Finisce con un’assoluzione e una condanna in primo grado il processo a carico del 37enne di nazionalità nigeriana, finito alla sbarra per l’aggressione all’avvocato Gianluca Bonazza, candidato sindaco di Fratelli d’Italia alle elezioni comunali di Lagosanto del 2024, e alla moglie. Nella mattinata di giovedì 16 luglio, infatti, la giudice Rosalba Cornacchia del tribunale di Ferrara ha assolto l’imputato dalle accuse di lesioni personali e stalking nei confronti della coppia di coniugi, mentre lo ha condannato a sette mesi per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale.
Il fatto risale allo scorso 1° settembre in via Carlo Mayr.
Stando al quadro accusatorio, ricostruito sulla base della denuncia sporta dai coniugi Bonazza, quella sera – intorno alle 23.30 – i due videro l’uomo, a loro già noto, che stava orinando sul muro della loro abitazione e, a differenza di altre volte, in cui aveva preferito lasciar andare, l’avvocato gli avrebbe chiesto di spostarsi da un’altra parte per espletare i propri bisogni. Per tutta risposta, il 37enne – aveva poi raccontato Bonazza agli inquirenti – avrebbe sputato contro di loro, proferendo nei loro confronti insulti e poi minacciandoli entrambi di morte.
Marito e moglie fecero quindi per entrare in casa utilizzando la porta del garage, ma improvvisamente la donna venne afferrata alle spalle e scaraventata a terra. A quel punto il marito afferrò il primo oggetto che gli capitò sotto mano, un paletto segnalatore in alluminio, e con quello riuscì a spingere il 37enne fuori dall’abitazione. Quest’ultimo però – sempre secondo la versione dei fatti fornita dalla persona offesa – riuscì a strappargli di mano lo stesso paletto e con quello iniziò a colpire l’avvocato, che – così come la consorte – riportò alcune ferite.
Bonazza, una volta visitato al pronto soccorso dell’ospedale Sant’Anna di Cona, riportò sette giorni di prognosi per una contusione alla coscia e alcune escoriazioni a braccio e gomito. Identica prognosi per la moglie per una distrazione al rachide.
Due giorni dopo, il 3 settembre, su segnalazione dei coniugi Bonazza, i carabinieri intervennero nei pressi della loro abitazione. La coppia riferì ai militari di aver notato lo stesso 37enne davanti a casa mentre, secondo l’accusa, cercava di guardare all’interno dell’abitazione attraverso le finestre. Davanti ai militari del 112, l’uomo avrebbe reagito con violenza, tanto da essere arrestato con le accuse di resistenza e lesioni a pubblico ufficiale. Per riuscire a contenerlo e immobilizzarlo, i carabinieri furono costretti a utilizzare il taser. Durante le fasi dell’arresto, il 37enne avrebbe colpito i militari con calci e morsi, provocando a entrambi lesioni giudicate guaribili in cinque giorni.
All’epoca dei fatti, la giudice Rosalba Cornacchia ne aveva convalidato l’arresto e fornito il successivo nulla osta all’espulsione, respingendo la richiesta di custodia cautelare in carcere avanzata dal pm, applicando invece il divieto di dimora nel Comune di Ferrara. Successivamente, con l’avvio delle procedure da parte dell’Ufficio Immigrazione della Questura, era stato accompagnato nel Cpr di Torino, dove però – dopo sessanta giorni – aveva chiesto di rivalutare la propria posizione, chiedendo la protezione internazionale. Richiesta ritenuta legittima dai giudici d’Appello.
Nel mentre il processo è proseguito. In aula l’imputato ha fornito versioni diametralmente opposte a quelle sostenute dall’accusa. Non solo ha negato di essere l’aggressore, ma ha anche sostenuto di essere stato lui stesso aggredito per primo da Bonazza. Una versione dei fatti confermata da una testimone sentita all’ultima udienza che, solamente dopo alcuni mesi da quella vicenda, quando il processo era già approdato alla fase dibattimentale, aveva deciso di farsi avanti e di rivolgersi all’avvocato difensore dell’imputato per raccontare – come poi ha fatto in aula – quanto aveva assistito in quegli istanti.
Nonostante ciò, la Procura aveva comunque chiesto la condanna del 37enne a due anni. Il tribunale invece, alla luce di quanto emerso durante l’istruttoria dibattimentale, ha assolto l’imputato dall’accusa di stalking perché il fatto non sussiste e da quella di lesioni personali ai danni dei coniugi Bonazza perché il fatto non costituisce reato. È stata invece pronunciata una condanna a sette mesi, in continuazione, per i reati di resistenza e lesioni a pubblico ufficiale commessi durante l’intervento dei carabinieri. Con la sentenza è stato inoltre revocato il divieto di dimora nel Comune di Ferrara a cui il 37enne era sottoposto.
“Si tratta di un risultato importante, perché al mio assistito venivano contestati reati molto gravi. Tuttavia, quanto emerso nel corso del dibattimento ha portato il giudice a pronunciare un’assoluzione per le imputazioni più pesanti. Non possiamo che essere soddisfatti dell’esito del processo”, ha commentato l’avvocato difensore Giuseppe Cusato.
Di tutt’altro tenore il commento dell’avvocato Gianluca Filippone, legale che assiste i coniugi Bonazza, che ha annunciato l’intenzione di impugnare la sentenza. “Siamo esterrefatti. Pur nel rispetto della decisione presa dal tribunale, attendiamo di leggere le motivazioni perché riteniamo che la sentenza non valorizzi adeguatamente gli elementi emersi nel corso del processo. È stato dato credito alla testimonianza di una persona la cui ricostruzione presentava, a nostro avviso, numerosi profili di dubbio. Troviamo la decisione sconcertante, anche perché alcuni aspetti emersi in dibattimento ci sembrano indiscutibili. Inoltre, la testimonianza ritenuta attendibile riguarda comunque una fase successiva rispetto all’aggressione subita dai coniugi Bonazza. Per queste ragioni presenteremo sicuramente appello”.
Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 90 giorni.
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