Politica
27 Maggio 2026
Il consigliere comunale commenta l'accaduto: "Quando la politica rinuncia al confronto sulle idee e decide di colpire le persone attraverso le loro fragilità familiari, non siamo più davanti a uno scontro democratico"

Anselmo, denuncia depositata in Questura: “Da Fabbri tentativo goffo e miserabile di ostacolarmi”

di Redazione | 3 min

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Sono le 15.51 di mercoledì 27 maggio quando l’avvocato Fabio Anselmo arriva a piedi in corso Ercole I d’Este e suona al citofono degli uffici della Questura. Chiede di poter sporgere denuncia per quanto accaduto pochi minuti prima durante il Consiglio Comunale.

Secondo quanto ricostruito, il sindaco Alan Fabbri, dopo aver risposto al question time presentato dalla consigliera del Movimento Cinque Stelle Marzia Marchi sull’incidente stradale avvenuto il 4 maggio scorso a Sermide, ha lasciato l’aula consiliare depositando sui banchi dell’opposizione un foglio contenente una vecchia agenzia Ansa relativa all’arresto, avvenuto nel 2021, del figlio di Anselmo. Anselmo che, poco dopo, in riferimento a quel sinistro stradale, avrebbe dovuto discutere la mozione di censura proprio nei confronti del sindaco.

Dopo aver sporto denuncia, il consigliere comunale di minoranza ha commentato quanto accaduto attraverso i propri social network, rivolgendosi direttamente al primo cittadino. “La seduta di oggi – ha scritto Anselmo – prevedeva la discussione sulle richieste di chiarimento relative all’incidente automobilistico che ti ha coinvolto insieme all’assessora Savini, la quale guidava in stato di ebbrezza. Un tema politico e istituzionale su cui la città aveva il diritto di ricevere risposte. E invece hai scelto altro”.

Il capogruppo della lista civica di opposizione ha proseguito, ripercorrendo le tappe della vicenda che l’hanno portato a denunciare: “Durante il Consiglio Comunale hai depositato sui banchi dell’opposizione una vecchia agenzia Ansa relativa all’arresto di mio figlio, avvenuto nel 2021. Un gesto che non aveva nulla a che vedere con il dibattito politico, con i problemi della città o con il confronto democratico. Hai scelto di colpire un figlio per tentare di colpire un padre. Forse dovevo aspettarmelo“.

“Io faccio processi contro la camorra e davvero pensate che un atto del genere possa intimidirmi? Questo è un tentativo goffo e miserabile di ostacolare le mie funzioni di consigliere comunale, di “scassa cazzo” rispetto a tutto quello che vorreste vedere passare in sordina, sussurrato nei corridoi, lontano dagli occhi dei cittadini. Mi addolora profondamente quanto accaduto. Sono affranto per mio figlio, perché ha diritto all’oblio e invece quel diritto gli viene negato per il cognome che porta” ha aggiunto Anselmo.

“Gli vengono negate – ha affermato – proprio quelle garanzie di rispetto della privacy che troppo spesso questa politica invoca a parole e dimentica nei fatti quando pensa di poter trasformare il dolore personale in uno strumento di delegittimazione. Mio figlio non merita tutto questo. E lo ribadisco con la stessa fermezza con cui l’ho detto in Consiglio comunale: io sono orgoglioso di lui e della vita che sta costruendo. Per questo ho lasciato immediatamente l’aula e mi sono recato dall’autorità giudiziaria”.

Una decisione presa perchè “quando la politica rinuncia al confronto sulle idee e decide di colpire le persone attraverso le loro fragilità familiari, non siamo più davanti a uno scontro democratico, ma a un metodo che tutti comprendono benissimo, anche senza bisogno di nominarlo”.

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