Provincia
13 Febbraio 2010
In un magazzino tessile lavoratori stipati in condizioni inumane

La Finanza scopre una Chinatown del lavoro nero

di Marco Zavagli | 3 min

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Vigarano Pieve. Li hanno trovati stipati in piccole cellette. Il loro mondo era tutto compreso in pochi metri quadri, nei quali dormivano e lavoravano. Era una piccola “Chinatown del tessile”, come l’hanno definita gli stessi inquirenti, quella scoperta a Vigarano Pieve dagli uomini della compagnia di Ferrara e della brigata di Portomaggiore della Guardia di Finanza che, dopo giorni interi di appostamenti, hanno eseguito un blitz notturno nei confronti di tre laboratori tessili cinesi di cui solo pochi conoscevano l’esistenza.

Quando sono entrati all’interno del laboratorio clandestino i militari non credevano ai loro occhi. Di umano in quelle condizioni di lavoro non c’era nulla. I lavoratori erano tenuti all’interno di un capannone industriale a fianco del “luogo di lavoro”, privo di riscaldamento e con solo due bagni a disposizione per 25 persone. All’interno del capannone erano state ricavate delle piccole cellette di legno compensato, coperte da tetti fatti di stracci e lenzuola con dentro miseri giacigli in mezzo a  indumenti, effetti personali, alimenti e bacinelle di acqua per l’igiene personale.

Gli uomini e le donne che dovevano sottostare a quelle condizioni disumane, tutti tra i 30 e i 50 anni, dopo aver passato le ore notturne chini sulle macchine da cucire sparivano nel loro piccolo mondo di cemento e legno fino al turno successivo.

Solo qualcuno si affacciava di tanto in tanto a vedere la luce del sole. Anche il laboratorio, composto da 50 macchine da cucire e di telecamere per monitorare l’esterno, aveva i vetri oscurati per impedire che trapelasse la luce dei neon accesi tutta la notte, mentre in alcuni spazi accanto era stata ricavata una cucina e una specie di mensa, dove tra avanzi di cibo ed escrementi animali trovavano alloggio alcune anatre.

All’interno sono stati trovati centinaia (solo quella notte le fiamme gialle ne hanno contato un paio di migliaia) di capi di marche italiana dell’alta moda femminile, con già le etichette dei prezzi di vendita, per una media di 400 euro l’uno. E questo quando la produzione di un indumento costava agli sfruttatori – grazie alla manodopera sottopagata – all’incirca 10 euro.

Il tutto come in una pagina di Gomorra di Saviano: i capi erano finemente lavorati, prodotti di alta sartoria che dalla carta modello venivano trasformati in indumenti da serate di gala. Poi venivano confezionati, impachettati e spediti chissà dove.

Il titolare del laboratorio, cinese anche lui, è stato denunciato per sfruttamento di manodopera clandestina e per aver dato ospitalità, se così si può chiamarla, a immigrati irregolari.

L’operazione ha visto l’ispezione di 3 “cittadelle cinesi del tessile” (le altre due situate ad Argenta e a Consandolo), cui hanno partecipato oltre 30 militari e 6 ispettori della Direzione provinciale del lavoro di Ferrara, è scattata nelle prime ore della serata di martedì scorso e si è protratta per tutta la notte, al termine della quale sono stati individuati 7 cinesi clandestini, di cui 4 in stato di arresto e 3 denunciati, e 15 lavoratori cinesi irregolari.

Anche in questa occasione, a Consandolo, i finanzieri hanno sorpreso parte dei lavoratori cinesi curvi sulla macchine da cucire, mentre altri – trovati dopo due ore e mezza di ricerche – si erano nascosti nei posti più impensabili, come cataste di ritagli di stoffa o dentro bidoni di plastica.

L’attività del laboratorio di Vigarano insieme a quello di Consandolo è stata temporaneamente sospesa dalla Dpl che ha erogato sanzioni per oltre 68mila euro.

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