Attualità
25 Aprile 2026
Sotto accusa l’analisi del consigliere Pietro Vignali: “I Cau sono un servizio aggiuntivo, non sostitutivo”

Pronto soccorso e Cau, le Aziende sanitarie: “Dati confrontati in modo errato”

di Redazione | 3 min

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Le Aziende sanitarie ferraresi contestano apertamente l’analisi sui dati di Pronto Soccorso e Cau, definendola viziata da “un errore metodologico” e respingendo le conclusioni del consigliere regionale Pietro Vignali.

La replica ufficiale delle Aziende sanitarie entra infatti subito nel merito della questione metodologica: “Il metodo di analisi adottato dal consigliere, e conseguentemente le sue conclusioni, partono da un errore metodologico”.

Il punto centrale riguarda il confronto tra dati non omogenei: “Confrontare i flussi pre-covid con quelli attuali contenenti anche gli accessi ai Cau è infatti errato poiché i Cau rappresentano un servizio aggiuntivo e non sostitutivo ai Pronto soccorso”. Una distinzione ritenuta ancora più rilevante nel contesto locale: “Questo in particolare nella realtà ferrarese in cui sono stati attivati nelle Case di Comunità e non in ambito ospedaliero”.

Le Aziende sottolineano quindi l’incongruenza nel paragone numerico: “Non ha dunque senso confrontare la somma degli accessi ai Pronto Soccorso e ai Cau avvenuti del 2025 col solo dato dei Pronto Soccorso del 2019”, né “utilizzare questi numeri per calcolare la percentuale di codici di bassa gravità (bianchi e verdi) in quanto ai Cau accede solo questo tipo di pazienti”.

Entrando nel dettaglio dei numeri, viene evidenziato come “gli accessi ai soli Pronto Soccorso nel 2025 sono stati 157.323, in calo rispetto a quelli del periodo pre-Covid”. Un dato che assume particolare rilievo considerando il contesto demografico: Ferrara è infatti caratterizzata da un’elevate età media, con un conseguente aumento della domanda di prestazioni sanitarie non urgenti.

Proprio in questa dinamica si inserisce il ruolo dei Cau, descritti come risposta ai bisogni emergenti: “Ogni anno infatti la percentuale di anziani aumenta e quindi aumenta il bisogno di prestazioni sanitarie non di emergenza bensì di media e bassa complessità: proprio quelle garantite dai Cau”. Le strutture, inoltre, ampliano l’accessibilità territoriale: “Va rimarcato peraltro che i Cau rappresentano un’opportunità diffusa su tutto il territorio provinciale, anche in Comuni, o zone, in cui non è presente il pronto soccorso”.

Il gradimento e l’utilizzo crescente del del servizio vengono indicati come elementi chiave: “È dunque dovuto a questo, oltre che al generale apprezzamento della popolazione nei confronti dei Cau […] il costante aumento degli accessi ai Cau, che sono passati dai circa 3.400 del 2023 a quasi 57mila del 2025”.

Sul tema degli abbandoni, altro punto sollevato nel dibattito, le Aziende precisano che “quelli relativi ai pazienti dei Pronto soccorso risultano in linea con la media regionale”, mentre valori più elevati nei Cau sono coerenti con la tipologia di utenza: “dipendono proprio dalle caratteristiche dei pazienti che presentano bisogni di medio-bassa complessità clinica”.

In conclusione, la nota solleva una riflessione critica sull’interpretazione complessiva dei dati: “Non si comprende allora perché diventi un fattore negativo l’aumento di prestazioni che danno risposte urgenti, a bassa complessità, gestite nei Cau”. La posizione delle Aziende è netta: “Si tratta, invece, di una ulteriore servizio che aggiunge, non toglie o sostituisce, l’offerta dei Pronto soccorso, quindi una ulteriore opportunità di scelta in più per la cittadinanza”.

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