Attualità
5 Ottobre 2026
Intervento della scrittrice e docente Francesca Boari che si rivolge al sindaco Alan Fabbri dopo il suo intervento sui fatti avvenuti al Liceo Ariosto

Riflessioni di una docente rivolte al sindaco

di Redazione | 3 min

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Il 5 ottobre ricorre la Giornata Mondiale degli Insegnanti, istituita nel 1994. All’interno dell’Azienda Ospedaliero – Universitaria di Ferrara è attiva la Scuola in Ospedale

Ho letto con molta attenzione le Sue riflessioni relative al drammatico episodio avvenuto al Liceo Classico Ariosto. La vicinanza alla vittima, alla sua famiglia e a tutta la comunità scolastica è un sentimento primario che unisce indistintamente tutti noi cittadini.

Tuttavia, credo sarebbe stato importante integrare questa vicinanza con un pensiero rivolto anche a quel ragazzo di ventidue anni e alla sua famiglia. Liquidare l’accaduto come il gesto d’impulso di un singolo, cosiddetto “raptus di follia” citato dalla cronaca (tra l’altro il termine “ raptus “ è di gran lunga superato), rischia di farci distogliere lo sguardo da ciò che realmente rappresenta: la manifestazione improvvisa e drammatica di una sofferenza psichiatrica non intercettata. Una empatia che voglia essere autentica insieme ad una sana responsabilità politica dovrebbero spingerci ad abbracciare il dolore di tutte le famiglie coinvolte in questo accadimento che non è certo isolato, compresa quella di un giovane travolto da un disagio profondo.

È proprio a partire da questa lettura che le soluzioni da Lei ipotizzate — in particolare il richiamo a una maggiore rigidità nei controlli fino all’ipotesi estrema dei metal detector (già pensata dal ministro dell’istruzione e del merito)— meritano una riflessione critica. Affidarsi in via prioritaria alla logica della sorveglianza significa scambiare il sintomo con la causa, offrendo una risposta semplicistica e, a mio avviso del tutto controproducente, a una problematica che è prima di tutto sanitaria, umana ed educativa.

Già cinquant’anni fa, nel suo celebre saggio Sorvegliare e punire, Michel Foucault ci ricordava come le istituzioni, quando rinunciano a comprendere le radici della sofferenza per concentrarsi esclusivamente sul controllo dei corpi e degli spazi, trasformino i luoghi di vita in architetture della disciplina. Trasferire logiche di filtraggio e barriere fisiche all’interno della scuola rischia di snaturarne la funzione fondante. La scuola è, e deve rimanere, uno spazio aperto di fiducia, crescita e relazione, non un recinto di sicurezza passiva che può trasmette ai nostri discenti solo un messaggio implicito di diffidenza e contenimento.

La violenza figlia del disagio mentale non si ferma un rilevatore di metalli; si previene costruendo reti d’ascolto, potenziando i servizi di igiene mentale sul territorio, rafforzando il supporto psicologico negli istituti e sostenendo le famiglie e i docenti nell’intercettare i segnali di sofferenza prima che esplodano.

Istituire controlli più rigidi può dare l’illusione immediata di sicurezza, ma rischia di farci scivolare verso una società della sorveglianza che rinuncia a curare ed educare per limitarsi a contenere.

Le chiedo quindi, nella Sua veste di Primo Cittadino, di farsi promotore di una visione diversa: non una scuola che si chiude e si blinda per paura, ma una città che si prende cura della vulnerabilità dei suoi giovani con risorse sanitarie, educative e culturali all’altezza della sfida.

Francesca Boari*, quisquis e populo
*docente e scrittrice

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