Non solo ha negato di essere l’aggressore, ma ha anche sostenuto di essere stato lui stesso aggredito per primo. È questa la versione fornita dal 37enne di nazionalità nigeriana finito a processo con la duplice accusa di lesioni personali e stalking nei confronti dell’avvocato Gianluca Bonazza, candidato sindaco per Fratelli d’Italia alle elezioni comunali di Lagosanto nel 2024, e della moglie. Il fatto sarebbe avvenuto lo scorso settembre in via Carlo Mayr, mentre la coppia stava rientrando a casa dopo una passeggiata con il proprio cane.
L’imputato è stato sentito ieri (venerdì 8 maggio) mattina, davanti alla giudice Rosalba Cornacchia. Stando al quadro accusatorio, ricostruito sulla base della denuncia sporta dai coniugi Bonazza, quella sera – intorno alle 23.30 – i due videro l’uomo, a loro già noto, che stava orinando sul muro della loro abitazione e, a differenza di altre volte, in cui aveva preferito lasciar andare, l’avvocato gli avrebbe chiesto di spostarsi da un’altra parte per espletare i propri bisogni. Per tutta risposta, il 37enne – aveva poi raccontato Bonazza – avrebbe sputato contro di loro.
Marito e moglie fecero quindi per entrare in casa utilizzando la porta del garage, ma improvvisamente la donna venne afferrata alle spalle e scaraventata a terra. A quel punto il marito afferrò il primo oggetto che gli capitò sotto mano, un paletto segnalatore in alluminio, e con quello riuscì a spingere il 37enne fuori dall’abitazione. Quest’ultimo però – sempre secondo la versione dei fatti fornita dalla persona offesa – riuscì a strappargli di mano lo stesso paletto e con quello iniziò a colpire l’avvocato, che – così come la consorte – rimase ferito.
Bonazza, assistito dall’avvocato Gianluca Filippone, una volta visitato al pronto soccorso dell’ospedale Sant’Anna di Cona, riportò sette giorni di prognosi per una contusione alla coscia e alcune escoriazioni a braccio e gomito. Identica prognosi per la moglie per una distrazione al rachide.
In aula, il 37enne ha però respinto tutte le accuse. Secondo il suo racconto, quella sera stava transitando in via Mayr quando il cane della coppia avrebbe iniziato ad abbaiare contro di lui. Tra lui e Bonazza sarebbe quindi nato un acceso scambio di parole, degenerato – stando alla versione dell’imputato – quando l’avvocato avrebbe iniziato per primo ad aggredirlo, facendolo cadere dalla bicicletta. Successivamente avrebbe impugnato un bastone, colpendolo più volte alla spalla. Solo a quel punto il 37enne sarebbe riuscito a sottrargli il bastone e avrebbe reagito colpendo a sua volta Bonazza. L’uomo ha inoltre sostenuto di non aver mai alzato le mani nei confronti della moglie dell’avvocato, fornendo in aula una versione diversa rispetto a quella inizialmente ricostruita dagli inquirenti.
Due versioni dei fatti diametralmente opposte, alle quali se ne aggiungerà una terza nella prossima udienza. Si tratta di quella di una donna inglese, citata come testimone dalla difesa dell’imputato, rappresentata dall’avvocato Giuseppe Cusato, che avrebbe assistito direttamente alla scena dell’aggressione e che sarebbe pronta a fornire una ricostruzione che confermerebbe quanto affermato in aula dall’imputato.
Oltre che di lesioni e stalking, il 37enne – inizialmente accompagnato al Cpr di Torino, ma successivamente rimesso in libertà dopo aver presentato richiesta di protezione internazionale – deve rispondere anche dell’accusa di resistenza a pubblico ufficiale. Tre giorni dopo la presunta aggressione, infatti, i carabinieri lo arrestarono non senza difficoltà: secondo quanto ricostruito, l’uomo avrebbe colpito i militari con morsi e calci e, per riportarlo alla calma, si rese necessario l’utilizzo del taser. Anche su questo episodio, l’imputato ha negato ogni addebito.
Il processo tornerà in aula il 10 luglio.
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