Da Terezín a Gaza, da Erode a Netanyahu
I bambini non iniziano conflitti. Ma soffrono molto e si chiedono perché il mondo li abbia delusi. E non fatevi illusioni: li abbiamo delusi
I bambini non iniziano conflitti. Ma soffrono molto e si chiedono perché il mondo li abbia delusi. E non fatevi illusioni: li abbiamo delusi
Il divieto di genocidio e tortura è una norma giuridica vincolante, della cui violazione cui i leader di Israele devono essere ritenuti responsabili, insieme a chi li sostiene
Ci sono persone che dalle piazze hanno deciso di riprendersi anche il voto. Abbiamo molto da fare e da combattere, prendete un appunto per ora: sappiamo farlo
Una riforma sgangherata che ha per obiettivo mettere le mani sulla Costituzione: la posta in gioco è il futuro della nostra democrazia
Cosa da non fare: la censura e la guerra
Premessa. Il 15 maggio si commemora nel mondo la Nakba palestinese. La Nakba, che in arabo significa “catastrofe”, si riferisce allo sfollamento e all’espropriazione di massa dei palestinesi durante la guerra arabo-israeliana del 1948. Già nel dicembre del 1948, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite chiese il ritorno dei rifugiati, la restituzione delle proprietà e un risarcimento (risoluzione 194 (II)). Tuttavia, 78 anni dopo, nonostante innumerevoli risoluzioni delle Nazioni Unite, i diritti dei palestinesi continuano a essere negati. Secondo l’Agenzia delle Nazioni Unite per il Soccorso e l’Occupazione dei Rifugiati Palestinesi (UNRWA), oltre 5 milioni di rifugiati palestinesi sono sparsi in tutto il Medio Oriente. Ancora oggi, i palestinesi continuano a essere espropriati e sfollati a causa degli insediamenti israeliani, degli sfratti, della confisca delle terre e della demolizione delle case. Il 30 novembre 2022, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato la risoluzione A/RES/77/23, chiedendo alla Divisione per i Diritti dei Palestinesi del Segretariato, per la prima volta nella storia delle Nazioni Unite, di dedicare le proprie attività nel 2023 alla commemorazione del settantacinquesimo anniversario della Nakba, anche attraverso l’organizzazione di un evento di alto livello presso l’Aula dell’Assemblea Generale il 15 maggio 2023. Inoltre, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato un’altra risoluzione, A/RES/79/82, chiedendo alla Divisione di commemorare l’anniversario della Nakba, anche attraverso l’organizzazione di eventi annuali e la diffusione di archivi e testimonianze pertinenti.
Lo scorso 11 maggio, al Campus Economico san Giobbe dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, Francesca Albanese ha partecipato a un incontro dal titolo Una Nakba senza fine. Economia e diritti violati in Palestina. E giusto ieri, 13 maggio, una Corte di Giustizia statunitense ha cancellato le sanzioni imposte a Francesca Abanese e alla sua famiglia da Donald Trump, affermando che “Protecting the Freedom of Speech is always just the Public Interest”.
Per ricordare la Nakba condivido qui un Report analitico (perdonate l’uso del linguaggio didattico) del dibattito di Ca’ Foscari, che potete ascoltare in integrale qui. In coda al Report, una mappa concettuale che lo sintetizza (che potete evidenziare per scaricarla cliccando qui).
0. Premessa
La relatrice ringrazia per l’invito, saluta i circa mille partecipanti, e premette:
Siete liberissimi di registrare le mie parole. Non siete liberi però – c’è sempre qualche infiltrato che lo fa – non siete liberi di tagliarli, farli a pezzetti e ricomporli come un puzzle per attribuirmi cose che non ho detto. E parlando di cose che non ho detto: no, non ho detto che “Israele è il nemico dell’umanità”! Ho detto un’altra cosa: che il nemico dell’umanità è quello che ha permesso a Israele di commettere un genocidio.
1. Analisi del Quadro Macroeconomico e Politico
L’attuale congiuntura in Palestina non può essere derubricata a mero fenomeno bellico; essa rappresenta la manifestazione tangibile di un progetto economico strutturato. In un’ottica di realpolitik economica, osserviamo una convergenza sistemica tra direttrici politiche e interessi di grandi attori globali, inquadrabili nelle cornici del “neocapitalismo” e del “tecnofeudalesimo”. Tale architettura finanziaria ha trasformato l’occupazione da costo logistico a risorsa produttiva d’eccellenza, alimentando un ciclo di profitto autosufficiente che disincentiva attivamente qualsiasi risoluzione pacifica. La capitalizzazione della violenza e del controllo tecnologico riflette un sistema dove l’accumulazione di potere di una ristretta élite avviene attraverso la sistematica erosione dei diritti fondamentali e della dignità umana.
Il genocidio palestinese è un progetto di natura anche economica, caratterizzato da collusioni tra scelte politiche e interessi di grandi attori economici.
