Attualità
9 Agosto 2026
L’architetto e curatore ferrarese interviene sulla concessione alla Fondazione Slam Jam: "Può essere destinata un’altra sede, questo palazzo deve restare dei ferraresi"

Prosperi Sacrati, Squarcia: “7 milioni pubblici, non si vanifica tutto con un blitz amministrativo”

di Redazione | 3 min

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“Non sono per principio contrario a concedere spazi pubblici a fondazioni o associazioni. Anzi. Ma qui il caso è molto, molto diverso”. Nel dibattito sul futuro di Palazzo Prosperi Sacrati interviene Alberto Squarcia, architetto ferrarese, studioso di arte, architettura e design del Novecento, curatore di mostre in Italia e all’estero e protagonista da decenni della vita culturale cittadina.

Nato a Ferrara nel 1949 e laureato in Architettura a Venezia nel 1975, Squarcia ha costruito una parte importante della propria attività professionale attorno all’ideazione e all’organizzazione di esposizioni ed eventi culturali. Nel corso degli anni ha curato mostre in numerosi Paesi, collaborando in particolare con le istituzioni italiane e con gli Istituti italiani di Cultura, dal Canada all’Europa orientale, fino alla Thailandia, alla Cina e a Taiwan.

Il suo rapporto con la cultura ferrarese è stato però altrettanto diretto. Per sei anni, in qualità di una rete di associazioni culturali, ha gestito Porta degli Angeli, trasformandola in uno spazio dedicato a pittura, scultura, light art, danza, teatro, musica e performance, con decine di iniziative realizzare, sottolinea lui stesso, “in assoluta economia”.

Nel 2015 ha inoltre fondato Ferrara Film Commission ed è anche tra gli ideatori e organizzatori del Ferrara Film Corto, l’internazionale dedicato al cortometraggio, del quale oggi è presidente onorario.

È dunque da una lunga esperienza maturata nella gestione di spazi culturali, nell’organizzazione di mostre e nel rapporto con istituzioni italiane e internazionali che nasce il suo intervento sulla scelta del Comune di concedere per sei anni Palazzo Prosperi Sacrati alla Fondazione Slam Jam Luca Benini.

Il primo punto sollevato da Squarcia riguarda il valore economico e simbolico dell’edificio. “Per restaurare Palazzo da Castello, Prosperi Sacrati sono stati spesi 7 milioni di euro – scrive -. Forse non fa più effetto niente, ma si tratta di soldi pubblici e dei contribuenti, dei cittadini”. A questa cifra, ricorda, vanno aggiunti gli 800mila euro utilizzati per acquistare il palazzo.

Per Squarcia non si tratta quindi di un immobile pubblico come un altro, ma di “uno dei palazzi più belli di Ferrara”, sul quale per anni era stata prospettata una funzione precisa: diventare un ampliamento del vicino Palazzo dei Diamanti e ospitare in particolare mostre di arte contemporanea.

Ed è proprio il cambio di prospettiva a finire nel mirino dell’architetto: “Tutto questo – sostiene – viene vanificato in un mese estivo con un blitz amministrativo”.

Squarcia precisa di non avere alcuna contrarietà di principio all’utilizzo di immobili pubblici da parte di associazioni o fondazioni. Il problema, nel caso di Prosperi Sacrati, sarebbe piuttosto la scelta del luogo.

“A fondazioni e associazioni come quella a cui è stato assegnato possono essere date altre location ferraresi, ci sono – afferma -, ma non la perla, o il ‘secondo diamante’, come lo ha definito un giornalista in questi giorni”.

Il suo intervento arriva mentre sulla concessione di Prosperi Sacrati resta aperto il confronto pubblico. Il 30 luglio il Comune ha disposto l’aggiudicazione definitiva alla Fondazione Slam Jam Luca Benin, unica partecipante della procedura, per una concessione gratuita di sei anni.

Le consigliere Sara Conforti (Pd) e Anna Zonari (La Comune di Ferrara) hanno intanto chiesto l’accesso agli atti per verificare l’iter seguito, dai requisiti della Fondazione ai criteri e ai punteggi della commissione, fino alle verifiche precedenti all’aggiudicazione.

Squarcia porta però la discussione soprattutto sul futuro culturale dell’edificio. La sua proposta è mantenerlo all’interno del sistema museale pubblico cittadino. “Invece di pensare in maniera negativa – scrive – bisognerebbe pensare che esiste a Ferrara un eccellenza assoluta, il Museo di Arte Moderna, che lo è da anni per mostre ed eventi culturali e che c’è il personale e ci sono i dirigenti adeguati per gestire questo palazzo”.

Per Squarcia, quindi, il nodo va oltre il singolo affidamento e riguarda il destino di un bene monumentale recuperato con milioni di euro pubblici: un palazzo che dovrebbe prima di tutto rimanere “dei ferraresi, di Ferrara, della città”.

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