Politica
14 Ottobre 2026
La garante Macario segnala criticità nell’assistenza sanitaria e nel reinserimento lavorativo. Organico sotto le necessità, attesi 16 agenti e un nuovo padiglione tra 18 e 24 mesi

Carcere di Ferrara, oltre 400 detenuti per 243 posti: “Il sistema è più punitivo che riabilitativo”

di Redazione | 5 min

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Oltre 400 detenuti per una capienza regolamengtare di 243 posti, carenza di personale, poche opportunità di lavoro e criticità nell’accesso alle cure. È il quadro della Casa circondariale Costantino Satta emerso durante la seduta della 4ª Commissione del Consiglio comunale di Ferrara, dedicata alla situazione dell’istituto e all’attività della garante comunale dei diritti delle persone private della libertà personale, Manuela Macario. Alla seduta ha partecipato anche la direttrice del carcere, Maria Martone.

Macario ha descritto una struttura complessa, con sezioni destinate a categorie diverse di detenuti, e ha richiamato i limiti del sistema penitenziario. “Il sistema carcerario nazionale è più punitivo che educativo e riabilitativo. È un problema di sistema, non soltanto del carcere di Ferrara, che comunque offre diverse attività”.

La garante, in carica dal novembre 2024, ha scelto di mantenere un contatto diretto con i detenuti, recandosi in carcere almeno una volta alla settimana. “Ritenevo importante che avessero un contatto con me. Il mio telefono è pubblico: ho fatto una scelta di campo, per far sentire la mia presenza e far capire che c’è qualcuno che è lì per garantire i diritti di tutti”.

L’attività si scontra però con i limiti di tempo a disposizione. “Le richieste sono sempre moltissime, non sempre tutte pertinenti, ma meritevoli di ascolto. Per una persona che lavora a tempo pieno come me, non è possibile rispondere a tutto”. Macario ha assicurato che continuerà a visitare regolarmente la struttura e a collaborare con la direzione e con gli agenti di polizia penitenziaria, anche loro sottodimensionati.

Tra le criticità segnalate c’è la scarsità di attività lavorative, che in precedenza coinvolgevano non più del 16% dei detenuti. La situazione è migliorata con l’arrivo di un’azienda di Altedo che opera nel settore del packaging e impiega persone in condizioni di fragilità. Le opportunità si sono così ampliate oltre le attività domestiche.

“Il non fare niente, o anche soltanto la percezione di non avere nulla da fare, crea nei detenuti una sensazione di tensione”, ha osservato la garante, che ha rivolto un appello alle imprese affinché offrano nuove occasioni di lavoro.

Un richiamo condiviso da Irene Fiorenti, referente del Cpia per i percorsi di istruzione in carcere. Le attività formative, ha spiegato, avrebbero bisogno del doppio delle risorse. Fiorenti ha chiesto di coinvolgere il Cpia nel protocollo d’intesa tra cooperative e Comune, valorizzando il ruolo dell’istruzione nei percorsi di reinserimento e nel riconoscimento dei tirocini lavorativi.

Macario ha segnalato anche problemi nell’assistenza sanitaria. Tra gli episodi riferiti, quello di un detenuto che non sarebbe stato accompagnato al pronto soccorso dopo avere rifiutato il trasferimento, senza che inizialmente fosse disponibile una documentazione del rifiuto. La situazione è stata successivamente affrontata.

Un’altra criticità riguarda l’accesso alle cartelle cliniche, che secondo la garante non sarebbe sempre diretto e tempestivo. In alcuni casi il detenuto deve rivolgersi al proprio avvocato per presentare la richiesta, con possibili costi a carico dell’interessato.

Macario ha inoltre segnalato una mancata comunicazione tra i servizi sanitari e il carcere sull’esistenza di percorsi specialistici preferenziali. La dirigenza dell’Ausl le avrebbe assicurato che sono stati individuati, mentre la direzione sanitaria dell’istituto non ne sarebbe stata informata. “C’è stato un problema di flusso informativo”, ha rilevato la garante, chiedendo maggiore attenzione da parte della sanità pubblica.

Francesco Levato, consigliere di Forza Italia e medico, ha chiesto chiarimenti sulla condivisione delle informazioni sanitarie, sull’esistenza di cartelle cliniche unificate e sulla possibilità per i detenuti di rivolgersi a professionisti privati. La direttrice Martone ha confermato che è possibile ricorrere, su richiesta, a professionisti privati, anche se non tutti possono permetterselo. Ha inoltre ricordato l’esistenza di un protocollo con i referenti dell’Ausl per condividere le informazioni sulle condizioni dei detenuti. “I percorsi diagnostici e terapeutici vengono definiti e realizzati. Non possono arrivare a tutti i detenuti, perché ne abbiamo oltre 400, ma cerchiamo di fare il meglio possibile”.

Il sovraffollamento e la carenza di personale sono stati al centro dell’intervento di Davide Nanni, consigliere del Pd. Gli agenti in servizio sono circa 150, a fronte di una dotazione prevista di 216 unità. Sono attesi 16 nuovi agenti, ma per Nanni occorre intervenire anche sul personale educativo, composto da appena quattro o cinque unità. Il consigliere ha chiesto inoltre chiarimenti sul nuovo padiglione e sul potenziamento degli organici. Martone ha riferito che, secondo quanto comunicato dal prefetto, è previsto un incremento del personale in relazione alla nuova struttura, attesa tra 18 e 24 mesi. Non è ancora noto quale tipologia di detenuti ospiterà, anche se la direttrice ipotizza una sezione di media sicurezza. “Nel nostro piccolo è stato tanto lo sforzo in sinergia con tutti per i progetti di educazione e riabilitazione”, ha aggiunto Martone, ricordando che attualmente 40 detenuti sono in regime di semilibertà.

Leonardo Fiorentini, consigliere della Civica Anselmo, ha espresso preoccupazione per l’ampliamento della struttura, che potrebbe portare la capienza a 600-700 persone. Un aumento che, secondo il consigliere, richiederà un rafforzamento delle misure alternative alla detenzione e delle opportunità di lavoro, oltre a una maggiore integrazione tra carcere e città.

Il tema delle persone tossicodipendenti è stato sollevato da Nanni e dalla garante. Macario ha spiegato che, anche quando i magistrati di sorveglianza indicano la comunità come alternativa alla detenzione, il Serd incontra difficoltà a trovare collocazioni adeguate, per la carenza di strutture e i criteri di accesso. “Ci sono persone che non dovrebbero stare in carcere, ma in comunità di recupero, in strutture di salute mentale o in contesti più piccoli e contenuti”, ha affermato.

Marzia Marchi, consigliera del Movimento 5 stelle, ha richiamato i problemi del sovraffollamento e del lavoro. Iolanda Madeo, consigliera di Fratelli d’Italia, ha invece ricordato gli interventi del governo sul sistema penitenziario, citando le nuove misure a tutela della polizia penitenziaria, le assunzioni di agenti e i progetti per aumentare i posti detentivi entro il 2027. Il suo intervento ha suscitato la critica di Marchi, che lo ha giudicato troppo politico.

In chiusura, Macario ha ribadito la necessità di un impegno condiviso tra istituzioni, sanità, operatori penitenziari e imprese. “Questo quadro critico riguarda anche tutti noi cittadini. Dobbiamo ricordarci di queste persone”, ha concluso, rinnovando l’appello alle aziende interessate a offrire opportunità lavorative ai detenuti.

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