approccio sistematico e pluriennale consenta non solo di arrestare i fenomeni di degrado, ma anche di restituire piena leggibilità agli affreschi, migliorandone al contempo le condizioni conservative e la trasmissione alle generazioni future”.

Secondo la metodologia già individuata nei precedenti cantieri condotti si è proceduto, in funzione delle casistiche di degrado riscontrate, con operazioni di pulitura, descialbatura, consolidamento della pellicola pittorica e se necessarie integrazioni e velature. 

“Il cantiere rappresenta un ulteriore passo avanti nella cura complessiva del complesso di Pomposa, – afferma Serena Ciliani direttrice del sito Patrimonio Unesco, – un luogo di straordinario valore storico e artistico che richiede attenzione costante e interventi mirati. L’accurata analisi delle diverse forme di degrado e la qualità delle operazioni di pulitura e consolidamento hanno permesso di recuperare importanti porzioni della decorazione pittorica, rendendo oggi gli spazi più leggibili e accoglienti per il pubblico. Questo lavoro rafforza il legame tra il sito e la comunità, valorizzandone il patrimonio e promuovendone una fruizione sempre più consapevole”. 

Come negli interventi passati, e vista l’importanza dei lavori da eseguirsi, il gruppo di lavoro era composto dall’arch. Maria Lucia Masciopinto, responsabile unica del procedimento; dall’arch. Serena Ciliani, progettista e direttore dei lavori; dall’arch. Keoma Ambrogio, della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Bologna in qualità di Direttore operativo per gli interventi di restauro delle superfici, e dai funzionari e gli assistenti dei Musei Nazionale di Bologna-Direzione regionale Musei nazionali Emilia-Romagna mentre il Laboratorio di Restauro Ottorino Nonfarmale, diretto dal restauratore Giovanni Giannelli, ha eseguito i lavori, la cui presentazione al pubblico è prevista per giovedì 18 giugno alle ore 12 presso la Chiesa di Santa Maria di Pomposa.

“Questi lavori – conclude la direttrice Ciliani – oltre ad assicurare la buona conservazione, ci hanno dato la possibilità di aumentare la nostra conoscenza e hanno portato allo svelamento di brani di palinsesto decorativo che erano da tempo celati sotto strati di finitura incongrua. Ogni intervento è l’occasione di riconnettersi con il Patrimonio, con le varie fasi storiche delle trasformazioni della fabbrica e anche con gli interventi di restauro che si sono susseguiti negli anni”.

Gli interventi di restauro hanno previsto un corposo rilievo fotografico per documentare lo stato di conservazione delle superfici, ma anche la realizzazione di una campagna di fotogrammetria relativa alle due campate utile a comprendere e conservare tutte le informazioni relative alla stratigrafica del palinsesto decorativo da utilizzare in futuro come supporto per eventuali studi e approfondimenti.

Al cantiere hanno lavorato fino a cinque operatrici specializzate in restauro, guidate dalla professionalità di Giovanni Giannelli che non solo dirige il Laboratorio di Restauro ma ne è la memoria storica e può annoverare nel suo incredibile curriculum anche i lavori di restauro della navata centrale della chiesa realizzati agli inizi degli anni Novanta del secolo scorso.

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