Cronaca
31 Dicembre 2019
Indagine per abuso d'ufficio: mancano i gravi indizi di reità ma per i giudici del Riesame c'è il “dubbio che, fin dal vertice, il sistema potesse essere veramente efficace”

Accoglienza e controlli ‘telefonati’: l’indicazione veniva dalla Prefettura

di Daniele Oppo | 3 min

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Anche se il prefetto Michele Campanaro ha detto di no al pm, i controlli ai Cas, i centri di accoglienza straordinaria, erano davvero ‘telefonati’ su indicazione della Prefettura.

È quanto emerge dall’ordinanza, della quale abbiamo già dato notizia, con la quale il Tribunale del Riesame di Bologna ha confermato la decisione del gip di Ferrara di rigettare la richiesta di sospensione dai pubblici uffici per un alto dirigente della Prefettura estense e per una collaboratrice dell’Asp, coordinatrice del servizio di accoglienza (per un terzo indagato il pm Andrea Maggioni non aveva presentato nessuna istanza), indagati per abuso d’ufficio.

“Nessuna direttiva in questo senso e stata da me disposta”, ha affermato il responsabile dell’Ufficio di Governo al pubblico ministero nell’audizione in procura del 26 novembre scorso, ma secondo quanto rilevano i giudici felsinei “dalle indagini è risultato che era la Prefettura di Ferrara che regolarmente avvisava l’Asp dei controlli che sarebbero stati eseguiti” e che poi l’indagata avvisasse le cooperative dell’arrivo dell’ispezione il giorno successivo. Una prassi suggellata, forse addirittura instaurata, da un atto formale proveniente da corso Ercole I d’Este: sulla scorta della documentazione difensiva, i giudici citano infatti il verbale della riunione in Prefettura del 7 marzo del 2018 in cui un alto funzionario prefettizio (diverso dall’indagato), relativamente alle ispezioni, dichiara che “saranno avvisate il giorno prima le Asp e/o le strutture al fine di assicurare la presenza di un operatore nella sede oggetto di ispezione”. Ma anche in una precedente riunione, datata 30 gennaio 2018, emerge che già erano state indicate le stesse modalità operative.

Per i giudici “in effetti l’ente preposto al controllo era avvezzo ad avvisare delle verifiche” e questo costituisce un “elemento che fa mettere in dubbio che, fin dal vertice, il sistema potesse essere veramente efficace come giustamente avrebbe preteso il Prefetto”, ma anche che negli indagati – soprattutto la dipendente di Asp – ci fosse una intenzione di fare qualcosa di contrario alla legge.

C’è da evidenziare che i giudici stessi dubitano che Campanaro fosse a conoscenza di tale indicazione operativa – che “pare rispondere ad una prassi forse non del tutto nota allo stesso Prefetto” – anche se al pm aveva comunque specificato che lo stesso dirigente che diede le indicazioni al tavolo prefettizio, nel periodo gennaio/marzo 2018 “mi rappresentò la necessita che, per alcune ipotesi specifiche (piccoli centri collocati in luoghi remoti e privi di ordinaria presenza dell’operatore), era opportuno assicurarsi la presenza di un operatore il giorno dei controlli, senza ovviamente preavvertirlo dell’ispezione. Anche perché il preannunciare l’ispezione di fatto rende prive di efficacia la visita ispettiva stessa”.

In ogni caso, anche per i giudici del Riesame, non sono emersi indizi di reità così gravi per concedere le misure cautelari richiesti e “dall’indagine non emergono condotte finalizzate a favorire uno o piu determinati soggetti coinvolti nelle prestazioni rese dai Cas della Provincia di Ferrara, risultando, piuttosto, un atteggiamento degli indagati che investiva l’intero sistema del servizio in questione”.

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