Una “strumentalizzazione politica della vicenda”. Così Coalizione Civica per Ferrara definisce ciò che è accaduto dopo i fatti avvenuti a Portomaggiore la scorsa settimana invitando “alla prudenza in attesa che vengano accertate dinamiche e responsabilità”.
Si tratta di “un episodio su cui ancora oggi ci sono versioni contrapposte” e “spetta alle autorità competenti fare piena luce e saranno le indagini ad accertare dinamiche e responsabilità”.
Così, “ancora una volta, la propaganda è arrivata prima dei fatti, amplificandoli per un preciso interesse politico”.
Quella che era la versione di una delle persone coinvolte “è stata utilizzata per costruire un caso politico, prima ancora che dinamiche e responsabilità fossero accertate”. L’altra versione l’abbiamo raccontata qui.
“Esponenti di Fratelli d’Italia – scrive Coalizione Civica – sono arrivati a parlare di un presunto ‘tentativo di islamizzazione violento’ e di imposizione della Sharia, annunciando iniziative sul territorio.”
“È bastato – proseguono – che una delle persone coinvolte fosse di origine straniera perché un episodio ancora da chiarire diventasse il pretesto per parlare di immigrazione, religione e incompatibilità culturale, in una città dove la convivenza tra comunità diverse è una realtà da molti anni.”
Un meccanismo che Coalizione Civica dice di conoscere bene: “Si prende un fatto individuale, lo si generalizza e si costruisce un ‘noi’ contrapposto a un ‘loro. Un modo di costruire consenso che ha bisogno di individuare un nemico e trasformarlo in una minaccia collettiva. L’odio e la paura diventano così strumenti politici.”
Per il gruppo politico “la violenza va condannata sempre e le responsabilità vanno accertate e perseguite”, ma “utilizzare una vicenda ancora da chiarire per alimentare ostilità verso un’intera comunità non rende nessuno più sicuro”.
“Chi rappresenta le istituzioni – aggiungono – dovrebbe contribuire alla convivenza, non soffiare sulle paure per raccogliere consenso. Per questo abbiamo accolto con favore le parole del sindaco di Portomaggiore sulla necessità di non alimentare l’odio”.
“Trasformare la cronaca – concludono – in uno strumento per dividere le persone non risolve i problemi delle nostre comunità. Li rende più profondi”.
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