Cento. L’osteosarcoma è un tumore maligno primitivo dell’osso, molto aggressivo, frequente in età pediatrica, adolescenziale e nei giovani adulti, con un picco durante il massimo sviluppo scheletrico. Nel corso degli ultimi anni, diversi sono stati i giovani residenti nei Comuni di Cento e Pieve di Cento che hanno combattuto contro questa terribile malattia.
La Fondazione Cassa di Risparmio di Cento, nell’ambito delle possibilità derivanti dal settore di intervento dedicato alla Salute Pubblica, ha deciso di donare un “sequenziatore molecolare” ad altissima precisione con un contributo di 112 mila euro. Destinatario di questo intervento è l’Istituto Ortopedico Rizzoli che’ pochi giorni fa è stato inserito al nono posto mondiale, tra gli ospedali ortopedici, centro d’eccellenza alle porte di casa, riferimento imprescindibile anche per la comunità dell’area centese.
Sensibilizzata dalle famiglie che hanno vissuto la malattia di un figlio ancora minorenne, la Fondazione ha scelto di dare un segnale di vicinanza e speranza, acquistando e donando una nuova apparecchiatura di Pcr quantitativa, destinata al Laboratorio di Ricerca Oncologica e Genomica Funzionale (Oncogen) diretto dalla dottoressa Katia Scotlandi.
L’apparecchiatura è stata presentata al Rizzoli alla presenza della Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Cento Raffaella Cavicchi, accolti dal direttore generale Andrea Rossi, dalla direttrice scientifica Milena Fini e dalla direttrice del Laboratorio di Ricerca Oncologica Katia Scotlandi. Presenti anche i genitori di Giovanni Negrini, giovane centese scomparso lo scorso anno dopo aver combattuto la malattia per molto tempo.
“Sostenere la ricerca significa investire nella salute e nel futuro della nostra comunità. Con questa donazione vogliamo essere vicini alle famiglie che affrontano malattie complesse come l’osteosarcoma e contribuire concretamente al lavoro dei ricercatori del Rizzoli. Ogni passo avanti nella ricerca rappresenta una speranza in più per i giovani pazienti e per le loro famiglie” sono le parole della presidente della Fondazione Cr Cento Raffaella Cavicchi.
Il nuovo strumento consentirà al laboratorio di effettuare analisi molecolari molto più precise. La Pcr quantitativa permette infatti di misurare l’espressione di specifici geni e di analizzare contemporaneamente pannelli di biomarcatori, cioè molecole misurabili la cui analisi permette di individuare anche minime alterazioni non rilevabili con esami tradizionali, anche con quantità limitate di materiale biologico. Questa tecnologia sarà impiegata in particolare per lo studio dell’osteosarcoma e del sarcoma di Ewing, con l’obiettivo di identificare marcatori associati all’aggressività della malattia, alla capacità delle cellule tumorali di sviluppare metastasi e alla risposta o resistenza ai trattamenti.
“Siamo profondamente grati alla Fondazione Cassa di Risparmio di Cento per questo preziosissimo contributo alla nostra attività di ricerca – sottolinea la dottoressa Katia Scotlandi. – La possibilità di disporre di una tecnologia di ultima generazione per la Pcr quantitativa ci permetterà di analizzare in maniera più rapida, precisa e sistematica specifici pannelli di geni e biomarcatori. Il nostro obiettivo è trasformare le conoscenze sulla biologia dei sarcomi in informazioni che possano essere utili anche sul piano clinico e quindi terapeutico, attraverso una migliore comprensione del comportamento della malattia e della risposta ai trattamenti”.
Riuscire a riconoscere precocemente caratteristiche biologiche associate a maggiore aggressività o resistenza terapeutica potrebbe contribuire, in prospettiva, a rendere i trattamenti più mirati alle caratteristiche della malattia.
“La ricerca sui sarcomi primitivi dell’osso affronta patologie rare e biologicamente complesse – aggiunge Scotlandi. – Per questo è fondamentale poter contare su strumenti che permettano di verificare rapidamente le ipotesi generate dalla ricerca genomica e di concentrarsi sui biomarcatori realmente rilevanti. La nuova apparecchiatura ci consentirà di fare questo lavoro con maggiore efficienza e di rafforzare il collegamento tra ricerca di laboratorio e prospettive applicative per i pazienti”.
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