Attualità
25 Aprile 2026
Dal “Reverendo” in convento alla smentita ufficiale: “Nessun accordo formalizzato”. Dopo Alan Fabbri e la Curia, arriva la versione definitiva delle religiose. Il comunicato smentisce il Comune e lascia intendere uno stop all’intera manifestazione

Bufera Manson: le suore sconfessano tutto e chiudono al festival

di Redazione | 3 min

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Altro che ospitalità nel convento: “Allo stato, non risulta formalizzato alcun accordo”. Con questa frase, le Suore della Carità di San Vincenzo de’ Paoli chiudono – almeno per quanto le riguarda – il caso più esplosivo degli ultimi giorni in città: quello legato al concerto del controverso Marilyn Manson, il “Reverendo” atteso l’11 luglio al Ferrara Summer Festival.

Una vicenda che nasce da una dichiarazione del sindaco Alan Fabbri, secondo cui la rockstar sarebbe stata “ospitata dalle suore, in un convento”, frase poi ridimensionata come riferimento al backstage negli spazi del complesso religioso. Ma tanto è bastato per accendere una polemica nazionale, anche per il profilo dell’artista, noto per performance provocatorie e spesso giudicate dissacranti.

Da lì, l’effetto domino: lo stesso Fabbri ha parlato di un passo indietro delle suore dopo “tutta questa attenzione mediatica”, ipotizzando un intervento della Curia e definendo il caso come un’occasione mancata di dialogo con quella che ha chiamato una “pecorella smarrita”. La Curia di Ferrara, però, ha reagito duramente, bollando quelle ricostruzioni come “prive di fondamento” e prendendo le distanze.

Ora arriva il terzo livello dello scontro, quello definitivo: il comunicato ufficiale delle religiose.

Le suore spiegano di essere state coinvolte “nostro malgrado” nella vicenda attraverso le notizie pubblicate e intervengono per ristabilire i fatti. Il passaggio chiave è netto: “Preliminarmente, si specifica che, allo stato, non risulta formalizzato alcun accordo in merito alla concessione di spazi in favore dello spettacolo indicato”.

Una smentita che non lascia margini interpretativi e che, di fatto, smonta l’idea di un’intesa già esistente.

Non solo. Le religiose aggiungono un elemento che spiega il loro passo indietro: venute a conoscenza del programma dettagliato della manifestazione “solo tramite le pubblicazioni/interviste rese note in queste ultime ore”, hanno deciso di non proseguire nella collaborazione. La motivazione, espressa con linguaggio misurato ma inequivocabile, è che “alcuni degli eventi hanno una connotazione ideologica distante dai nostri principi e una modalità rappresentativa singolare”.

Parole che, nel contesto di un festival il cui nome di punta è proprio Marilyn Manson, assumono un peso politico e culturale rilevante, anche senza mai citarlo direttamente. E un chiarimento che allarga il perimetro della vicenda: da quanto dichiarato, sembrerebbe che la scelta delle suore non riguardi un singolo artista – il caso Marilyn Manson che ha acceso la polemica – ma l’intera manifestazione, per la quale verrebbe meno in blocco la disponibilità degli spazi.

Le suore precisano inoltre che il loro intervento avviene “senza voler esprimere alcun orientamento e/o opinione né di carattere religioso né politico”, ma il risultato è comunque dirompente: nella città che voleva presentarsi come palcoscenico internazionale, emerge una frattura evidente tra Amministrazione, Curia e comunità religiosa.

Il cortocircuito comunicativo è completo: il sindaco parla di ospitalità (poi ridimensionata), la Curia smentisce qualsiasi regia, le suore chiariscono che un accordo non è mai esistito e che, anzi, la disponibilità non è stata rinnovata.

Nel frattempo, il “Reverendo” resta al centro della scena, confermato come protagonista del festival e catalizzatore di una polemica che va ben oltre la musica.

E mentre le suore chiudono con un richiamo alla loro missione – “da sempre presente sul territorio con spirito di collaborazione e solidarietà” – unendosi “nella preghiera per il benessere e la serenità di tutti i Cittadini”, Ferrara si ritrova con un caso mediatico che espone tutte le sue contraddizioni. Non solo su un concerto, ma su identità, comunicazione e rapporti istituzionali.

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