Cronaca
11 Luglio 2026
A processo c'è un 37enne di nazionalità nigeriana con l'accusa di lesioni personali e stalking. Una testimone però racconta una versione diversa dei fatti: "L'imputato è stato colpito per primo"

Aggredì l’avvocato Bonazza e moglie. La Procura chiede due anni

di Davide Soattin | 4 min

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La Procura di Ferrara ha chiesto due anni di pena per il 37enne di nazionalità nigeriana finito a processo per lesioni personali e stalking nei confronti dell’avvocato Gianluca Bonazza, candidato sindaco per Fratelli d’Italia alle elezioni comunali di Lagosanto nel 2024, e della moglie.

La richiesta è arrivata nel pomeriggio di venerdì 10 luglio, mentre il fatto sarebbe avvenuto lo scorso 1° settembre in via Carlo Mayr, quando la coppia stava rientrando a casa dopo una passeggiata con il proprio cane.

Stando al quadro accusatorio, ricostruito sulla base della denuncia sporta dai coniugi Bonazza, quella sera – intorno alle 23.30 – i due videro l’uomo, a loro già noto, che stava orinando sul muro della loro abitazione e, a differenza di altre volte, in cui aveva preferito lasciar andare, l’avvocato gli avrebbe chiesto di spostarsi da un’altra parte per espletare i propri bisogni. Per tutta risposta, il 37enne – aveva poi raccontato Bonazza agli inquirenti – avrebbe sputato contro di loro.

Marito e moglie fecero quindi per entrare in casa utilizzando la porta del garage, ma improvvisamente la donna venne afferrata alle spalle e scaraventata a terra. A quel punto il marito afferrò il primo oggetto che gli capitò sotto mano, un paletto segnalatore in alluminio, e con quello riuscì a spingere il 37enne fuori dall’abitazione. Quest’ultimo però – sempre secondo la versione dei fatti fornita dalla persona offesa – riuscì a strappargli di mano lo stesso paletto e con quello iniziò a colpire l’avvocato, che – così come la consorte – rimase ferito.

Durante l’udienza di ieri è stata però sentita in aula una testimone che, soltanto alcuni mesi dopo i fatti e quando il processo era già approdato alla fase dibattimentale, aveva deciso di contattare il difensore del 37enne, l’avvocato Giuseppe Cusato. A lui, la donna aveva riferito di aver assistito all’accaduto e di poter fornire una versione dei fatti diametralmente opposta a quella sostenuta dall’accusa, affermando che sarebbe stato l’attuale imputato a essere stato aggredito per primo e non invece, come contestato dalla Procura, il legale.

La donna ha raccontato che quella sera stava rientrando a casa in bicicletta quando, all’altezza di via Porta San Pietro, aveva sentito un cane abbaiare “in modo fuori misura” e alcune persone urlare. Incuriosita, aveva deciso di fermarsi per capire cosa stesse accadendo. “Mi sono nascosta e mi sono messa a guardare. C’erano due uomini e una donna in strada. A un certo punto ho visto l’uomo bianco dare un pugno al ragazzo nero, mentre la signora urlava: «Basta, basta, smettetela». Poi l’uomo bianco è entrato nell’immobile ed è uscito con un bastone, che sembrava il manico di una scopa, iniziando a colpire il ragazzo nero un paio di volte. Il ragazzo era in piedi con la bicicletta in mano. La bici poi era finita per terra, ma non ricordo se lui fosse caduto”.

Su questo passaggio l’avvocato Gianluca Filippone, legale che assiste Bonazza e la moglie, ha contestato alla testimone alcune difformità rispetto a quanto da lei riferito in precedenza, osservando come in una precedente versione avesse dichiarato che il giovane fosse caduto a terra. Durante la propria deposizione, la donna ha inoltre mostrato alcune incertezze anche nell’individuare, tra le fotografie mostrate in aula, il punto esatto dal quale avrebbe assistito alla scena. La testimone ha quindi proseguito il proprio racconto, riferendo quanto avrebbe visto nei momenti successivi: “Mi sono nascosta di nuovo e, quando mi sono riaffacciata, ho visto che il ragazzo nero aveva il bastone in mano e stava colpendo il signore bianco. A quel punto il ragazzo è andato via e me ne sono andata anch’io”.

Interrogata sul motivo per cui quella sera non avesse chiamato le forze dell’ordine né avesse riferito prima quanto dichiarato in aula, la testimone ha infine risposto: “Mi sono dimenticata di quella vicenda. Poi, qualche tempo fa, ho sentito alcuni ragazzi parlare di questo processo in un bar e mi è scocciato non dire nulla. Se non hanno chiamato le forze dell’ordine loro, perché avrei dovuto farlo io? Non volevo nemmeno essere qui, ma non mi sembrava giusto che una persona fosse messa nei guai quando penso che non c’entrasse nulla“.

Bonazza, una volta visitato al pronto soccorso dell’ospedale Sant’Anna di Cona, riportò sette giorni di prognosi per una contusione alla coscia e alcune escoriazioni a braccio e gomito. Identica prognosi per la moglie per una distrazione al rachide.

Il procedimento tornerà in aula il 16 luglio per la sentenza.

 

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