È stata confermata, nella mattinata di ieri, la custodia cautelare in carcere per la 40enne fermata lunedì 29 giugno con l’accusa di tentato omicidio ai danni della coinquilina 60enne.
Il giudice ha confermato l’impostazione accusatoria della Procura, respingendo la richiesta della difesa che, dopo l’interrogatorio di garanzia della donna, aveva chiesto di riqualificare la contestazione in lesioni gravi e di revocare la misura della custodia cautelare in carcere.
La donna, di nazionalità nigeriana, aveva fornito la propria versione dei fatti durante l’interrogatorio di garanzia. Secondo la ricostruzione della difesa, la convivenza con la coinquilina sessantenne, arrivata nell’abitazione a gennaio, sarebbe stata difficile fin dall’inizio, fino all’episodio sfociato nell’aggressione.
Quella sera la donna era da poco rientrata a casa con le quattro figlie e avrebbe iniziato a riparare un mobile con l’ausilio di un martello. La coinquilina avrebbe quindi iniziato a protestare, prima intimandole di andarsene e poi spingendola. Sarebbe stata questa, secondo la difesa, la causa della reazione della 40enne, che riferisce di essere caduta a terra due volte.
La 60enne, ricoverata in ospedale subito dopo i fatti, non è in pericolo di vita.
La 40enne resta invece detenuta nel carcere della Dozza di Bologna. Parallelamente si apre ora il tema dell’affidamento delle quattro figlie minorenni, la cui collocazione sarà valutata dai servizi sociali.
“Considero – ha dichiarato l’avvocato difensore Massimo Cipolla – il servizio sociale una delle componenti maggiormente chiamate a dare attuazione alla nostra Costituzione”.
Proprio i servizi sociali estensi saranno chiamati a individuare la futura collocazione delle bambine. In queste ore è previsto un incontro che dovrebbe coinvolgere anche una realtà del Terzo settore disponibile ad accoglierle.
“So – ha aggiunto l’avvocato Cipolla – che il servizio sociale e il Terzo settore della città stanno cercando di assegnare alle quattro figlie minorenni della mia assistita una collocazione nella quale possano rimanere tutte e quattro unite, continuando il loro percorso di vita a Ferrara, dove potranno avere appoggio e sostegno in un momento difficilissimo delle loro vite”.
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