Procura di Ferrara e difesa hanno raggiunto l’accordo per il patteggiamento a tre anni di carcere per l’uomo ferrarese di 44 anni, accusato di omicidio stradale aggravato e lesioni personali aggravate dopo lo scontro frontale tra auto in cui morì la 46enne Anna Lisa Chiossi.
Il sinistro mortale era avvenuto nella tarda serata del 7 luglio 2024 lungo via Padova, all’altezza della curva del Canile, in zona Doro.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la 46enne – che era alla guida di una Fiat Panda insieme a un uomo e una donna di 39 e 34 anni – stava percorrendo via Padova in direzione di Pontelagoscuro, quando è stata colpita frontalmente dalla Mini Country dell’imputato.
Chiossi perse la vita sul colpo, mentre la 39enne e il 34enne che erano con lei rimasero feriti: la prima fu ricoverata in Ortopedia con prognosi di 50 giorni per fratture multiple, il secondo – il cui quadro clinico è tutt’oggi in via di stabilizzazione – in Rianimazione.
In Rianimazione fu ricoverato anche il 44enne finito sotto accusa. Dagli accertamenti, oltre a procedere ai 90 km/h in un tratto in cui il limite era di 50 km/h, al momento dello schianto, era risultato essere anche positivo all’alcoltest con un tasso di 1,08 grammi per litro.
A lui quindi la Procura contestava la guida in stato di ebbrezza e il superamento del limite di velocità consentito che, secondo la consulenza, lo avrebbe portato a perdere il controllo dell’auto e invadere la corsia opposta di marcia, finendo contro la Fiat Panda.
Contestualmente, la pm Silvia Clinca – titolare del fascicolo di inchiesta – ha però riconosciuto le attenuanti generiche al 44enne, dato l’atteggiamento collaborativo durante le indagini e il risarcimento dei danni ai familiari della vittima e alla donna ferita.
È ancora in corso di quantificazione invece il risarcimento per il secondo uomo ferito.
L’accordo per il patteggiamento a tre anni sarà formalizzato prossimamente davanti al gup del tribunale di Ferrara, che sarà chiamato anche a valutare l’accoglimento dell’istanza della difesa dell’imputato – avvocati Dario Bolognesi e Antonio Vesce – che ha chiesto di sostituire la pena con i lavori socialmente utili.
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