Serravalle. Parlano e ringraziano carabinieri e Procura per tramite del loro legale, l’avvocato Denis Lovison, la coppia di anziani di 83 e 79 anni che – durante la notte del 5 ottobre 2025 – furono rapinati dai una banda di sei malviventi mentre dormivano nella loro abitazione di Serravalle, nel territorio comunale di Riva del Po. I due furono immobilizzati col nastro adesivo, picchiati e minacciati con un coltello per costringerli a consegnare contanti e gioielli. Il commando gli strappò anche le fedi nuziali dalle dita prima di fuggire.
Un’aggressione di una violenza inaudita, le cui conseguenze sono ancora oggi gravissime.
L’83enne, a seguito delle percosse, ha perso l’udito dall’orecchio sinistro e oggi è costretto a portare un apparecchio acustico. Ancora più gravi le condizioni della moglie, 79 anni: ricoverata in prognosi riservata per mesi, ha rischiato di perdere la vita e non ha ancora pienamente recuperato. Traumatizzati e divorati dalla paura, i due sono anche stati costretti a lasciare la casa. “Stanno provando a mettere quanto accaduto alle spalle, ma non è facile. Parliamo di un incubo che ricorre ogni giorno”, spiega l’avvocato che li assiste.
Lunedì, a un anno di distanza dall’assalto, quattro dei sei responsabili – tutti giovani tra i 20 e i 27 anni, domiciliati in Piemonte – sono stati trasferiti in carcere con le accuse di rapina pluriaggravata e lesioni personali di rilevante gravità in concorso. Proseguono invece le ricerche per individuare e arrestare gli altri due componenti del commando. “I miei assistiti vogliono ringraziare tutti gli inquirenti, i carabinieri e la Procura, per come hanno lavorato e dicono di essere fiduciosi che la giustizia faccia il proprio corso” prosegue il legale.
“Sperano che chi ha causato tutto questo possa pagare e che la vicenda si chiuda definitivamente, una volta per tutte. Nonostante il trauma, sono soddisfatti della risposta impeccabile delle istituzioni, che non hanno girato loro le spalle ma hanno dato un segnale concreto con grande professionalità”, aggiunge.
Dopo le fonti di prova raccolte dai militari del Nucleo Investigativo del comando provinciale di Ferrara, con l’aiuto dei colleghi di Copparo e Torino, il pubblico ministero Stefano Longhi aveva chiesto al gip la misura cautelare nei confronti dei sei indagati. Richiesta che il gip del tribunale di Ferrara ha successivamente accolto, emettendo una ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di tutti e sei gli indagati, sottolineandone la particolare pericolosità e spregiudicatezza della banda.
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