Attualità
20 Giugno 2026
All'evento di Emergency Days, l'appello della presidente Rossella Miccio. Con Tommaso Greco un confronto sulle responsabilità dell'informazione nella legittimazione dei conflitti

“O mettiamo al bando la guerra o qualcuno schiaccerà il bottone”

di Redazione | 3 min

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di Emanuele Gessi

La platea è gremita. Un’ottantina di persone che hanno raggiunto il centro sociale Il Parco per ascoltare la presidente di Emergency, Rossella
Miccio, e l’ordinario di filosofia del diritto all’università di Pisa, Tommaso Greco, parlare del ruolo che una parte dei mass media sta avendo nell’alimentare all’interno della società civile un clima di assuefazione ai conflitti, contribuendo a legittimare il ricorso degli stati alla sopraffazione, alla forza e alla violenza.

Tenendo come orizzonte di riferimento quello della pace, Miccio, dopo aver evidenziato la concretezza della posta in palio, si rivolge con
schiettezza al pubblico: “La pace è una realtà indispensabile. È l’unica opzione di sopravvivenza che abbiamo su questo pianeta, se consideriamo il rischio nucleare che abbiamo creato. O decidiamo di mettere lo strumento della guerra al bando o, prima o poi, qualcuno
schiaccia un bottone e domani non c’è più niente”.

“Come si costruisce una guerra (con le parole)”, questo il titolo dell’evento di Emergency Days del 18 giugno, che fra gli uditori ha registrato anche la presenza dell’ex ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi. Con la moderazione della giornalista di Avvenire Angela Napoletano, Miccio e Greco si sono alternati nel tratteggiare un affresco delle responsabilità delle narrazioni a mezzo stampa dei conflitti.

“La responsabilità principale – rimarca Greco – è del mondo dell’informazione, perché se oggi la politica usa un certo linguaggio e ha
una certa agenda, ciò dipende in buona parte dal muro di gomma che è stato innalzato dai media, e che rende impossibile sviluppare un discorso diverso”.

Premesse che richiedono cambiamenti. A partire dal tipo di pace a cui si decide di riferirsi, che dev’essere rivendicata quale “punto di partenza, non come obiettivo, né come ideale. La pace è una realtà. Qualcosa che alberga nella nostra vita, individuale relazionale e sociale.

Ci sono mille conflitti ma c’è la pace. Nella natura dell’essere umano c’è una capacità relazionale a cui possiamo dare il nome di pace”. Una concezione distante da chi invece vede nella degenerazione belligerante un attributo connaturato all’animo umano e alla sua storia. E si tratta inoltre di un escamotage che dovrebbe servire come scudo per salvaguardarsi da chi taccia il pacifismo di ingenuità e di scollamento dalla realtà.

Passando al piano dell’azione, Miccio e Grecco individuano due capisaldi da cui ripartire nell’approccio alla difesa nazionale e intergovernativa e uno per mettere fine ai conflitti d’interessi fra sistemi informativi e potere. Ovvero: più aiuti umanitari e meno risorse destinate a supportare la difesa dei paesi coinvolti (“per intenderci – afferma Miccio – guardiamo al caso Ucraina per cui l’UE promuove la pace destinando 75,5 miliardi agli aiuti militari e solo 1,2 miliardi per l’assistenza umanitaria”), leader forti nel far valere il diritto internazionale e una legge per evitare che tra “media, politica e imperi economici” intercorrano rapporti.

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