Attualità
3 Maggio 2026
Tensioni dopo l’intervista al critico: la madre di Evelina smentisce i contatti e riporta al centro la battaglia legale per l’amministratore di sostegno. La replica dell'ufficio stampa

Ferrara, festa del Corriere della Sera offuscata dal caso Sgarbi-figlia

di Redazione | 3 min

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La celebrazione dei 150 anni del Corriere della Sera a Ferrara, pensata come momento di alto profilo culturale, è passata in secondo piano rispetto al riaccendersi del caso che coinvolge Vittorio Sgarbi e la figlia Evelina Sgarbi. Proprio a margine dell’evento, il critico ha rilasciato un’intervista all’inviata di Gianluigi Nuzzi, Emanuela Gentilin, della trasmissione Dentro la Notizia in onda su Canale5 sostenendo di sentire la figlia “tutti i giorni”.

Una versione smentita con decisione dalla madre di Evelina, Barbara Hary: “Purtroppo non è vero quello che ha dichiarato Vittorio ieri alla giornalista che si sentono tutti i giorni. Magari!”. E ancora: “Mia figlia Evelina non parla con suo padre al telefono da oltre 1 anno”.

Nel comunicato, Hary punta il dito anche sulla gestione delle comunicazioni: “Il telefono di Vittorio è gestito, controllato, monitorato dalla fidanzata (…) con cui mia figlia non vuole avere nulla a che fare”. E aggiunge: “Vittorio non è più lui (…) completamente manipolato, al punto tale da essere indotto a diventare pregiudizialmente ostile nei suoi confronti”. Parole che descrivono una frattura familiare profonda, amplificata dall’esposizione mediatica.

Hary esprime anche forti preoccupazioni: “Sta davvero così male da non rendersi più conto nemmeno delle cose che fa e che dice nella quotidianità?”. E osserva: “Vedere le immagini e i video dello Sgarbi brillante e pieno di energia (…) e rivederlo oggi (…) insicuro, ricurvo, impaurito (…) pone tantissimi interrogativi sulle reali patologie che lo affliggono”. Fino al dubbio più netto: “Che non si tratti solo di depressione”.

Il conflitto familiare si è tradotto, tra il 2025 e il 2026, in un’iniziativa giudiziaria formale da parte di Evelina Sgarbi. La figlia ha presentato ricorso al tribunale chiedendo la nomina di un amministratore di sostegno, misura prevista per assistere persone ritenute non pienamente autonome nella gestione dei propri interessi.

Alla base della richiesta, la convinzione che il padre non fosse nelle condizioni di gestire in modo lucido aspetti personali e patrimoniali. In diverse interviste, Evelina ha parlato apertamente di un padre “plagiato”, sostenendo che fosse “trasandato e intossicato dai farmaci” e denunciando un isolamento determinato dall’entourage più stretto, con riferimento anche alla compagna Sabrina Colle.

Nonostante la durezza delle affermazioni, la stessa Evelina ha chiarito la natura dell’iniziativa: non una contrapposizione personale, ma un tentativo di tutela. “Non voglio fare la guerra a mio padre”, ha dichiarato, ribadendo però la preoccupazione per le sue condizioni.

Di segno opposto la posizione di Vittorio Sgarbi, che ha respinto le accuse definendo le iniziative della figlia “eccessive” e rivendicando la propria lucidità. Il critico ha inoltre lamentato l’impossibilità di un confronto diretto: la figlia, a suo dire, parlerebbe con i media ma non con lui.

Sul piano giudiziario, il tribunale non ha inizialmente disposto la nomina immediata di un amministratore di sostegno, ma ha ritenuto necessario approfondire la situazione attraverso una perizia medico-legale. L’obiettivo è valutare la reale capacità del critico di compiere atti di particolare rilevanza, soprattutto quelli di straordinaria amministrazione.

Un passaggio che conferma la delicatezza del caso: da un lato le preoccupazioni familiari, dall’altro la necessità di accertamenti oggettivi prima di eventuali limitazioni della capacità giuridica.

A stretto giro è arrivata anche la posizione dell’ufficio stampa di Sgarbi: “Non commentiamo assolutamente nulla di ciò che proviene dalla figlia Evelina e da sua madre”.

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