Portomaggiore. “Siamo una brava famiglia, integrata. È da venticinque anni che vivo e lavoro in Italia. Qui ho frequentato le scuole elementari, medie e superiori e da quattordici anni vivo a Portomaggiore”. Dopo le pesanti accuse degli ultimi giorni, rompe il silenzio Hamza Hdya, 31enne di nazionalità marocchina. Lo fa per raccontare la propria versione dei fatti nell’incrocio di querele con Susi Rimessi, la donna che da ormai una settimana lo accusa dell’aggressione subita domenica scorsa (16 agosto) in via Somalia.
La donna, che ha denunciato e ricevuto immediata solidarietà da alcuni esponenti e partiti del centrodestra, su tutti Futuro Nazionale e Fratelli d’Italia, con l’interrogazione parlamentare dell’onorevole Mauro Malaguti e l’organizzazione di una camminata programmata per venerdì sera, sostiene che stesse passeggiando con il proprio cane quando sarebbe stata aggredita da un gruppo di persone, tra cui uomini e donne, che le avrebbero intimato di non passare davanti alla loro abitazione con l’amico a quattro zampe, poiché ritenuto “impuro”.
Dopo le verifiche, Estense.com aveva però evidenziato come agli inquirenti fossero emerse due versioni profondamente differenti dei fatti. E infatti quella fornita dal 31enne, che ha a propria volta querelato la donna per lesioni e percosse, risulta essere completamente diversa da quella raccontata da Rimessi. Una ricostruzione che, almeno in parte, trova riscontro anche in un video parziale pubblicato dalla nostra testata, nel quale – questo è quanto si evince nel momento in cui scriviamo – verrebbe ripreso il momento esatto in cui il diverbio degenera in una zuffa.
Ma andiamo per gradi e riavvolgiamo il filo del racconto di quanto accaduto domenica scorsa, secondo la versione dell’uomo, assistito dallo studio Anselmo, che trova riscontro anche nelle denunce sporte ai carabinieri.
“Erano circa le 20 quando stavo uscendo da casa di amici insieme al mio bambino. Ho intravisto questa persona (Rimessi, ndr) che stava riprendendo con il telefono la mia abitazione. Con tatto, rispetto ed educazione, anche perché avevo il bambino in braccio, le ho chiesto cosa stesse filmando. Per tutta risposta ha iniziato a dirmi: «Io sono nel mio Paese, faccio quel c***o che mi pare e registro quello che mi pare». Le ho detto di stare calma, ma ha iniziato a offenderci, usando espressioni come «musulmani di m***a»”.
Hdya racconta quindi di averle risposto: “Oh, s*****a, sono venticinque anni che vivo in Italia”. Secondo la sua versione, Rimessi avrebbe ribadito: “Prima o poi tutti al vostro Paese ve ne tornate”. “Le ho detto che ero io, con il mio lavoro, a pagarle la pensione“, aggiunge il 31enne. A quel punto, sempre secondo il racconto di Hdya, l’uomo avrebbe tolto il telefono dalle mani della donna. A suo dire, sarebbe proprio il rumore dell’impatto della sua mano sul dispositivo quello che si sente nel video ripreso e successivamente pubblicato dalla stessa Rimessi sui vari gruppi social.
La situazione sarebbe poi rapidamente degenerata. “La signora è entrata dentro la mia proprietà e mi ha rifilato otto sberle. Io non ho reagito, non ho mai dato alcun colpo, se non quello alle mani per prenderle il telefono, ma ho chiamato l’attenzione dei miei familiari per chiedere di filmare quanto stava accadendo”.
Per dividere i due sarebbe quindi intervenuta, secondo questa ricostruzione, anche la madre dell’uomo, insieme alla moglie. “È uscita mia madre, che ha 62 anni, ma ha preso delle sberle anche lei. Poi, mentre la signora mi teneva per il collo della maglietta, mia mamma è stata presa per i capelli e le è stato tolto il velo. Io e la signora siamo caduti a terra. Lei è caduta di lato e si è tagliata con una astina sugli occhiali”.
Hdya collega quindi a quella dinamica anche le tracce di sangue visibili sulla testa e sui vestiti della donna nelle fotografie circolate nei giorni successivi: “Quello è il sangue che aveva nella foto. Con la maglia si è asciugata il sangue e quindi si è sporcata. Poi è arrivato mio cognato, che mi ha fatto allontanare. A quel punto sono intervenuti i carabinieri e il 118″.
Nel parapiglia, a seguito degli accertamenti medici, Hdya ha riportato lesioni con una prognosi di 10 giorni, mentre la madre ha riportato lesioni con una prognosi di 13 giorni. La donna invece, come scritto da lei stessa sui social, 4 punti di sutura e 20 giorni di prognosi. Nessuno di loro è stato trasportato in ambulanza al pronto soccorso, ma tutti hanno deciso di chiedervi assistenza in maniera autonoma.
Il 31enne interviene anche sulla questione del cane, elemento centrale nel racconto della donna. “I vicini e le persone che hanno cani possono testimoniare che, quando passano, chiedo sempre se il mio bambino può accarezzarli”. Un’affermazione che trova riscontro in alcuni commenti social pubblicati da alcuni cittadini e con cui Hdya respinge l’idea che la presenza del cane possa essere stata motivo di ostilità o che, come riferito dalla donna, l’animale fosse stato definito “impuro”.
Infine, stando alle informazioni raccolte da Estense.com, lo stesso cognato di Hdya ha presentato una querela per atti persecutori nei confronti della donna. Secondo quanto denunciato, circostanza che dovrà ora essere necessariamente vagliata dagli inquirenti, nei giorni successivi all’episodio, in particolare il 17 e il 18 agosto, Rimessi avrebbe continuato a rivolgere pesanti offese ad alcuni componenti del nucleo familiare.