Cronaca
30 Ottobre 2026
Il collegio del tribunale ha inflitto in primo grado 6 anni e 3 mesi a un 51enne e 4 anni e 10 mesi a una 50enne. Secondo l'accusa, chiedevano 150 euro alle donne per 'affittare' il tratto di strada in cui vendere il proprio corpo

Chiedevano il pizzo alle prostitute, condanne pesanti per una coppia di sfruttatori

di Davide Soattin | 3 min

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Avevano costretto alcune prostitute a versare loro il pizzo per ‘affittare’ il tratto di strada in cui vendere il proprio corpo. È l’accusa per cui ieri (giovedì 29 ottobre) il collegio del tribunale di Ferrara ha pesantemente condannato in primo grado una coppia, lui 51enne e lei 50enne, entrambi di nazionalità albanese. Al primo sono stati inflitti 6 anni e 3 mesi di pena, oltre 3.200 euro di multa; alla seconda invece 4 anni e 10 mesi col pagamento di 1.600 euro di multa.

I due erano accusati di sfruttamento della prostituzione per fatti avvenuti tra il 2019 e il 2020 nella zona tra via Bologna e via Wagner, a pochi passi dal centro commerciale Ipercoop Il Castello. Con loro a processo c’era finita anche una donna 54enne, loro connazionale, che però il collegio ha assolto per non aver commesso il fatto.

Secondo quanto ricostruito inizialmente dalla pm Barbara Cavallo della Procura di Ferrara, i tre imputati avevano chiesto alle prostitute – che a loro volta sottostavano al controllo dei loro protettori – una sorta di pizzo da 150 euro a settimana per poter svolgere la loro attività sulla strada.

Tutto ciò sarebbe proseguito fino a quando l’organizzazione piramidale di cui erano al vertice era stata sgominata dai carabinieri.

Tra i metodi utilizzati per farsi consegnare il denaro c’era anche l’utilizzo della forza, come aveva raccontato una delle donne sfruttate in aula, ex fidanzata del 51enne albanese condannato. A lei, in una circostanza, le botte di lui – secondo quanto da lei riferito – le avevano fatto addirittura abortire il figlio che portava in grembo.

Davanti al collegio del tribunale, oltre alla violenza fisica, la donna aveva anche raccontato di aver subito il furto dei documenti e della borsa da parte dell’uomo, che più e più volte, quando lei aveva cercato di scappare, l’aveva inseguita per poi riuscire a riprenderla e impedirglielo.

Sentito in aula, l’imputato 51enne aveva però negato ogni accusa, ribaltando il piano delle responsabilità all’interno della vicenda: “Non è vero che ha perso il figlio perché io l’ho picchiata. Ho combattuto contro tutto ciò e alla fine mi sono rovinato la vita. Oggi mi trovo in mezzo alla strada e senza famiglia. Era lei che voleva sfruttarmi. Veniva a Ferrara, lavorava una settimana, faceva i soldi e poi tornava a Roma. Mi usava. Io ero una sorta di benefattore per lei. Poi, quando ho smesso di farle i favori che voleva, per vendetta mi ha accusato“.

Inizialmente a processo in tribunale c’erano finite altre quattro persone, che però avevano già chiuso la loro posizione con riti alternativi e relative condanne prima che il procedimento approdasse a dibattimento.

 

 

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