Sab 19 Gen 2019 - 2559 visite
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Diamanti. Alberto Ronchi: “È un attacco al modello Ferrara”

Intervista di Estense.com all’ex assessore alla Cultura di Ferrara, Bologna e Regione Emilia-Romagna

“Vittorio sbaglia. Sbaglia spesso, ma questa volta sbaglia clamorosamente. Ognuno deve fare il suo mestiere. Sgarbi ha inventato il modo peggiore di fare televisione, quella urlata, è un onorevole che sa usare i social, si rotola negli autogrill, si fa grattare il piede dalla collaboratrice. Questo lo fa bene e deve continuare a fare quello che sa far bene”.

È abituato ad essere diretto Alberto Ronchi. Fin troppo diretto. E la polemica attorno all’ampliamento di Palazzo dei Diamanti manda su tutte le furie chi ha ricoperto negli anni il ruolo di assessore alla cultura di Ferrara, Della Regione e del Comune di Bologna.

“Quello che poteva essere un dibattito su un intervento importante per la città è stato trasformato in un’altra cosa”.

Vale a dire?

“Io ci leggo un attacco a un modello che rappresenta un’eccellenza. Le dichiarazioni di Sgarbi contro la direttrice Maria Luisa Pacelli sono assolutamente campate in aria. I risultati della Pacelli sono riconosciuti a livello nazionale e internazionale. Ferrara è un modello, non è qualcosa che può essere conquistato. I ferraresi devono essere orgogliosi di questo modello. E si devono incavolare se viene qui qualcuno a insegnarci come si fanno le mostre. La Pacelli ha anche il merito di essere riuscita a valorizzare anche elementi della storia artistica di Ferrara. Pensiamo alla mostra per i 500 anni dell’Orlando Furioso che ha coinvolto l’intera città. Quella su Antonioni invece sta ancora girando il mondo. Il modo di fare mostre della nostra città non ha sopra l’etichetta di Ferrara Arte, è un patrimonio di tutti i cittadini. La città deve reagire perché, comunque la si pensi, qui a rischio c’è un modello di produzione di cultura, non un progetto. E a Ferrara oramai di eccellenze ne sono rimaste solo due. I Diamanti, appunto, e il Jazz Club. Questi luoghi vanno difesi e non si può pensare che chiunque può fare quello che sta facendo il Torrione o la direzione della Pacelli. Si perderebbe una peculiarità che molti ci invidiano”.

Eppure l’appello di Sgarbi è stato sottoscritto da noti intellettuali e uomini di cultura.

“So, ad esempio, che Pier Luigi Cervellati si è dichiarato contro quello che considera “un mostrificio”. Bene, sappia che Ferrara non ha mai partecipato alla corsa al “mostrificio”, anzi. Ferrara da sempre si è contraddistinta su un versante di mostre originali, che nascono attraverso progettazione, studio, quadri ottenuti gratuitamente in prestito. E questo da 50 anni. A Cervellati ricordo che a Palazzo Albergati c’è una mostra sulla pop art che gira intorno alla figura di Andy Wharol. Bene, nel ’75 Wharol era qui di persona a inaugurare una mostra. Sempre Cervellati fu quello che controfirmò il progetto di Soffritti di espansione a est della città contro il quale si scagliò invece Giorgio Bassani. Quello sì che era un inquinamento paesaggistico”.

Tra le ipotesi riprese in questi giorni c’è anche quella di spostare le mostre a Palazzo Prosperi Sacrati.

“Trovo incredibile che si metta in discussione il fatto che si facciano mostre ai Diamanti. Quel palazzo fa così parte di Ferrara che qui, quando si va a vedere una mostra, non si dice «vado a vedere Courbet o Dalì», si dice «vado ai Diamanti», così come quando si va allo stadio si dice «vado alla Spal». Chi non è di Ferrara questo non lo sa. E non si può parlare di cose che non si conoscono”.

Pensa che i Diamanti diventeranno materia da campagna elettorale?

“Devono diventarlo. I ferraresi devono guardare bene nei programmi dei candidati cosa c’è scritto a proposito dei Diamanti. Si rischia di perdere un elemento fondamentale della città. Nei tanti anni passati a visitare altre realtà ho trovato solo un altro esempio come il nostro, capace di essere popolare e offrire al contempo un prodotto di qualità: la Cineteca di Bologna con il cinema ritrovato”.

Come giudica il progetto dello studio Labics che ha vinto il concorso?

“Il progetto mi trova d’accordo. Un intervento rispettoso, atteso da 50 anni, che andrebbe a rimediare a una passerella che non è la cosa più bella del mondo da vedere. A livello tecnico non voglio entrare in un ambito che non conosco, ma è giusto che la città crei le condizioni per potenziare la propria eccellenza. La struttura esterna impegna un cortile degli anni ’60. Non è una struttura fissa. Prevede poi il rinnovo degli impianti tecnici e altre migliorie che diventano fondamentali se si vuole lavorare con i maggiori musei internazionali”.

Alcuni hanno fatto notare che ci sono state addizioni, come al Louvre o ai Musei Vaticani, che hanno destato meno scalpore.

“Ripeto, qui c’è un attacco. Un attacco fatto per mettere le mani su un gioiello di famiglia. Chiunque sarà al governo di questa città, oltre a proteggere i propri tesori, smetta di creare situazioni concorrenziali. Pensiamo all’operazione Ermitage, che ormai non ricorda più nessuno: faceva concorrenza alle mostre dei Diamanti. Ci è costata un sacco di soldi e non ha lasciato nulla alla città. È stato anche sbagliato fare la mostra della collezione Cavallini Sgarbi in Castello. Il futuro di Palazzo Diamanti sarà un nodo centrale della scelta che Ferrara farà per il suo futuro”.

Prima di pensare al futuro occorre dare uno sguardo al presente. Il Ministero ha bloccato tutto.

“È sicuramente uno stop. Uno stop arrivato con una prassi ben poco ordinaria. E’ sicuramente un problema enorme per le modalità con cui è maturato, ma non tutto quello che c’è scritto è negativo. Dice ad esempio che il palazzo è adatto per le mostre. Un altro aspetto importante è che non si mette in discussione che ci siano mostre all’interno, riconoscendo così implicitamente la validità del modello. Ora bisogna rimboccarsi le maniche e rimettere mano al progetto per adattarlo alle esigenze richieste”.

Sicuro di aver detto tutto?

“No, in effetti c’è un’ultima cosa che mi tengo dentro dal primo giorno in cui ho letto della polemica di Sgarbi. C’è l’idea di Ferrara vista come un paesone che può essere colonizzato. Ma ricordiamoci che qui sono venuti in piazza Bob Dylan e i Radiohead, non possiamo farci impressionare per una mostra che porta come testimonial Al Bano o Arisa”.

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