Cronaca
17 Luglio 2026
Udienza di opposizione alla richiesta di archiviazione presentata dalla Procura di Ferrara. Il gip si riserva, l'avvocato Giuseppe Incandela chiede di contestare anche l'abuso di autorità nei confronti di persone arrestate o detenute

Detenuto denunciò tortura in carcere. La difesa: “Ampliare l’accusa”

di Davide Soattin | 2 min

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Si è svolta ieri mattina (giovedì 16 luglio), davanti al gip Giovanni Solinas, l’udienza sull’opposizione alla richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura di Ferrara nell’inchiesta sul presunto caso di tortura che sarebbe avvenuto il 7 settembre 2024 all’interno del carcere di via Arginone. La richiesta del pubblico ministero riguarda cinque agenti della Polizia Penitenziaria, tutti assistiti dall’avvocato Denis Lovison, per i quali è stata chiesta l’archiviazione del procedimento.

A opporsi è stato l’avvocato Giuseppe Incandela, difensore del detenuto che sostiene di essere stato picchiato durante l’episodio. Il legale ha chiesto non solo che le indagini proseguano, ma anche che venga ampliato il perimetro delle contestazioni, sollecitando la valutazione dell’ipotesi di reato prevista dall’articolo 608 del codice penale, che punisce l’abuso di autorità nei confronti di persone arrestate o detenute.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, tutto avrebbe avuto inizio nella quinta sezione del carcere di via Arginone, dove sarebbe scoppiato un alterco tra due detenuti stranieri. Uno dei due avrebbe colpito l’altro con uno schiaffo attraverso le sbarre della cella. A quel punto il detenuto che oggi denuncia di aver subito torture avrebbe afferrato una lametta ricavata da un rasoio e, durante l’intervento di un agente della Polizia Penitenziaria, lo avrebbe ferito a un braccio. Gli agenti sarebbero quindi intervenuti per bloccarlo e trasferirlo in isolamento.

È durante queste fasi che, secondo la denuncia, si sarebbero consumate le presunte violenze. Il detenuto ha riferito ai carabinieri di essere stato preso a calci e pugni all’interno dell’ascensore mentre veniva accompagnato dal terzo piano al piano terra e di aver subito ulteriori percosse nella cella di isolamento. Ha inoltre raccontato di essere stato spogliato e lasciato al freddo dopo la rimozione di una finestra, ricevendo nuovamente i propri vestiti soltanto il giorno successivo.

Le indagini hanno consentito di acquisire anche le immagini delle telecamere interne dell’istituto penitenziario. Secondo la Procura, dai filmati emergerebbe che almeno un agente avrebbe colpito il detenuto, mentre un altro sarebbe intervenuto per interrompere l’azione del collega. Gli inquirenti ritengono però che l’intervento del personale debba essere valutato nel contesto della resistenza opposta dal detenuto e che le condotte accertate, pur in parte censurabili, non raggiungano la soglia richiesta dalla legge per configurare il reato di tortura. Quanto alla spoliazione e alla rimozione della finestra, la Procura le considera riconducibili alle procedure di sicurezza adottate dopo l’episodio, pur rilevando un ritardo nella restituzione degli indumenti.

Alla luce di queste conclusioni, il pubblico ministero ha chiesto l’archiviazione del procedimento nei confronti dei cinque agenti della Polizia Penitenziaria. Sull’opposizione presentata dalla parte offesa sarà il gip Giovanni Solinas a pronunciarsi nei prossimi giorni, quando scioglierà la propria riserva.

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