Cronaca
17 Luglio 2026
Due le ipotesi di reato: diffamazione aggravata e violenza o minaccia a un corpo politico, amministrativo o giudiziario, o ai suoi singoli componenti. La vicenda è relativa al foglio con la notizia dell'arresto del figlio dell'avvocato lasciato sui banchi dell'opposizione dal primo cittadino

Alan Fabbri indagato dopo la denuncia di Anselmo

di Davide Soattin | 4 min

Leggi anche

Big Town. L’appello delle difese: “Giudizio sbrigativo e sommario”

Un processo che, stando alle difese, avrebbe trascurato il contesto in cui maturò la 'mattanza' del Big Town di via Bologna. È questo il filo conduttore degli appelli depositati durante le scorse ore dai legali difensori di Vito Mauro e Giuseppe Di Gaetano contro la sentenza della Corte d'Assise del tribunale di Ferrara

Detenuto denunciò tortura in carcere. La difesa: “Ampliare l’accusa”

Si è svolta ieri mattina (giovedì 16 luglio), davanti al gip Giovanni Solinas, l'udienza sull'opposizione alla richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura di Ferrara nell'inchiesta sul presunto caso di tortura che sarebbe avvenuto il 7 settembre 2024 all'interno del carcere di via Arginone

Due le ipotesi di reato attualmente al vaglio della Procura di Ferrara: diffamazione aggravata e violenza o minaccia a un corpo politico, amministrativo o giudiziario, o ai suoi singoli componenti. È per queste contestazioni che il sindaco Alan Fabbri risulta iscritto nel registro degli indagati, in seguito alla denuncia presentata lo scorso 27 maggio negli uffici della Questura dall’avvocato e consigliere comunale di minoranza Fabio Anselmo, indicato come persona offesa nel fascicolo aperto dal pm Stefano Longhi.

Il procedimento trae origine da quanto accaduto durante la seduta del Consiglio comunale in cui maggioranza e opposizione erano chiamate a discutere la mozione di sfiducia presentata dallo stesso Fabio Anselmo nei confronti del sindaco Alan Fabbri. La mozione era stata depositata dopo l’incidente stradale dello scorso 4 maggio, avvenuto a Sermide, in provincia di Mantova, che aveva coinvolto il primo cittadino mentre viaggiava a bordo dell’auto guidata dall’ex assessora Francesca Savini.

Dopo quel sinistro, Savini era risultata positiva all’alcoltest con un tasso superiore a 1,5 grammi per litro di sangue. Per questo era stata denunciata per guida in stato di ebbrezza, con conseguente ritiro della patente, e aveva  rassegnato le proprie dimissioni.

Una discussione vera e propria però non c’è mai stata.

Dopo aver risposto al question time presentato dalla consigliera Marzia Marchi, che chiedeva chiarimenti sullo stesso incidente stradale, il sindaco aveva lasciato l’aula. Prima di uscire, però, aveva appoggiato sui banchi dell’opposizione quello che sembrava un semplice foglio. Si trattava invece della stampa di un lancio dell’agenzia Ansa relativo alla vicenda giudiziaria che nel 2021 aveva coinvolto il figlio dell’avvocato Anselmo, arrestato con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.

Un gesto che Anselmo ha ritenuto lesivo della propria reputazione e che ha poi dato origine alla denuncia sfociata nell’iscrizione del sindaco nel registro degli indagati. L’avvocato aveva definito quell’episodio un atto “intimidatorio” che “turba le mie funzioni”, aggiungendo: “Non può essere altro. È stato lasciato qui, tra i banchi in cui io dovrò discutere a fine seduta della mozione di sfiducia al sindaco”. Subito dopo aveva abbandonato l’aula per raggiungere a piedi gli uffici della Questura e denunciare.

