Economia e Lavoro
20 Giugno 2026
Colla interviene sul Carbon Border Adjustment Mechanism e sui rischi legati alla possibile esclusione temporanea di alcuni beni, tra cui i fertilizzanti

Cbam. La Regione scrive ai ministri italiani e alla Commissione Ue per salvare il petrolchimico

di Redazione | 3 min

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La lettera è indirizzata ai ministri dell’Economia, delle Imprese e del Made in Italy, dell’Agricoltura, dell’Ambiente e ai commissari all’Agricoltura e per il Clima della Commissione Europea – Commissario all’agricoltura. La firma è quella del vicepresidente della Regione Emilia-Romagna Vincenzo Colla.

Colla fa propria la preoccupazione espressa da Yara (azienda norvegese leader nella nutrizione delle colture, con tre impianti produttivi in Italia, di cui due a Ferrara e Ravenna, gli unici nel paese dedicati alla produzione di fertilizzanti azotati) in merito “all’atteggiamento ondivago e incerto” della Commissione europea riguardo all’applicazione del Carbon Border Adjustment Mechanism (Cbam).

La multinazionale ritiene che non possano essere messe in discussione, con effetto retroattivo, le basi normative delle decisioni d’investimento che le aziende lungimiranti hanno avviato in attuazione di piani di trasformazione pluriennale.

Più specificatamente, l’introduzione del nuovo articolo 27a nella proposta legislativa della Commissione europea consentirebbe alla Commissione di escludere temporaneamente alcuni beni — inclusi i fertilizzanti — dal Cbam tramite atti delegati, in situazioni ampiamente definite di “circostanze gravi e impreviste” in cui si ritenga che il Cbam provochi “gravi danni” al mercato interno dell’Ue a causa degli effetti sui prezzi.

Ma Colla avverte che la possibilità di sospendere il Cbam “compromette la competitività delle industrie europee essenziali, che da decenni devono far fronte ai costi del carbonio più elevati al mondo. In uno scenario del genere, le importazioni da paesi con una normativa climatica debole o inesistente potrebbero sbaragliare i produttori europei, ponendo i prodotti “Made in Europe” in una posizione di svantaggio strutturale”.

Questa incertezza, inoltre, rischierebbe di mettere in discussione investimenti innovativi programmati di medio e lungo termine, “poiché l’inaffidabilità del contesto legislativo non può che riflettersi in prudenza da parte delle imprese, se non proprio in scelte volte a delocalizzare verso paesi terzi”.

E la Regione, scrive Colla, in accordo con i sindaci di Ferrara e Ravenna, sposa il progetto di transizione ecologica e decarbonizzazione del sistema economico e industriale dell’Europa, “perché sono le chiavi per la trasformazione industriale competitiva che riporterà i nostri siti produttivi alla guida dell’innovazione sostenibile”.

Il vicepresidente fa presente che la Regione Emilia-Romagna crede “nell’importanza della politica industriale e della riconversione sostenibile dei poli produttivi chimici, che sono un’eccellenza del sistema regionale. Come Regione Emilia-Romagna, sosteniamo la produzione dell’idrogeno verde, che può inserirsi nella produzione dell’ammoniaca e quindi dell’urea carbon-neutral”.

E, da questo punto di vista, l’esenzione proposta dalla Commissione con l’introduzione dell’Articolo 27 A, “non è uno strumento efficace per aiutare in maniera sostanziale gli agricoltori europei; al contrario rischia di creare effetti negativi per la prosperità ed indipendenza strategica delle filiere agroalimentari italiane ed i settori direttamente ed indirettamente collegati”.

Le parole di Colla vengono raccolte da Paolo Calvano, capogruppo del Partito Democratico in Assemblea Legislativa dell’Emilia-Romagna: Non siamo davanti a una questione tecnica, ma a una scelta che riguarda la competitività dell’industria europea, la tenuta delle filiere produttive e la credibilità della transizione ecologica”.

Il Cbam – prosegue Calvano – nasce per evitare che le imprese europee, chiamate giustamente a rispettare standard ambientali elevati, si trovino penalizzate rispetto a produzioni provenienti da Paesi che non hanno gli stessi vincoli. Indebolirlo o renderlo incerto significherebbe colpire proprio quelle aziende che hanno scelto di investire nella decarbonizzazione e nell’innovazione”.

A quelle di Calvano fanno seguito le dichiarazioni di Giada Zerbini e Nicola Minarelli, segretari comunale e provinciale del Pd.

“Non si può chiedere alle imprese di investire nella decarbonizzazione e poi esporle alla concorrenza di produzioni realizzate fuori dall’Europa senza gli stessi standard ambientali – affermano -. Difendere il Cbam significa garantire regole uguali per tutti e quindi concorrenza leale, lavoro, investimenti e futuro industriale. Per Ferrara questo tema è concreto: il polo chimico deve essere riconosciuto come infrastruttura strategica per il Paese perché qui si giocano occupazione, ricerca, innovazione e transizione ambientale”.

“Il Governo assuma una posizione chiara per tutelare il Cbam – concludono – e i poli industriali della chimica italiana perché la transizione ecologica non può diventare nuova dipendenza dall’estero”.

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