Cronaca
19 Marzo 2026
Il presidente della cooperativa era accusato di induzione indebita a dare o promettere utilità. Il legale che lo difende: "Ha tenuto una condotta giusta". L'avvocato di parte civile: "Creato un pericoloso precedente"

Caso Cidas, Bertarelli assolto con formula piena

di Davide Soattin | 3 min

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Sentenza di assoluzione perché il fatto non sussiste nel caso Cidas per Daniele Bertarelli, presidente dell’omonima cooperativa sociale ferrarese, finito a processo con l’accusa di induzione indebita a dare o promettere un’utilità.

La decisione del collegio del tribunale di Ferrara – presidente Piera Tassoni – è arrivata nella mattinata di mercoledì 18 marzo.

Si tratta della stessa vicenda per cui – a dicembre 2024 – il gup Andrea Migliorelli del tribunale di Ferrara, con rito abbreviato, condannò l’ex vicesindaco Nicola Lodi a due anni e dieci mesi per le presunte pressioni al numero uno della coop fine di ottenere provvedimenti disciplinari nei confronti di un socio-dipendente, Daniel Servelli, parte civile nel procedimento, che lo aveva criticato su Facebook con una frase che gli costò un processo per diffamazione aggravata chiuso con una multa.

Secondo l’accusa, l’ex vicesindaco, abusando della sua qualità o dei suoi poteri di pubblico ufficiale, avrebbe infatti indotto Daniele Bertarelli a promettergli indebitamente una utilità.

Lodi nella famosa lettera choc del 3 maggio 2020, resa pubblica da Estense.com e seguita da un esposto dell’allora consigliera Anna Ferraresi tramite l’avvocato Fabio Anselmo, aveva chiesto a Bertarelli di rimuovere il dipendente dall’incarico che stava svolgendo presso l’ospedale di Cona. Fatto “necessario per mantenere sereni rapporti collaborativi con la vostra cooperativa e che vogliamo non vengano meno per colpa di una persona di questo genere”. La collaborazione al tempo prevedeva diversi contratti e appalti per oltre 1 milione e 600mila euro.

Bertarelli non eseguì esattamente quanto richiesto da Lodi, ma procedette comunque alla sanzione disciplinare del richiamo verbale (avvenuto il 27 maggio 2020) e successivamente in un ulteriore avvertimento orale, nel corso di una discussione (registrata da Servelli) il 18 agosto successivo.

Pochi giorni prima Lodi aveva sollecitato nuovamente il presidente: il 14 agosto, in seguito ad altri post critici di Servelli, scrisse a Bertarelli di “valutare seriamente misure di limitazione di queste azioni”, pena il venir meno del rapporto di fiducia tra ente pubblico e società. Il destinatario della missiva rispose, via mail, promettendo l’adozione di nuove misure, che non si sono realizzate. Qui intervenne anche il parere tecnico discorde del responsabile risorse umane di Cidas.

Soddisfatto l’avvocato Simone Trombetti, legale difensore di Bertarelli: “Più che bene, giusto. È stato dimostrato che la decisione di fare dibattimento, facendo vedere in faccia i testimoni, ha pagato. È palese la discrasia tra sentenza in abbreviato e questa, perché i giudici hanno potuto vedere i documenti e ascoltare i testimoni. La condotta tenuta dal presidente Bertarelli è stata quella giusta, non si poteva esigere che si comportasse in maniera diversa. A questo punto non credo che la Procura impugnerà la sentenza. È una sentenza che ci dà ragione delle scelte processuali assunte“.

Si riserva di leggere le motivazioni per poi eventualmente fare appello l’avvocato Gaia Fabrizia Righi, legale di Daniel Servelli, che comunque – facendo proprio il ragionamento del dipendente lavoratore dopo la sentenza – ci tiene a fare un commento “più di fatto che di diritto”. “È stato creato un precedente pericoloso, perché chiunque potente di turno, politico o no, può interessare il datore di lavoro – spiega – per colpire un cittadino lavoratore solo per aver espresso una propria opinione. Oggi il mio cliente è meno libero di ieri, anche perché che le pressioni che ha ricevute sono documentali”.

Righi chiude con un pizzico di amarezza per l’esito del processo di primo grado: “Il collegamento tra l’avere espresso una propria opinione e l’aver successivamente subito pressioni sul posto di lavoro è accertato. È una situazione di fatto, che tocca la vita di tutti i giorni. Quindi è molto brutto quanto accaduto e i risvolti che ne possono derivare sono molto preoccupanti per chiunque. Valuteremo se fare appello e sentiremo anche quale sarà l’intenzione del pubblico ministero per capire se già da sé farà ricorso, in maniera autonoma, oppure se provare noi a suggerirglielo”.

Le motivazioni della sentenza entro 90 giorni.

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