Cento
5 Ottobre 2026
In carcere quattro dei sei componenti, mentre prosegue la caccia agli altri due. A ottobre 2025 avevano fatto irruzione in una casa di Serravalle, rapinando e picchiando due anziani

Sgominata la banda dei ‘pendolari del crimine’

di Redazione | 3 min

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Importante operazione dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Ferrara che, insieme a quelli di Copparo e ai colleghi del provinciale di Torino, dopo un’articolata attività di indagine coordinata dalla Procura di Ferrara hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per quattro dei sei membri della banda che, un anno fa, il 5 ottobre 2025, a Serravalle, nel territorio comunale di Riva del Po, misero a segno una violenta rapina in abitazione ai danni di un’anziana coppia.

A emettere l’ordinanza è stato il gip del tribunale di Ferrara. I quattro hanno un’età compresa tra i 20 e i 27 anni e risultano essere domiciliati in Piemonte. A loro vengono contestati la rapina pluriaggravata e le lesioni personali di rilevante gravità in concorso.

Il fatto risale alla notte del 5 ottobre 2025, quando il gruppo criminale nel cuore della notte aveva fatto irruzione all’interno di un’abitazione isolata a Serravalle. I malviventi, agendo col volto travisato, avevano sorpreso nel sonno due anziani coniugi 80enni, immobilizzandoli con nastro adesivo e sottoponendoli a ripetute violenze fisiche, percosse e minacce con un coltello per farsi consegnare contanti e gioielli, arrivando fino a strappare le fedi nuziali dalle loro dita prima di fuggire.

Durante la violenta aggressione, i due anziani avevano riportato traumi e lesioni gravissime.

I primi accertamenti erano stati avviati dai carabinieri di Copparo, dopo che una pattuglia dell’Aliquota Radiomobile aveva intercettato un’autovettura sospetta che era immediatamente fuggita; la stessa era stata poi abbandonata dagli occupanti a causa di un’interruzione stradale e chi ci viaggiava a bordo era fuggito nei campi. Le successive complesse indagini sono state condotte dal Nucleo Investigativo del comando provinciale di Ferrara: gli investigatori hanno ricostruito meticolosamente l’intera dinamica e gli spostamenti del sodalizio criminale incrociando i dati del localizzatore gps del veicolo abbandonato e risultato a noleggio, le immagini dei sistemi di videosorveglianza dislocati lungo la direttrice autostradale e le risultanze dei tabulati di traffico telefonico e telematico.

Un apporto determinante alle fonti di prova è giunto dalle indagini scientifiche condotte dal Ris di Parma sui reperti sequestrati all’interno dell’autovettura abbandonata e nell’abitazione delle vittime. Gli accertamenti tecnici irripetibili di natura genetica e dattiloscopica hanno consentito di isolare le impronte e le tracce di Dna degli indagati, rinvenute sia sugli indumenti da lavoro e sul nastro adesivo impiegato per immobilizzare gli anziani sia su oggetti personali repertati a bordo del veicolo.

Le attività investigative hanno inoltre permesso di individuare la base logistica utilizzata dal gruppo per preparare l’assalto, identificando anche il sesto componente della banda, che saltuariamente domicilia nella provincia ferrarese. L’impianto indiziario raccolto ha portato la Procura di Ferrara a richiedere al gip una misura cautelare nei confronti di sei indagati. Il gip ha accolto la richiesta emettendo una ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di tutti e sei gli indagati, sottolineando la particolare pericolosità e spregiudicatezza della banda, riconducibile alla tipologia dei “pendolari del crimine“; capaci di compiere la rapina e dileguarsi rapidamente verso altre regioni.

Si tratta, va sottolineato, di un provvedimento cautelare emesso per la tutela di specifiche ragioni processuali, in attesa della definitiva verifica delle accuse nel contraddittorio delle parti. Quattro degli indagati sono stati rintracciati nella mattinata odierna (5 ottobre) in provincia di Torino e trasferiti nelle carceri di Torino e Ivrea a disposizione dell’Autorità Giudiziaria. Continuano nel frattempo le serrate ricerche per individuare i due indagati rimanenti anche grazie al Servizio di Cooperazione Internazionale di Polizia del Ministero dell’Interno.

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