Cronaca
18 Ottobre 2024
A svolgere la perizia è stato l'ingegnere Alessandra Coletta. 'Sbobinate' le intercettazioni telefoniche e ambientali, molte delle quali in dialetto napoletano

Dottoressa del carcere a processo. Depositate le trascrizioni delle intercettazioni

di Davide Soattin | 3 min

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Depositate ieri mattina (17 ottobre) le trascrizioni delle intercettazioni finite al centro del processo a carico di Carmen Salvatore, la dottoressa che per circa otto mesi aveva prestato servizio in attività libero-professionale nel carcere di via Arginone, fino a quando non era stata arrestata a marzo 2022.

A svolgere la perizia è stato l’ingegnere Alessandra Coletta, che era stata incaricata – lo scorso maggio – dal collegio del tribunale – presidente Piera Tassoni con a latere i giudici Marco Peraro e Rosalba Cornacchia – per ‘sbobinare’ le intercettazioni telefoniche e ambientali, molte delle quali in dialetto napoletano, avvalendosi dei brogliacci di polizia giudiziaria per individuare gli interlocutori e segnalando i punti rilevanti ai fini del processo contenuti nelle conversazioni.

L’ex dottoressa del carcere è accusata di induzione indebita, falso in atto pubblico in concorso, peculato, accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di soggetti detenuti e delitto tentato, per quel che riguarda il tentativo di introdurre un etto di hashish in carcere.

L’indagine, condotta dal comando della polizia penitenziaria di Ferrara insieme al Nir dei carabinieri, dietro il coordinamento della Procura, aveva riguardato un periodo che andava dal settembre del 2021 al marzo del 2022 e aveva visto anche il supporto d’ intercettazioni ambientali e telefoniche, appunto, e di pedinamenti all’esterno.

Secondo gli inquirenti, in cambio di duecentomila euro che un detenuto avrebbe dovuto corrisponderle, Salvatore si sarebbe adoperata per far ottenere a un ristretto di giovane età l’incompatibilità col regime carcerario. Il tutto certificando falsamente intenti suicidari e somministrandogli farmaci in modo da cagionargli malori e sintomi nonché predisponendo una falsa certificazione medica di richiesta urgente di visita al Pronto soccorso per un tentativo di suicidio dello stesso.

In altre occasioni, e con altri detenuti, avrebbe inoltre compilato false richieste d’invio urgente al Pronto soccorso, attestando sintomi e necessità di ricovero in ospedale in realtà inesistenti, oppure avrebbe istigato i detenuti a simulare malori in modo da indurre in errore altri medici del servizio sanitario carcerario.

Alla dottoressa è poi contestato anche di aver sottratto dall’infermeria del carcere circa 240 compresse di benzodiazepine e antiepilettici, 4 fiale di Trinitrina Nitroglicerina e 8 pastiglie di buprenorfina (farmaco analgesico oppioide stupefacente) e di averle cedute a un detenuto.

Il 19 dicembre 2022 avrebbe successivamente introdotto un telefono cellulare in carcere e lo avrebbe consegnato a un ristretto. Avrebbe tentato anche di fare il bis il 3 marzo 2022, ma senza successo perché – pur in possesso del dispositivo – nel frattempo venne sottoposta ai primi domiciliari.

Carmen Salvatore – secondo il castello accusatorio – si sarebbe infine adoperata per acquistare un etto di hashish da consegnare a detenuti all’interno dell’Arginone, senza tuttavia riuscirci perché la persona con cui prese accordi si presentò all’incontro senza droga, chiedendo ancora qualche giorno per reperire la sostanza stupefacente.

Si torna in aula il 20 marzo, quando saranno sentiti quattro testimoni citati dalla Procura.

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