Hai scelto di colpire un figlio per tentare di colpire un padre. Forse dovevo aspettarmelo” aveva successivamente tuonato Anselmo rivolgendosi direttamente a Fabbri. “Io faccio processi contro la camorra e davvero pensate che un atto del genere possa intimidirmi? Questo è un tentativo goffo e miserabile di ostacolare le mie funzioni di consigliere comunale, di “scassa cazzo” rispetto a tutto quello che vorreste vedere passare in sordina, sussurrato nei corridoi, lontano dagli occhi dei cittadini. Mi addolora profondamente quanto accaduto. Sono affranto per mio figlio, perché ha diritto all’oblio e invece quel diritto gli viene negato per il cognome che porta” aveva detto con amarezza.

A distanza, sui propri social, Fabbri aveva replicato che già nel 2021 avrebbe potuto – e non l’ha fatto – “sfruttare una notizia personale con risvolti politici”. “Mi è stato nuovamente suggerito di tirar fuori l’argomento. Avrei potuto farlo in risposta alle domande dell’opposizione sull’incidente e invece ho preferito evitare, rispondendo puntualmente nel merito” aveva proseguito, ma “prima di uscire dall’aula ho lasciato sui banchi dell’opposizione quell’articolo di giornale sull’arresto per droga del figlio di Anselmo. Che non ho voluto menzionare pubblicamente, neanche questa volta”.

“A quel punto – aveva aggiunto – il consigliere Anselmo, dopo aver letto il titolo, ha deciso di alzarsi e lasciare l’aula, annunciando un’azione giudiziaria nei miei confronti. Questo gesto l’ho fatto solo per ricordare all’opposizione, e in particolar modo al consigliere Anselmo, quanto i fatti personali, specialmente in politica, possano far male. Proprio a lui che, dopo poche ore dalla notizia dell’incidente, si è subito precipitato a chiedere le mie dimissioni, facendo anche gravi illazioni“.

E aveva rincarato la dose: “Nei suoi interventi ha chiesto come mai non mi fossi accorto, quel giorno, che l’assessore non fosse in grado di guidare. Quindi, allo stesso modo, è lecito chiedersi, come mai lui, da padre, non si fosse mai accorto di avere un figlio con frequentazioni e comportamenti discutibili (in realtà, una prima versione del post, poi modificata, diceva “di avere un figlio spacciatore“, ndr) visto che fu sorpreso con una quantità considerevole di hashish”.

“Probabilmente e comprensibilmente ferito, Anselmo ha deciso in autonomia di esternare a tutta l’assemblea il contenuto dell’articolo, che altrimenti sarebbe passato inosservato. Perché quando si decide di trasformare il dolore e le vicende personali in strumenti di lotta politica, bisognerebbe ricordarsi che quella lama può ferire chiunque” aveva chiuso Fabbri.

Dopo la denuncia di Anselmo, la Digos aveva immediatamente avviato le indagini ascoltando, in prima battuta, i consiglieri Matteo Proto, Enrico Segala e Davide Nanni. I tre figuravano tra i testimoni indicati da Anselmo poiché occupano le postazioni più vicine al punto in cui il sindaco aveva lasciato il foglio contestato. A loro era stato chiesto di ricostruire nel dettaglio la sequenza dei fatti, così da contribuire all’attività investigativa avviata dagli inquirenti per far chiarezza su quanto accaduto.

Ora la notizia dell’iscrizione di Fabbri nel registro degli indagati.

 

Grazie per aver letto questo articolo...

Da 20 anni Estense.com offre una informazione indipendente ai suoi lettori e non ha mai accettato fondi pubblici per non pesare nemmeno un centesimo sulle spalle della collettività. Il lavoro che svolgiamo ha un costo economico non indifferente e la pubblicità dei privati non sempre è sufficiente.
Per questo chiediamo a chi quotidianamente ci legge e, speriamo, ci apprezza di darci un piccolo contributo in base alle proprie possibilità. Anche un piccolo sostegno, moltiplicato per le decine di migliaia di ferraresi che ci leggono ogni giorno, può diventare fondamentale.

 

OPPURE se preferisci non usare PayPal ma un normale bonifico bancario (anche periodico) puoi intestarlo a:

Scoop Media Edit
IBAN: IT06D0538713004000000035119 (Banca BPER)
Causale: Donazione per Estense.com