Lun 20 Mag 2019 - 3871 visite
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Omicidio Branchi: “So dove è stato ucciso Willy. È come un omicidio di mafia”

Lo speciale sul caso, realizzato da Le Iene, porta a galla la clamorosa testimonianza di un uomo che sarebbe stato sul luogo del delitto pochi giorni dopo la morte del giovane gorese, e di un altro testimone che assicura: "Tanti quindicenni furono violentati in quegli anni"

di Giuseppe Malatesta

Goro. Si arricchisce di nuovi clamorosi elementi la vicenda giudiziaria legata all’omicidio di Willy Branchi, come pure l’inchiesta portata avanti da mesi dai giornalisti de Le Iene, che continua a mettere in fila testimonianze preziose per le indagini – se non fosse per un dettaglio sconcertante, ossia che giungono a distanza di 30 anni dall’efferato delitto.

Trent’anni che pesano sulle spalle di Luca Branchi, il fratello di Willy che nei giorni scorsi ha affidato alla sua pagina social un amaro sfogo alla luce dell’importante svolta che vede una o più persone indagate dalla Procura per omicidio.

Nel frattempo su Italia 1, una fonte che preferisce mantenere l’anonimato aggiunge dettagli non di poco conto, raccontando dove e come sarebbe stato trucidato il giovane Branchi nella notte del 30 settembre 1988. “Un maresciallo dei Carabinieri una sera mi accompagnò a Goro, dal Don, e ci portò a vedere dove presumibilmente è stato ammazzato Willy” racconta l’uomo. Non è ben chiaro a che titolo, il testimone ebbe modo di trovarsi in una sorta di stalla (“un magazzino di rifugio per animali”) in cui Willy sarebbe stato legato “come le bestie” a degli anelli e ucciso poi – come è noto – con un colpo di pistola da macello.

Un luogo e una circostanza mai emersa prima, “che qualora trovasse conferma – sottolinea il giornalista Antonino Monteleone, che ha curato il servizio – sposterebbe il luogo dell’omicidio”. Finora infatti il luogo presunto dell’aggressione era la piazzola di via Buozzi, mentre la nuova testimonianza lo localizza in via Cervi, una strada più periferica rispetto all’altra, a circa 300 metri dall’argine su cui fu abbandonato il corpo.

Nell’inchiesta di Antonino Monteleone e Riccardo Spagnoli – che ricostruisce la vicenda non mancando di criticare l’atteggiamento omertoso di testimoni e concittadini – emerge inoltre la testimonianza di un’anziana gorese che aveva contattato negli anni scorsi l’investigatore ingaggiato dai Branchi per raccontare quanto sapeva su “un giro di festini a sfondo omosessuale” in cui era coinvolto un suo collega, oggi non più in vita.

“Si trattava di una persona sposata, con cinque figli da mantenere, era in stato di bisogno. Gli facevano comodo i tanti soldi che gli davano ed è finito in un giro da cui faticava ad uscire” racconta la donna. “Veniva contattato da un farmacista e da un macellaio di Goro che reclutavano giovani bisognosi e fragili come lui per dei festini che si tenevano a Goro una volta al mese. Mi parlò anche di una pistola da macello che tenevano sul tavolo durante questi incontri e della sua paura di tirarsene fuori: diceva che non si sarebbero fatti problemi a farlo fuori”.

In un contesto sempre più raccapricciante si inseriscono poi le testimonianze inedite di Italo Mantovani – uno delle cinque persone a bordo della Renault 4 che girava tra le strade di Goro la notte del delitto, che ricostruisce una Goro ai tempi considerata “un’isola felice, molto all’avanguardia”, un concetto già espresso anche da Carlo Selvatico – e di un testimone anonimo, circa coetaneo di Willy, che ricostruisce abitudini che delineano chiaramente un giro di pedofilia molto radicato a Goro già dalla fine degli anni Settanta. “Non posso metterci la faccia, succede un casino. Non avete idea di quanti ragazzini di 14-15 anni siano stati violentati da uomini che arrivavano da fuori con i loro macchinoni, soldi e regali. Compravano il loro favore con una cena di pesce, abiti nuovi o con cinquantamila lire. Nessuno parlava per evitare casini, loro agivano indisturbati tra Goro e dintorni, nei casoni di campagna facevano le loro schifezze. Credo che Willy ci fosse finito dentro, era molto buono e lo convincevi in fretta. Tutti sanno – conclude – ma nessuno parla: è come un omicidio di mafia”.

A chiudere il ‘pesante’ servizio è Luca Branchi, fratello di Willy, che nei giorni in cui ha appreso delle indagini per omicidio disposte dalla Procura appare ottimista e speranzoso. “E’ dura, mai avrei immaginato un mondo così degenerato qui a Goro. Ma finalmente ci siamo, siamo ad un passo dalla verità. Dobbiamo farcela, per Willy”.

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