Cronaca
2 Luglio 2026
La 40enne fermata dalla polizia ha fornito la propria versione dei fatti davanti al giudice. L'avvocato difensore Massimo Cipolla: "La mia assistita ha subito, fin dall'ingresso della signora nell'abitazione, comportamenti volti a sollecitarne l'allontanamento"

Tentato omicidio al Doro. “Spinta a terra due volte, ho reagito col martello”

di Davide Soattin | 3 min

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La Procura di Ferrara ha avanzato una richiesta di condanna a tre anni e sei mesi per il 46enne di nazionalità straniera, finito a processo con la duplice accusa di rapina e lesioni nei confronti di un altro uomo di nazionalità tunisina per la violenta aggressione avvenuta due anni fa nelle vicinanze di piazzetta Cacciaguida, a pochi passi dal Castello Estense

Ha parlato e ricostruito quanto accaduto la 40enne di nazionalità nigeriana fermata lunedì 29 giugno con l’accusa di tentato omicidio ai danni della coinquilina. La donna, detenuta da due giorni nel carcere della Dozza di Bologna, nella mattinata di ieri (mercoledì 1° luglio) ha affrontato l’interrogatorio di garanzia davanti al gip Marco Peraro del tribunale di Ferrara. Nelle prossime ore, lo stesso gip sarà chiamato a emettere il proprio provvedimento sulla convalida del fermo eseguito dagli agenti della polizia di Stato.

In aula, l’indagata ha fornito la propria versione dei fatti, cercando di ricostruire, tassello dopo tassello, quanto accaduto. Secondo il suo racconto, tutto sarebbe iniziato nella serata di domenica 28 giugno, quando, insieme alle quattro figlie, avrebbe fatto rientro nell’appartamento di via Salvador Allende, nel quartiere Doro, dopo alcune settimane di assenza. Una volta in casa avrebbe iniziato a sistemare un mobile utilizzando un martello. A quel punto, la coinquilina, una donna italiana di 60 anni, avrebbe iniziato a protestare, intimandole di andarsene e poi spingendola. La 40enne ha riferito di essere caduta a terra per due volte prima di reagire violentemente, utilizzando l’arnese – che in quel momento teneva in mano – per colpire la donna.

La 40enne viveva in quell’abitazione da circa un anno, mentre la coinquilina era arrivata lo scorso gennaio. Tra le due, stando alla difesa, la convivenza sarebbe stata difficile fin dall’inizio. “La mia assistita ha subito, fin dall’ingresso della signora nell’abitazione, comportamenti volti a sollecitarne l’allontanamento. Quanto accaduto domenica sera, secondo il suo racconto, è culminato in due spinte che l’hanno fatta cadere a terra e alle quali ha reagito, ma non con la gravità descritta nell’immediatezza dei fatti” ha spiegato l’avvocato difensore Massimo Cipolla che ha chiesto al giudice di riqualificare il reato contestato da tentato omicidio a lesioni gravi e di revocare la misura della custodia cautelare in carcere nei confronti della propria assistita.

L’indagata, infatti, ha dato una ricostruzione diversa anche sull’entità dell’aggressione. Non ha parlato di quindici martellate, come riferito inizialmente da fonti investigative, ma ha sostenuto di aver inferto tre colpi alla coinquilina. Quest’ultima, dopo essere stata colpita, si sarebbe chiusa in una stanza, barricandosi all’interno dopo aver spostato il frigorifero davanti alla porta. La stessa 60enne ha raccontato agli investigatori di non aver chiesto aiuto né urlato perché temeva che la 40enne fosse ancora nell’appartamento e potesse sentirla. A quel punto la 40enne, insieme alle quattro figlie, avrebbe lasciato l’appartamento e, intorno all’una di notte, avrebbe trovato riparo in un albergo nelle vicinanze della stazione ferroviaria. Da lì, verso le 4 del mattino, aveva contattato i soccorsi.

Sul posto erano quindi intervenuti i sanitari del 118, che avevano trasportato la 60enne al pronto soccorso dell’ospedale Sant’Anna di Cona. La donna è stata ricoverata nel reparto di Medicina d’Urgenza con lesioni alla testa, alle costole e a una mano, giudicate guaribili in oltre trenta giorni. Le sue condizioni non sono mai state considerate tali da metterne in pericolo la vita. Contestualmente, gli agenti della Polizia di Stato avevano fermato la 40enne che, dopo essere stata accompagnata in questura per gli accertamenti di rito, era stata trasferita nel carcere della Dozza di Bologna, da dove ora attende il provvedimento del gip sulla convalida del fermo e sull’eventuale applicazione della misura cautelare.

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