Politica
1 Maggio 2026
A Baura la denuncia: 600 milioni in meno alle imprese, industria in affanno e salari sotto pressione. Greco (Fillea Cgil): "Nel 2026 già 103 morti sul lavoro" e il pensiero va all'operaio comunale di Codigoro, ferito gravemente

“Ferrara si impoverisce”: l’allarme della Fiom dal Primo Maggio

di Redazione | 4 min

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di Emanuele Gessi

Tempi duri per le lavoratrici e i lavoratori ferraresi. Durante le celebrazioni del Primo maggio, organizzate dalla Fiom Cgil al Fienile di Baura, sono arrivati gli interventi dei vertici sindacali a certificarlo. “Negli ultimi 10 anni a Ferrara il risparmio è cresciuto di quasi 900 milioni di euro”, dichiara Samuel Paganini, segretario Cgil-Fisac locale. Un considerevole importo che tuttavia non viene redistribuito a sostegno dell’economia territoriale, attraverso dei prestiti alle aziende “come vorrebbe la nostra Costituzione”.

Anzi. Dal 2015 al 2015, il periodo di riferimento dello studio, “il sistema bancario ha fornito 600 milioni in meno alle aziende”. Con il comparto metalmeccanico a soffrire in maniera particolare dei tagli: “I prestiti alle attività industriali – rimarca Paganini – sono scesi da 614,8 a 451,1 milioni. Una mancanza di denaro che ha portato in certi casi alla chiusura e in altri al ridimensionamento del lavoro”.

Spostando la lente, arrivano altre cifre da brivido. “Su 106 giorni dell’anno sono morte 103 persone”, dichiara Luca Greco, neo segretario Fillea, riferendosi alla rilevazione statistica nazionale aggiornata allo scorso 17 aprile. “A questo proposito vorrei ricordare che qui da noi, a Codigoro, giusto pochi giorni fa un dipendente del Comune è rimasto vittima di un incidente molto grave. È ancora in bilico tra la vita e la
morte”. I presenti hanno risposto con un applauso.

Il quadro complessivo che emerge dalla mattinata è quello di una situazione critica su più fronti: dalle lacunose garanzie di sicurezza sul lavoro (specie se in appalto), alla sanità pubblica colpita dai tagli, al costo sociale delle guerre. Fra i militanti accorsi ad ascoltare il dibattito, in diversi indossavano una maglietta con la seguente scritta: “Il lavoro non si appalta, la salute non si taglia, la pace si costruisce”.

Una efficace sintesi ripresa anche da Stefano Bondi, segretario generale Fiom-Cgil di Ferrara e Gianni Cotugno, suo omologo a livello regionale, per delineare status quo e priorità di lotta. Spazio a sé, nelle parole di Bondi, meritano Berco e Vm Motori, importanti realtà industriali radicate nel territorio, oggi fragili più che mai. “Berco rimane una situazione molto problematica. La situazione produttiva non sta decollando. Si riscontrano molti problemi rispetto agli ordinativi a causa della situazione in Medio Oriente, dopo aver già perso clienti per via del conflitto russo-ucraino. Speriamo che i Tavoli che stiamo tenendo al Ministero producano effetti, perché altrimenti la situazione rischia di non essere felice neanche nel 2027”.

Segnali più incoraggianti trapelano da Cento: “Dacché Vm è uscita da Stellantis, stiamo lavorando sulla riapertura della contrattazione aziendale. Speriamo che nella seconda metà dell’anno si possa riprendere al 100% e chiudere il tema dell’ammortizzatore sociale”.

“A Ferrara continuiamo ad avere aziende – prosegue Bondi – che perseguono processi di espulsione di dipendenti con esodi incentivati”. Traduzione: “Investimenti di denaro per licenziare invece che per crescere nell’attività produttiva”. Altro tema che tocca da vicino il territorio è quello della competizione salariale al ribasso. Una dinamica data “dall’aumento della disoccupazione”.

Allargando l’orizzonte di riferimento, nel mirino di Cotugno c’è l’assenza di politiche industriali nazionali. “Sono decenni – sottolinea – che noi diciamo che bisogna ridurre la dipendenza dal petrolio per garantire uno sviluppo alle nostre imprese. Nulla c’è stato da questo punto di vista e ora rischiamo il verificarsi di gravissimi condizioni di crisi, con la perdita progressiva di posti di lavoro”.

Le richieste del segretario regionale individuano come punti fondamentali “salari dignitosi, agendo sulla leva fiscale, e nuovi investimenti sul welfare state. Penso soprattutto alla sanità”. Stato dell’arte del sistema sanitario che è stato inquadrato con dovizia di particolari da parte della funzionaria di FP-Cgil Anita Vergnani. “La sanità è un pilastro, non si deve tagliare. Tuttavia alla sanità vengono destinati finanziamenti irrisori, se paragonati a quelli per gli armamenti”.

Questo il punto di partenza della sua analisi. Poi arricchita da dati emblematici: “È prevista per il 2026 una spesa per il riarmo di 33,9
miliardi di euro. Per contro nella sanità si assisterà a un progressivo definanziamento. Con soli 17,5 miliardi messi per il triennio 2023-2025. E una riduzione prevista del 5,9% per il 2027 e del 5,8% per il 2028. Una deflessione in direzione completamente contraria alla media Ocse”.

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