lun 24 Ott 2016 - 4444 visite
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Post sisma, chi non ha ancora una casa e chi si è fatto una reggia

Secondo Biancardi spesi oltre 200 milioni di euro per recuperare strutture che non ne avevano diritto

(foto di archivio)

(foto di archivio)

C’è chi ha perso il figlio sotto le macerie del terremoto ed è stato indennizzato dallo Stato con quanto basta appena per comprare la bara, e c’è chi con i fondi post sisma si è arricchito. C’è chi attende ancora di rientrare nelle proprie case e chi ha guadagnato centinaia di migliaia se non milioni di euro di soldi pubblici per ristrutturare case fatiscenti disabitate da anni e attività già in abbandono prima del fatidico maggio 2012.

È la denuncia che arriva da più di una persona che ruota attorno alla politica dell’Alto ferrarese. Il primo a chiedersi se quello dell’Emilia sia stato un “terremoto per ricchi” è Daniele Biancardi, secondo il quale la ricostruzione in Emilia Romagna “sta producendo degli effetti vergognosi sul piano dei finanziamenti già spesi e quelli che seguiranno”. Una denuncia che non arriva dal primo arrivato. Biancardi è politico di lungo corso, che da almeno trent’anni frequenta gli ambienti istituzionali che contano tra Bondeno e Cento. Nella città matildea è stato assessore alla cultura dal 1985 al 1990, poi sindaco dal 1990 al 1994 e quindi assessore alla cultura dal 1999 al 2004. Nel 2006 viene nominato nella giunta del Guercino sotto Tuzet con delega a cultura, turismo e pubblica istruzione.

Bene, quello di Biancardi è un j’accuse – arrivato tramite lettera in redazione – da far tremare le vene e i polsi. Secondo il politico bondenese, partendo dalle abitazioni civili, “possiamo dire che chi ha avuto la propria casa lesionata dal terremoto ha avuto una entità di contributo che, in molti casi, ha superato lo sperabile, nel senso che anche le case che erano messe maluccio sono state ampiamente rivalutate sul piano immobiliare”.

Daniele Biancardi

Daniele Biancardi

Ma i contributi per le case private rappresenterebbero solo una minima parte del ‘fattaccio’: “le strutture agricole, fienili e magazzini, hanno di gran lunga superato la decenza. Prima sono stati ristrutturati fienili e/o magazzini a ridosso di centri abitati, che non svolgevano da anni il loro ruolo di strutture agricole; ci sono casi eclatanti a Buonacompra e ad Alberone, di rifacimenti sontuosi dell’ordine delle centinaia di migliaia di euro”.

E questo sarebbe ancora niente: “il top viene raggiunto da fienili o magazzini agricoli, isolati nelle campagne, che da molti anni prima del terremoto non svolgevano più il loro uso; strutture fatiscenti, in diversi casi abbandonate o in vendita che stanno per essere ricostruite a suon di milioni, con enorme soddisfazione per i proprietari che si sono visti piovere addosso una vera e propria manna”.

Eppure le strutture inutilizzate prima del sisma non dovevano essere finanziate. E invece? “In qualche caso tutto ciò riguarda anche qualche struttura artigianale/industriale, e nel 95% dei casi da me verificato – assicura Biancardi – riguarda le strutture agricole”.

Circa cinquanta sarebbero i casi documentati personalmente dall’ex sindaco e assessore nel territorio tra Vigarano Mainarda, Bondeno, Sant’Agostino, Mirabello, e Finale Emilia. Porgetti “finanziati con oltre 500 mila euro, per un totale di circa 25 milioni di euro”: vale a dire, facendo “una semplice proporzione per tutta l’area colpita dal terremoto, oltre 200 milioni di euro per recuperare strutture che non ne avevano diritto”.

Una situazione che farebbe gridare allo scandalo, tanto più che per verificare l’effettiva sussistenza dei requisiti per ottenere i fondi post sisma, era sufficiente un semplice clic sul computer nel sito di google maps. Per chi non lo avesse ancora fatto, “ancora oggi è verificabile – fa sapere Biancardi -, come era la situazione pre-terremoto. Perché nessuno ha controllato? Questo è un mistero. Le autorità pubbliche sono state avvisate già da un anno a questa parte, ma nessuno si è attivato”.

Chi ha verificato le situazioni pre o post ricostruzione nell’Alto ferrarese è stato invece Gilberto Toselli, consultore di Legambiente Alto Ferrarese a Casumaro e attivista in vari comitati (contro la discarica di Molino Boschetti e contro l’elettrosmog, per citarne alcuni). Toselli ricorda che in un incontro pubblico tenutosi a Bondeno lo scorso 23 agosto, il presidente della Regione Stefano Bonaccini “disse che l’opera del Commissario alla ricostruzione è tesa a favorire il rientro nelle abitazioni delle famiglie allontanate a seguito del sisma nonché il riavvio delle attivita’ produttive”.

Ma, secondo Toselli, i fatti – alcuni almeno – sono andati diversamente. E riporta alcuni dati (corredati di foto) di una numerosa casistica di case fatiscenti, “disabitate da molto tempo prima del sisma ed ininfluenti alle attività produttive, finanziate per centinaia di migliaia o milioni di euro di soldi pubblici, cioè anche dei poveretti, per la loro ricostruzione”.

Per contro, “esistono ancora persone terremotate senza casa, esistono danni considerevoli a pertinenze non finanziabili, esistono danni da liquefazione non finanziati, cosi come non hanno ricevuto significativi indennizzi i congiunti dei morti sul lavoro”.

Anche in questo caso gli immobili in questione avrebbero come caratteristica comune “quella di essere possedute da proprietari terrieri, a volte nemmeno coltivatori diretti perché residenti altrove o in capoluoghi di province più o meno limitrofe”.

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