Un intervento ad alta tecnologia ha segnato l’inizio di un percorso innovativo per il trattamento della sindrome dello stretto toracico superiore.
Questa procedura è stata eseguita dalle équipe delle Unità Operative di Chirurgia Toracica e Chirurgia Vascolare dell’Ospedale di Cona, guidate rispettivamente dal dott. Giampiero Dolci e dal prof. Aaron Thomas Fargion.
Nel corso dell’operazione chirurgica, eseguita a causa di questa patologia fortemente invalidante che colpisce in prevalenza i soggetti giovani, è stata rimossa – con successo – la prima costa di un paziente sfruttando la precisione della tecnica robotica mininvasiva.
La malattia è determinata da una compressione delle strutture nervose e dei vasi sanguigni nel delicato passaggio tra il collo e la spalla, precisamente nello spazio compreso tra la clavicola e la prima costa. Chi ne soffre convive con un forte dolore alle braccia che si acutizza compiendo determinati movimenti; una condizione che limita pesantemente la sfera sociale e l’attività lavorativa.
Ha un’incidenza di 50 casi circa ogni 1000 persone e colpisce principalmente il sesso femminile tra i 30 e 50 anni. Se non viene diagnosticata e trattata in tempo la sindrome può provocare – nel lungo periodo – danni severi, come trombosi, embolie e una progressiva perdita della funzionalità muscolare degli arti superiori. Nonostante la gravità i casi sono spesso sottostimati: a causa di sintomi iniziali piuttosto generici, la patologia viene frequentemente scambiata per una tendinopatia della spalla, una radicolopatia o un’ernia cervicale, allungando i tempi per una diagnosi corretta.
L’operazione effettuata fa da apripista ad un programma terapeutico ben definito. Proprio per garantire una gestione ottimale e a 360 gradi dei pazienti verrà costituito un apposito gruppo di lavoro multidisciplinare. Questo team specializzato sarà coordinato dal dott. Luca Traina – chirurgo vascolare con un’ampia esperienza in questo specifico campo – che verrà coadiuvato dal dott. Nicola Tamburini dell’Unità Operativa di Chirurgia Toracica. L’obiettivo del gruppo è standardizzare il trattamento di questa malattia, offrendo ai pazienti tutti i vantaggi della chirurgia robotica mininvasiva. Questo approccio permette infatti di superare i vecchi accessi chirurgici del passato, che risultavano ampi e demolitivi per una patologia di natura benigna.
“La tecnologia robotica – afferma Traina – rappresenta un cambio di paradigma fondamentale per questo tipo di interventi. Il vantaggio maggiore è quello di riuscire a rimuovere interamente la costa con un approccio chirurgico robotico innovativo. Poter disporre di una visione migliore e tridimensionale ci permette di isolare e proteggere i delicatissimi fasci vascolo-nervosi con una precisione millimetrica, minimizzando i rischi di lesioni. Per il paziente i vantaggi sono tangibili: l’approccio è minimamente invasivo, il dolore fisico post-operatorio si riduce e i tempi di degenza in ospedale diventano più brevi, consentendo un recupero e un ritorno alla normalità praticamente immediati”.
“La sindrome dello stretto toracico superiore – mette in rilievo Dolci – è una patologia complessa che si colloca esattamente all’incrocio tra diverse discipline mediche, poiché coinvolge in modo dinamico sia le strutture nervose che quelle vascolari. Proprio per questa sua natura l’adozione di un approccio rigidamente settoriale è insufficiente. La nascita di questo gruppo di lavoro multidisciplinare rappresenta una svolta fondamentale: la sinergia e il confronto quotidiano tra chirurghi toracici, chirurghi vascolari e altri specialisti sono gli unici strumenti che ci permettono di formulare una diagnosi precoce e accurata, personalizzando il percorso di cura per garantire al paziente il miglior risultato terapeutico possibile”.
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