Mar 12 Nov 2019 - 8061 visite
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Accoglienza. Indagati un dirigente della Prefettura e due dipendenti di Asp

Ipotesi abuso d'ufficio, per la Procura allertavano le coop prima dei controlli e chiede che vengano sospesi dalle funzioni pubbliche. Chiesta la misura cautelare in carcere per gli ex responsabili di Vivere Qui

Un alto dirigente della Prefettura di Ferrara e due lavoratori internali in forza all’Asp sono indagati per abuso d’ufficio nell’ambito della gestione e dei controlli sui centri di accoglienza e per loro il sostituto procuratore Andrea Maggioni ha chiesto la sospensione dalle funzioni pubbliche.

Secondo la procura, sulla base anche di numerose intercettazioni, i tre sarebbero responsabili di non aver eseguito efficaci controlli nei confronti dei Cas, i Centri di accoglienza straordinaria, addirittura preavvisando le cooperative il giorno prima dell’arrivo dei controllori. In altri casi avrebbero suggerito la compilazione non veritiera dei registri delle presenze.

Lunedì mattina, davanti al giudice per le indagini preliminari Silvia Marini, si sono tenuti gli interrogatori dei tre indagati: la legge prevede che nel caso in cui venga richiesta la sospensione dall’esercizio di un pubblico ufficio o servizio l’eventuale concessione della misura cautelare  venga preceduta dall’interrogatorio. Il dirigente della Prefettura e una lavoratrice interinale impiegata nell’Asp hanno depositato memorie e documenti, avvalendosi al contempo della facoltà di non rispondere. Il terzo indagato, anche lui un interinale impiegato in Asp, ha invece scelto di sottoporsi all’interrogatorio.

“Sono veramente dispiaciuto e contrariato per questa prematura fuga di notizie che danneggia in maniera inaccettabile il mio assistito. Rimane la fiducia sul fatto che possa risolversi tutto in modo favorevole”, commenta l’avvocato Fabio Anselmo che difende il dirigente della Prefettura. L’avvocato Riccardo Venturi ritiene che la propria assistita abbia “chiarito l’infondatezza delle accuse” e confida che non verrà concessa alcuna misura cautelare.  “Il mio assistito ha dato tutte le spiegazioni dal suo punto di vista necessarie per chiarire ogni dettaglio – afferma infine l’avvocato Carmelo Marcello – e non può che essere fiducioso”.

Siamo  dentro a un filone dell’indagine sulla gestione dell’accoglienza dei migranti a Ferrara dal 2014 al 2018, nata dai controlli sulla cooperativa Vivere Qui dove erano state notate discrepanze tra i presenti effettivi e quelli registrati e poi rendicontati per fatturare il servizio e ottenere il pagamento con fondi pubblici. La procura, come si ricorderà, aveva poi esteso i controlli a tutte le cooperative del settore, arrivando comunque ad archiviare la maggior parte delle posizioni, escluse al momento quelle di don Domenica Bedin (Viale K, Melting Point, gruppo locale monsignor Filippo Franceschi e associazione Nadiya), Ruggero Villani (Matteo 25) e, infine, di Thomas Kuma Atongi e Nathalie Beatrice Djoum, ex presidente e vicepresidente di Vivere Qui, oggi non più in carica.

Proprio per questi ultimi due (assistiti dagli avvocati Stefano Scafidi e Sara Bruno) e per una socia la procura ha recentemente chiesto la misura cautelare del carcere che non è stata concessa dal gip e ora pende un appello davanti al Riesame solo per le posizioni di Atongi e Djoum. Per loro l’accusa è quella di peculato: secondo gli inquirenti non vi sarebbe traccia di circa 350mila euro di fondi pubblici erogati alla coop tra 2013 e 2018 e poi prelevati ma non rendicontati. “Per noi – spiega l’avvocato Scafidi – si tratta di un equivoco in cui è caduta la Guardia di Finanza, siamo fiduciosi di poter chiarire tutto”. Per la difesa, in sostanza, manca la rendicontazione perché erano spese effettuate prima che questa fosse resa obbligatoria dal decreto Minniti e servivano per i bisogni quotidiani dei migranti ospitati dal Cas.

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