Attualità
8 Agosto 2026
Familiari, utenti e associazioni rivendicano il valore storico, sociale e riabilitativo della sede aperta nel 1989

Maccacaro, l’appello per salvare la ‘scuolina’: “No alla vendita”

di Redazione | 2 min

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Giulio Alfredo Maccacaro ha rivoluzionato scienza e medicina negli anni Sessanta e Settanta, promuovendo una visione emancipatrice e democratica della salute; è stato uno studioso e un militante che ha lottato per una medicina libera dal potere e attenta ai diritti e alla dignità di ogni persona.

E non a caso a Giulio Alfredo Maccacaro è intitolato il centro diurno psichiatrico di Via Marco Polo, nella “scuolina”, come è chiamato la stabile dai ferraresi, la palazzina dei primi del Novecento posta all’ingresso sud-est della città.

Ed è stato proprio ricordando l’apertura del centro, avvenuta nel 1989, che mercoledì 5 agosto presso il CSV, si è aperto l’incontro promosso dal gruppo “La Formica” (famigliari e amici di utenti seguiti dal centro salute mentale), gruppo appartenente all’Associazione “Auto Mutuo aiuto in Rete OdV”.

Una sala conferenze gremita di persone ha visto la presenza di numerosi famigliari, utenti e cittadini, che hanno voluto essere presenti per esprimere la grande preoccupazione e il profondo disagio per lo spostamento del centro diurno. O meglio, come dichiarato da Ausl per la riorganizzazione delle sedi, sia del Maccacaro che del centro diurno Il Convento di San Bartolo.

È stata sottolineata da tutti l’importanza della sede, del “ luogo”, che non è solamente spazio fisico, ma il “luogo” per eccellenza, in cui per molti ha inizio il percorso riabilitativo. Luogo in cui, nello spirito di socialità, anche la cittadinanza ha partecipato a numerosi eventi che hanno visto la collaborazione di associazioni culturali della città. Luogo con spazi interni ed esterni adeguati alle attività, all’accoglienza e alle esigenze degli utenti che ogni giorno in autonomia vi si recano.

Il dott. Russo, tra i fondatori del Maccacaro, ha rimarcato anche la valenza storica e terapeutica che tale luogo rappresenta, come prima esperienza di radicamento nel contesto cittadino fuori dalle mura dell’Ospedale Psichiatrico finalmente chiuso.

Famigliari, utenti, cittadini e Associazioni sensibili al tema della salute mentale e dell’inclusione, chiedono al Comune di rinunciare alla vendita dell’immobile, al fine di permettere di continuare il percorso di integrazione nel luogo conosciuto, dando la priorità alla salute dei suoi cittadini più fragili.

Al contempo famigliari, utenti e cittadini chiedono all’Ausl, nello spirito di collaborazione, un incontro e un reale confronto sulla riorganizzazione delle sedi, come citato dalla stampa locale, compresa la sede per il centro diurno San Bartolo.

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