Via Fiume, spunta di nuovo la ruspa nel giardino conteso
Nuovi scavi nell'area al centro della battaglia contro il parcheggio privato. Il Comitato: "Non sappiamo cosa stiano facendo, chiediamo trasparenza"
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Oltre 400 detenuti per una capienza regolamengtare di 243 posti, carenza di personale, poche opportunità di lavoro e criticità nell'accesso alle cure. È il quadro della Casa circondariale Costantino Satta emerso durante la seduta della 4ª Commissione del Consiglio comunale di Ferrara
Oltre 13mila donatori, circa 23mila sacche di sangue e plasma raccolte e una sfida ancora aperta: aumentare la raccolta di plasma per ridurre la dipendenza dall’estero nella produzione di farmaci plasmaderivati. È il quadro dell’attività di Avis a Ferrara e provincia emerso durante la seduta della 4ª Commissione del Consiglio comunale
Al via i bandi comunali per sostenere investimenti, riqualificazione e nuove attività nelle due aree Hub
Quasi 100 giornate di lezione, 18 concerti tra i quali il prestigioso appuntamento al Teatro Comunale con l'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, percorsi formativi che hanno coinvolto 11 classi degli istituti scolastici del territorio e la nascita della Marching Band di Rulli Frulli
Il Pride non si celebra soltanto a giugno e, soprattutto, non è una festa da mettere in vendita. È da questa convinzione che nasce il Pride di Ferrara in programma sabato 17 ottobre alle 15, con partenza da piazza Ariostea e che terminerà al bar Paradiso Verde di viale Alfonso I D’Este. A organizzare la manifestazione sono i collettivi Out!*, Ferrara Transfemm e Link, che chiamano la città a scendere in strada per un corteo che intreccia le rivendicazioni della comunità Lgbtqia+ con le battaglie sociali, ambientali ed economiche.
Un Pride “dal basso”, dunque, che sceglie consapevolmente di uscire dal calendario tradizionale delle manifestazioni di giugno per riportare al centro il significato politico delle lotte queer: “Il Pride non è merce, slogan, vetrina. Non esiste solo una volta all’anno nei carri delle stesse multinazionali che finanziano genocidi – dichiarano i collettivi -. La sua origine non è una celebrazione, ma una rivolta”.
Una presa di posizione netta contro la commercializzazione delle manifestazioni dell’orgoglio lgbtqia*, ma anche contro l’idea che le rivendicazioni per i diritti possano essere separate dalle altre forme di oppressione e disuguaglianza. È proprio questa la prospettiva internazionale che attraversa l’iniziativa: riconoscere come le discriminazioni legate al genere e all’orientamento sessuale si intreccino con quelle economiche, sociali e ambientali.
La scelta di ottobre, spiegano gli organizzatori, non risponde però soltanto a una volontà di rottura politica. C’è anche una questione di accessibilità, strettamente legata alla crisi climatica e alle temperature sempre più elevate dei mesi estivi.
“La crisi climatica è conseguenza di un modello economico che si basa sullo sfruttamento delle risorse naturali, sulla distruzione degli ecosistemi e sul furto, da parte di una minoranza della popolazione, di una ricchezza che non appartiene a nessuno di noi ma che ci ha permesso fino ad oggi di abitare questo pianeta”, sottolineano i collettivi.
Una crisi i cui effetti, ricordano, non ricadono allo stesso modo su tutte le persone. A pagarne il prezzo più alto sono spesso quelle che dispongono di minori risorse economiche e sociali, oppure che, per condizioni di salute fisica o psicologica, risultano maggiormente esposte alle conseguenze delle temperature estreme.
Da qui la volontà di costruire una manifestazione capace di tenere conto anche delle esigenze di chi viene abitualmente lasciato ai margini. “Riteniamo di dover tenere in conto le esigenze di persone spesso invisibilizzate e vittime di marginalizzazione sistematica”, spiegano, indicando come obiettivo prioritario quello di rendere il Pride il più inclusivo possibile.
Ma il programma non si esaurisce nel corteo di sabato. Accanto alla mobilitazione, Out!*, Ferrara Transfemm e Link hanno organizzato anche diversi workshop con artiste queer del territorio, per dare spazio alla creatività come forma di espressione individuale e collettiva, ma anche come strumento di lotta politica.
“L’arte queer svolge un ruolo fondamentale nell’esprimere e documentare storie di successi, battaglie e gioia”, spiegano i collettivi organizzatori, rivendicandone il valore come mezzo per raccontare identità ed esperienze troppo spesso escluse dalla narrazione dominante.
Una scelta che assume, secondo i collettivi, un significato ancora più importante in un’epoca segnata dalla diffusione di contenuti prodotti attraverso l’intelligenza artificiale. “In un’era satura di prodotti generati con intelligenze artificiali, privi di sostanza soggettiva e singolare, promuoviamo la creazione di spazi sociali e culturali che permettano l’esplorazione e l’esposizione della propria identità tramite l’arte”.
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