Si aggiunge un ulteriore capitolo alla saga delle polemiche sul Ferrara Summer Festival. Questa appendice deriva dalla relazione di servizio della pattuglia che ha eseguito il sopralluogo lo scorso 2 giugno, quando i residenti avevano lamentato l’inizio dei lavori senza la apposita autorizzazione di occupazione di suolo pubblico.
Si ricorderà che l’organizzazione, dopo esser stata a colloquio con gli agenti della Polizia Municipale per almeno due ore, è riuscita a produrre all’ultimo momento il permesso, protocollato in fretta e furia da uno zelante dipendente comunale in quel giorno festivo e con il Municipio chiuso alle 18.58.
Ora gli avvocati che seguono decine di residenti di Piazza Ariostea e dintorni, Alesandra Palma per la parte penale (l’esposto in procura contro il rumore e la tutela della salute) e Francesco Vinci per quella amministrativa (leggi ricorso al Tar) sono venuti in possesso, tramite accesso agli atti, di quel verbale.
I due agenti riportano come quel giorno, attorno alle 17, sono giunti sull’ovale nobile di Ferrara per controllare il cantiere che era partito – secondo i residenti – con un giorno di anticipo.
Il compito era verificare che gli organizzatori del Ferrara Summer Festival avessero il permesso di occupazione di suolo pubblico.
La prima osservazione è rivolta alle maestranze (una trentina secondo i testimoni) che, appena iniziato il controllo, hanno cessato la propria attività.
A quel punto si rivolgono al presidente dell’associazione musicale Butterfly, Fabio Marzola, che mostra loro la richiesta di occupazione inoltrata per tempo al Comune di Ferrara e successivamente protocollata il 14 febbraio. Qui la data presunta di inizio lavori in cantiere è effettivamente il 2 giugno. Ma è solo al richiesta, non la concessione, che per legge deve essere tenuta in loco ed esibita su richiesta delle forze dell’ordine.
Marzola assicura che tale permesso esiste e afferma che era in possesso del personale impegnato al parco urbano, dove era in atto l’allestimento relativo ai concerti di Vasco Rossi del 5 e 6 giugno.
Agli agenti Marzola afferma che avrebbe fatto in modo di farla arrivare sul posto in tempi brevi e che il ritardo era giustificabile con il forte maltempo in atto e con la contiguità di due festività, Impedimento che avrebbe rallentato le comunicazioni tra gli uffici comunali chiusi per tali festività.
E mentre la pattuglia stava verificando il resto della documentazione, Marzola riceve una telefonata da Alan Fabbri.
Il sindaco si fa passare gli agenti e conferma a loro l’esistenza dell’autorizzazione e promette che sarebbe arrivata in tempi ragionevoli.
Ed ecco che alle 19:40, mentre erano ancora in corso gli accertamenti sulla documentazione esibita e sull’attività in corso, arriva sulla e-mail istituzionale di uno degli agenti la concessione che risolve tutto.
Non proprio tutto, dal momento che la pattuglia è stata costretta a multare gli organizzatori per non aver avuto in loco il documento (come previsto dalla legge).
L’arrivo del documento comunque ha scongiurato la sospensione del cantiere.
L’intera vicenda (la concessione di occupazione che non c’è, la telefonata del sindaco che interviene personalmente, il documento protocollato due ore dopo in un giorno di festa) finirà come integrazione dell’esposto presentato nei giorni scorsi in procura.
Per quanto riguarda invece il ricorso pendente al Tar per evitare che i concerti si tengano in piazza Ariostea, la giunta ha deciso di resistere in giudizio e di farsi assistere da un legale, professionista esterno.
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