2. Mappatura della Rete Internazionale di Sostegno Economico
Nonostante la flessione della produzione interna israeliana e una crescente crisi di fiducia nei mercati, la resilienza della sua macchina bellica è garantita da una complessa rete di complicità sistemica internazionale.
3. Responsabilità Accademica e la “Due Diligence”
Le istituzioni accademiche non operano in un vuoto etico; al contrario, esse sono spesso vettori di normalizzazione dell’occupazione attraverso la cooperazione scientifica. Il richiamo alla “due diligence” impone alle università un’analisi rigorosa della propria catena del valore intellettuale, seguendo il paradigma del boicottaggio che fu determinante per lo smantellamento dell’apartheid in Sudafrica.
4. Delegittimazione Istituzionale e Crisi delle Nazioni Unite
Francesca Albanese afferma di essere stata la prima relatrice a redigere relazioni sulle violazioni del diritto internazionale commesse non solo da Israele, ma anche dall’Autorità Palestinese e da Hamas a Gaza.
Sebbene l’intervento si focalizzi principalmente sulle azioni di Israele, emergono i seguenti dettagli riguardo alla sua posizione su Hamas e altri attori palestinesi:
Albanese sottolinea che la sua attività di denuncia delle violazioni da ambo le parti le è valsa, in alcuni contesti pubblici, l’accusa paradossale di essere una “difensora di Hamas” quando tenta di intavolare discussioni razionali sul diritto internazionale.
La violenta campagna diffamatoria contro la Relatrice Speciale Francesca Albanese non è un evento reattivo, bensì una strategia preordinata, iniziata ancor prima della sua nomina ufficiale. Questo attacco sistemico, che si estende a sanzioni contro ONG palestinesi, segnala una crisi esistenziale delle Nazioni Unite, incapaci di tutelare i propri funzionari dalla coercizione politica.
Le sanzioni statunitensi contro la relatrice e le ONG palestinesi non sono semplici misure burocratiche, ma strumenti punitivi volti a colpire chiunque esiga l’applicazione dei trattati internazionali. Queste azioni compromettono radicalmente la vita civile e l’accesso ai servizi minimi di sussistenza, palesando l’incapacità degli organismi multilaterali di arginare le politiche di pulizia etnica.
5. Il Sistema della Tortura: Analisi del Rapporto
L’impiego della tortura sistematica nelle carceri non è un’aberrazione procedurale, ma il simbolo centrale di questo genocidio. L’obiettivo non è la mera eliminazione fisica, ma l’annichilimento della dignità e della resilienza psichica del popolo palestinese.
| Tipologia di Tortura | Specifiche / Esempi |
| Violenza Sessuale | Stupri di massa e attacchi mirati agli organi riproduttivi, configurandosi come strategia per distruggere la capacità procreativa del gruppo. |
| Ambiente di Tortura | Creazione di un torturous environment basato su fame indotta, sete cronica e privazione sistematica del sonno come strumenti di coercizione. |
| Attacco Psicologico | Pratiche di degradazione mentale, inclusa la coercizione dei detenuti ad assistere a immagini della distruzione di Gaza per spezzarne la volontà. |
6. Proposte di Azione Civile e Multilateralismo Decoloniale
Il superamento della crisi richiede una transizione verso un multilateralismo decolonizzato, che rigetti il modello individualistico occidentale in favore di un sistema basato sulla pari dignità di ogni popolo. La cittadinanza è chiamata a esercitare una pressione economica per spezzare la filiera della complicità:
7. Conclusioni e Appello alla Coerenza Giuridica
È necessario un cambio di paradigma: la gestione puramente umanitaria agisce esclusivamente sui sintomi, ignorando le radici politiche e la struttura economica che alimenta il conflitto. La difesa della libertà di espressione e l’osservanza rigorosa del diritto internazionale non sono opzioni discrezionali, ma pilastri necessari per evitare il collasso della coerenza giuridica globale.
L’intervento coordinato della società civile e il disinvestimento economico rappresentano le uniche leve concrete per interrompere la complicità internazionale, imporre il ritorno alla legalità e garantire la sopravvivenza dei diritti umani fondamentali in un sistema geopolitico ormai prossimo al punto di rottura.

Da 20 anni Estense.com offre una informazione indipendente ai suoi lettori e non ha mai accettato fondi pubblici per non pesare nemmeno un centesimo sulle spalle della collettività. Il lavoro che svolgiamo ha un costo economico non indifferente e la pubblicità dei privati non sempre è sufficiente.
Per questo chiediamo a chi quotidianamente ci legge e, speriamo, ci apprezza di darci un piccolo contributo in base alle proprie possibilità. Anche un piccolo sostegno, moltiplicato per le decine di migliaia di ferraresi che ci leggono ogni giorno, può diventare fondamentale.
OPPURE se preferisci non usare PayPal ma un normale bonifico bancario (anche periodico) puoi intestarlo a:
Scoop Media Edit
IBAN: IT06D0538713004000000035119 (Banca BPER)
Causale: Donazione per Estense.com