Non solo la mobilitazione del Primo Maggio, ma anche il rilancio dello sciopero nazionale del 7 maggio al centro del presidio che si è svolto questa mattina in Piazzale Medaglie d’Oro, promosso dal Fronte della Gioventù Comunista e dall’Unione Sindacale di Base. Una giornata di protesta che ha intrecciato i temi della guerra, del lavoro povero e della scuola, guardando già alle prossime tappe di mobilitazione.
Dal Fronte della Gioventù Comunista è arrivato un attacco diretto alle politiche in materia di difesa e spesa pubblica. Nel comunicato diffuso si legge che “il governo Meloni ci trascina pericolosamente verso la guerra generalizzata“, denunciando come “l’aumento della spesa militare al 5% del Pil […] sia la dimostrazione di come Meloni stia assecondando gli indirizzi dei grandi monopoli”.
Secondo Fgc, le risorse destinate al riarmo verrebbero sottratte a settori fondamentali: “Ogni euro investito nel riarmo contribuisce a portarci sul piano inclinato della guerra generalizzata, mentre affama la classe lavoratrice“. Da qui l’appello alla mobilitazione: “Studenti e lavoratori ribadiscono che sono pronti a dare battaglia a un governo guerrafondaio in ogni luogo di studio e di lavoro”.
Sulla stessa linea l’Usb, che ha promosso il presidio sotto lo slogan “Abbassate le armi, alzate i salari”. Nel comunicato, il sindacato parla di “paradosso di un governo che celebra il lavoro mentre lo impoverisce“, denunciando contemporaneamente l’aumento delle spese militari e le condizioni economiche dei lavoratori.
Particolarmente dura la critica al nuovo parametro del Trattamento Economico Complessivo: “Una sberla ai lavoratori“, perché consentirebbe “alle aziende di adottare contratti pirata che mascherano paghe base da fame”,
Ampio spazio anche al tema della scuola. Il sindacato contesta il progetto di riforma definendolo “lo smantellamento definitivo della scuola pubblica come luogo di formazione critica” e denunciando il rischio di una deriva classista: “Da un lato una scuola per le élite, dall’altro percorsi che servono solo a produrre manodopera a basso costo”.
Il cuore politico della giornata, però, è stato il rilancio dello sciopero del 7 maggio. In quella data, oltre al comparto scuola, incroceranno le braccia anche i lavoratori portuali, con un presidio previsto a Bologna davanti all’Ufficio scolastico regionale dell’Emilia-Romagna.
“La lotta è la stessa: contro la privatizzazione e contro la militarizzazione“, sottolinea Usb, ribadendo che “non permetteremo che i porti diventino ingranaggi della logistica di guerra”.
Ferrara si inserisce così in un percorso più ampio di mobilitazione che culminerà nella manifestazione nazionale prevista a Roma il 23 maggio. Tra le richieste: salario minimo a 12 euro, recupero dell’inflazione e stop alle spese militari.
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