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Una situazione di crescente degrado e insicurezza che, secondo i residenti, si trascina da circa un anno. È quanto denunciano gli abitanti di via Franceschini, in zona Doro, attraverso una lettera, nella quale chiedono alle istituzioni "un intervento serio, coordinato e umano" per affrontare le criticità legate ad alcune palazzine incompiute e in stato di abbandono presenti nella zona
Gli ha sferrato una testata mentre stavano aspettando il loro turno, facendolo finire al pronto soccorso. È quanto accaduto nel pomeriggio di venerdì 19 giugno alla farmacia comunale di corso Porta Mare
Al centro il comandante della Compagnia di Ferrara Angeli, alla sua sinistra il tenente Caruso e alla sua destra il tenente De Donno
Uno, Marian Octavian Moraru, 32 anni, residente a Vigarano, è un commerciante d’auto di professione e personal trainer per passione. L’altro, Liga Popa, 49 anni, detto ‘Mosciu’, è uno che si sposta da una regione all’altra e che si porta dietro diverse identità. Entrambi sono stati arrestati dai carabinieri del Norm perché ritenuti membri della banda che nel febbraio 2020 ha assalto il postamat di San Bartolomeo in Bosco e il bancomat Bper della Coop di Bondeno.
L’operazione – denominata “Neon 2” – è stata portata a parziale conclusione nella notte di lunedì con l’esecuzione dei due provvedimenti di custodia cautelare in carcere emessi dal gip Vartan Giacomelli – su richiesta del pm Stefano Longhi che ha coordinato l’indagine – a carico dei due uomini, entrambi di nazionalità romena ed entrambi con precedenti penali.
Le accuse sono per entrambi di furto aggravato (sia per i colpi ai bancomat che per il furto dei veicoli usati per gli assalti) e per Popa – arrestato a Guidonia Montecelio, in provincia di Roma – anche di falso perché trovato in possesso di documenti d’identità contraffatti.
Gli inquirenti sono piuttosto convinti che quelli di San Bartolomeo e di Bondeno non siano gli unici colpi effettuati dalla banda, ma per ora sono riusciti – tramite l’analisi delle immagini delle telecamere di sorveglianza, delle celle telefoniche e attività d’intercettazione – a ricollegarli con certezza a quei due furti. Per gli altri membri della banda, al momento, le attività investigative sono ancora in corso e, viste le abitudini, non è per nulla escluso che siano rimasti in Romania, dove facevano ritorno dopo essersi spartiti il bottino.
Marian Octavian Moraru e Liga Popa
Moraru – indicato come basista e colui che dava alloggio ai componenti ‘nomadi’ della banda – ad esempio è stato collegato ai due assalti ai bancomat anche perché la sua auto è stata vista e ripresa dalle telecamere proprio poco prima dei colpi: era lì per un sopralluogo.
Liga Popa è stato più difficile da catturare essendo un soggetto avvezzo a spostarsi di continuo, senza una residenza fissa: “Gravitava a Treviso, ma è stato anche in Sardegna e lo abbiamo trovato alla fine a Guidonia”, spiega Marco Angeli, comandante della Compagnia Carabinieri di Ferrara in conferenza stampa insieme ai tenenti Tindaro Caruso, comandante del Norm, e Luigi De Donno, a capo dell’Operativo.
La banda non usava il classico metodo della “marmotta”, con l’inserimento di esplosivo, ma quello dello “strappo”, meno pericoloso e molto efficace e che consiste nel danneggiare l’alloggio del bancomat – come a San Bartolomeo, usando un’auto rubata come ariete, o tranciando i supporti con un flessibile come a Bondeno – poi tirare letteralmente via l’Atm legandolo a dei cavi collegati a un furgone (sempre rubato), usato anche per il trasporto. “Poi andavano in campagna – spiega il tenente Caruso – dove con un flessibile aprivano il bancomat”.
Con questa tecnica i colpi riescono e durano poco, “5 minuti al massimo”, spiega Angeli, roba da veri professionisti.
A San Bartolomeo però non gli è andata bene: “Il giorno prima – spiega il comandante Angeli – era stato caricato con 500mila euro, ma i prelievi lo hanno svuotato: alla fine il colpo è andato a segno ma senza bottino”. Più fortuna hanno avuto a Bondeno: 22.240 euro. Il tutto, come detto, utilizzando veicoli rubati, ad Argenta e Monselice, e poi abbandonati perché diventati inusabili o troppo scottanti.
Il tutto in un periodo a cavallo tra la vita di prima e la pandemia, a un passo dal lockdown che se è vero che ha rallentato le attività della banda – di fatto si è fermata abbandonando progetti ulteriori – ha rallentato anche le indagini che ci hanno messo un anno per giungere a maturazione.
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