Dopo la denuncia presentata dal consigliere Fabio Anselmo nel pomeriggio di mercoledì 27 maggio, l’ufficio Digos della Questura di Ferrara ha già avviato le prime indagini e accertamenti per ricostruire quanto accaduto durante gli attimi concitati dell’ultima seduta del Consiglio Comunale.
Al centro della vicenda c’è il gesto del sindaco Alan Fabbri che, uscendo dall’aula dopo aver letto la replica al question time della consigliera Marzia Marchi sull’incidente stradale avvenuto lo scorso 4 maggio a Sermide, ha lasciato sui banchi della minoranza un foglio con una vecchia agenzia Ansa riguardante l’arresto del figlio dell’avvocato Fabio Anselmo, avvenuto nel 2021. Un “tentativo goffo e miserabile di ostacolarmi”, l’ha definito lo stesso legale, che aveva promesso di informare del fatto l’Autorità Giudiziaria.
E, infatti, durante la giornata di giovedì 28 maggio, gli ispettori della Polizia di Stato hanno iniziato ad ascoltare le prime persone informate dei fatti a sommarie informazioni testimoniali, tutti esponenti del Partito Democratico.
In mattinata hanno fornito la propria versione dei fatti i consiglieri Enrico Segala e Matteo Proto, mentre nel pomeriggio è stato ascoltato anche il consigliere Davide Nanni. I tre figurano tra i testimoni indicati da Anselmo nella denuncia presentata alle autorità, poiché occupano le postazioni più vicine al punto in cui il sindaco ha lasciato il foglio contestato. A loro è stato chiesto di ricostruire nel dettaglio la sequenza dei fatti, così da contribuire all’attività investigativa avviata in queste ore dagli inquirenti.
Non è escluso che, durante le prossime ore, gli agenti della Digos possano ascoltare anche altre persone informate sui fatti. È ipotizzabile inoltre l’acquisizione di materiale ritenuto utile alle indagini: sicuramente il foglio finito al centro della vicenda e probabilmente le registrazioni audio e video della seduta consiliare.
La decisione di denunciare l’accaduto era stata presa perchè “quando la politica rinuncia al confronto sulle idee e decide di colpire le persone attraverso le loro fragilità familiari, non siamo più davanti a uno scontro democratico, ma a un metodo che tutti comprendono benissimo, anche senza bisogno di nominarlo”, aveva spiegato Anselmo. Fabbri invece replicando aveva affermato che “quando si decide di trasformare il dolore e le vicende personali in strumenti di lotta politica, bisognerebbe ricordarsi che quella lama può ferire chiunque”.
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