Voleva emulare fatti di cronaca avvenuti negli Stati Uniti. E per farlo aveva acquistato online il pugnale. È questa la prima confessione fatta dal 22enne fermato per l’aggressione al liceo Ariosto di Ferrara quando è andato con la madre dai carabinieri per raccontare quanto accaduto.
Gli inquirenti hanno trovato indizi che, secondo il gip che ieri – venerdì 2 ottobre – ha convalidato l’arresto, potrebbero far pensare alla volontà di commettere una strage.
In un foglietto scritto a mano, trovato tra il cellulare e la cover, alcuni appunti con i vari step di un possibile piano: si parla di altre due scuole superiori della provincia, di dove nascondersi al loro interno, di quanti colpi sferrare – tra i sei e i dieci – e in quali parti del corpo colpire le eventuali vittime.
Alla fine, invece, avrebbe scelto una scuola dove nessuno lo conosceva, senza alcun movente specifico né un obiettivo individuato in precedenza.
E questa confusione di intenti traspare anche dalle dichiarazioni rese agli investigatori nei momenti successivi all’arresto. Se in un primo momento (la cosiddetta confessione) ha riferito che nei bagni del liceo avrebbe voluto solo ferire qualcuno e poi togliersi la vita, nell’interrogatorio di garanzia avrebbe detto che la sua intenzione era di uccidere, e non di ferire, delle persone.
Sono ulteriori dettagli che indicano la forte sofferenza psichica del giovane, aumentata dopo la pandemia, che lo avrebbe spinto ad agire dietro un impulso irrazionale.
La futura ed eventuale evidenza del suo stato psichico appartiene a momenti successivi. Al momento il gip ha decretato che allo stato non ci sono elementi per ritenere che sia incapace di intendere e di volere, in assenza di una perizia specifica, nonostante le dichiarazioni sui suoi problemi psichici e la documentazione medica depositata.
Toccherà alla Procura, nel prosieguo delle indagini, nominare un consulente per accertare questo aspetto.
Per il 22enne il gip Giovanni Solinas ha quindi disposto la custodia cautelare in carcere. Lo ha fatto dopo l’udienza di convalida in cui il giovane, condotto in aula dai carabinieri, è apparso molto provato e ha pianto a lungo prima dell’interrogatorio. Con lui c’erano anche i genitori.
Durante l’interrogatorio di garanzia ha riferito – in contraddizione con quanto detto il giorno prima -di non aver mai avuto l’intenzione di uccidere, per non far soffrire la madre, e che – se avesse voluto farlo – avrebbe agito diversamente. Ha inoltre ribadito tutto il proprio dispiacere per quanto accaduto in quei drammatici istanti.
Ma nelle sue determinazioni il gip fa presente che il 22enne avrebbe tenuto – in base agli elementi che gli sono stati rappresentati – un comportamento di estrema gravità. Un comportamento che aveva previsto una organizzazione degli eventi delittuosi spregiudicata.
Eventi che potevano portare a conseguenze estreme: solo la pronta reazione della vittima di 15 anni avrebbe, sempre secondo la ricostruzione affidata al tribunale, evitato conseguenze ben peggiori.
Era stata la stessa pm Isabella Cavallari a chiedere la custodia cautelare in carcere, mentre la difesa aveva chiesto gli arresti domiciliari in una struttura psichiatrica o a casa dei genitori, depositando vari documenti tra cui uno scritto che attestava la disponibilità di una struttura ad accoglierlo.
Misura che, almeno per il momento, il gip ritiene non applicabile: il rispetto delle prescrizioni sarebbe affidato solo alla volontaria adesione del 22enne, poco prevedibile alla luce della personalità emersa e delle problematiche psichiche documentate, che anzi ne aumentano la pericolosità.
“Tra dieci giorni partiranno i termini per il riesame dell’ordinanza e valuteremo se chiedere una misura meno afflittiva”, fa sapere l‘avvocato Emiliano Mancino, che difende il 22enne.
Il giovane intanto è stato trasferito in carcere con la prescrizione, rivolta alla direzione della casa circondariale, di inserirlo nell’articolazione psichiatrica per assicurargli cure adeguate alle sue condizioni di salute.
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