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Ha ammesso di aver testimoniato il falso per coprire l’amica. Una ragazza appena maggiorenne rischia ora l’imputazione per falsa testimonianza. Un episodio che si inserisce all’interno di un processo per calunnia per una violenza sessuale mai avvenuta.
Siamo nell’agosto del 2008. Una minorenne di 16 anni confessa al padre di essere stata stuprata. Lui, M.G., ferrarese di 42 anni residente in un paese del basso ferrarese, si reca dai carabinieri per denunciare il presunto violentatore, ossia l’ex fidanzatino della figlia.
I carabinieri svolgono le prime indagini e sentono gli amici della ragazzina, un’amica dell’attuale compagno della figlia. Una di questi conferma il racconto della violenza, che sarebbe avvenuta – dice – nel gennaio 2008 in casa del giovane, all’ora di pranzo. Peccato che si scoprirà presto che la figlia si era inventata tutto. Il pm della procura per i minori di Bologna chiese l’archiviazione del caso al termine delle indagini preliminari (vai all’articolo).
La presunta violentata aveva confidato agli amici che aveva raccontato quella versione al padre per nascondere la relazione con il fidanzato di allora. Temeva una violenta reazione del genitore. E così la bugia ha rischiato di rovinare per sempre una persona innocente.
Ora intanto il padre è a processo per calunnia. E proprio durante l’udienza che lo riguarda, il pm onorario Alessandro Rossetti ha esaminato in aula l’amica che aveva detto il falso ai carabinieri. La giovane anche ieri ha offerto in aula due versioni diametralmente opposte di quanto a sua conoscenza, ammettendo alla fine di aver mentito sia ai carabinieri in sede di sommarie informazioni sia al tribunale in sede di esame.
Al giudice Diego Matellini non è rimasto che sospendere l’interrogatorio della ragazza e inviare gli atti alla procura che a questo punto potrebbe inquisirla per falsa testimonianza.
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