Pass-a-cuore, a Ferrara nasce la rete solidale per sostenere i caregiver
Ferrara lancia “Pass-a-cuore”, un progetto di solidarietà concreta pensato per sostenere i caregiver, ovvero coloro che assistono quotidianamente persone con disabilità grave
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L’hanno chiamata operazione “Oscar”, dal soprannome di colui che veniva considerato il capo di una banda di sette presunti malviventi che avevano messo a segno diversi furti e rapine a Ferrara e provincia, con incursioni anche nella provincia di Rovigo e nel Bolognese. Come anticipato da estense.com (vai all’articolo) nella rete dei carabinieri di Ferrara sono finiti tutti e sette, arrestati per i reati di concorso in rapina aggravata (alcune in abitazioni), furto aggravato (tra cui ‘spaccate’ a centri commerciali e negozi) e ricettazione.
I componenti di quello che per gli inquirenti è un sodalizio criminale (due rumeni, quattro moldavi e un russo) sono stati colpiti da ordinanze di custodia cautelare in carcere (emesse dal gip Marini su richiesta del pm Barbara Cavallo) e la loro cattura è avvenuta ieri nel giro di 12 ore, nonostante non fosse semplice reperire tutti i responsabili trattandosi di persone che spesso cambiavano alloggio (uno di loro, il ‘capo’, è stato rintracciato ieri dai militari mentre passeggiava in via Cortevecchia). Tre di loro si trovavano agli arresti domiciliari per la rapina del 5 luglio ai danni di un’anziana di San Bartolomeo in Bosco (vai all’articolo). Si tratta dei moldavi Andrei Cebaniuc, 20 anni, Mihail Rusu di 26 anni e del coetaneo Alexei Hincu. Per quella rapina sono stati già condannati, ma ora dovranno rispondere di tutta una serie di reati assieme ai loro ‘colleghi’: il russo Bogdan Radu di 33 anni (detto “Oscar”, considerato a capo della banda), il moldavo 24enne Eugeniu Gusan e i rumeni Valentin Mocanu di 35 anni e Gigel Laurentiu Cazacu di 26 anni.
L’indagine dei carabinieri è iniziata lo scorso giugno e si è mostrata alquanto complessa, trattandosi di persone senza fissa dimora e ‘sfuggenti’, che non usavano telefoni cellulari nei giorni in cui compivano i reati per non essere intercettati (erano invece muniti di ricetrasmettitori) e che era arduo cogliere in flagranza, avendo come sistema consolidato quello di nascondere la refurtiva subito dopo i colpi e di andarla a riprendere il giorno seguente. Nel corso delle indagini, fatte di osservazioni e pedinamenti, sono stati recuperati numerosi arnesi e materiali usati dalla banda per compiere furti e rapine, e sono stati effettuati due arresti e due denunce a piede libero per la ‘rapina in villa’ a San Bartolomeo in Bosco in quasi flagranza di reato mentre un altro arresto è stato effettuato per resistenza a pubblico ufficiale (l’autista del gruppo quel giorno tentò la fuga finendo per speronare la gazzella del Norm). Nove nel frattempo sono le persone denunciate in wstato di libertgà nel corso dell’attività investigativa.

I sette arrestati con al centro il ‘capo’ della banda
Proprio la rapina a San Bartolomeo, in via Sgarbata, ha segnato un passo importante nelle indagini. Come si ricorderà l’episodio aveva fatto scalpore per l’efferatezza con cui era stato compiuto ai danni di una donna anziana che viveva sola. Era stata imbavagliata e legata e, sebbene avesse problemi a deambulare, era stata tenuta sotto la minaccia di un coltello da cucina da uno dei due rapinatori (il terzo faceva da palo all’esterno) che, per consentirle di respirare, le aveva praticato un foro nel bavaglio infilandole la lama in bocca. Dopo la rapina i tre sono fuggiti nei campi per raggiungere un complice con l’auto in via Basaglia, auto però intercettata dai carabinieri che hanno cosdì potuto fermare tutti e quattro i malviventi. La vittima ha riconosciuto subito sia Rusu che Cebaniuc con gli autori della rapina (sono stati quindi arrestati), mentre Hincu (l’autista) è stato tratto in arresto per resistenza e danneggiamento, e comunque denunciato assieme al quarto passeggero, Radu, per concorso nella rapina. La posizione di quest’ultimo restava comunque tutta da accertare, così come quella di altre persone. Le successive perquisizioni domiciliari hanno permesso di rinvenire parecchio materiale compatibile con quello utilizzato per le rapine: diverse ricetrasmittenti, torce, nastri da imballaggio e trasparenti , un binocolo, una pistola giocattolo e diversi cappucci e passamontagna.
Ulteriori indagini hanno poi permesso di raccogliere pesanti indizi, in tempi successivi e studiando fatti precedenti alla rapina di San Bartolomeo, sull’ipotesi che tutti e sette gli arrestati erano legati a un sodalizio che viveva sostanzialmente di reati di questo tipo. Per i quali adottavano una metodologia precisa: prima di ogni furto o rapina, infatti, veniva effettuato un sopralluogo qualche gionro prima per capire orari, abitudini, e cercare quindi di andare a colpo sicuro. I sette hanno infatti compiuto rapine in abitazione a San Bartolomeo, per quella di Ariano Polesine e per una nel Centese sono state raccolti forti elementi sul gruppo e bisognerà stabilire le responsabilità personali di ciascuno, una rapina a una donna è avvenuta a Lido degli Estensi, mentre sono state effettuate ‘spaccate’ presso alcuni centri commerciali, come quelli del Billa di Porto Viro, di Taglio di Po e di Bondeno. Furti di rame sono avvenuti in vari luoghi, così come numerosi furti in abitazione, compreso uno vicino alla caserma dei carabinieri di via del Campo con il recupero e la restituzione dell’argenteria alla proprietaria; poi furti di gasolio (soprattutto nella zona di Cona), il tentato furto di un trattore a San Martino, la rapina alla gioielleria ‘Marzola’ nella notte di Halloween con spaccata (nel video). Sono solo alcuni dei reati che vengono ricollegati alla banda, al momento 15 a loro riconducibili.
Non essendo i ruoli ben definiti nel gruppo, non si è al momento potuto procedere anche per associazione per delinquere. Le indagini non sono comunqeu terminate, come assicurano i carabinieri di Ferrara, che contano sulla collaborazione dei cittadini e sulle foto dei sette arrestati diffuse alla stampa per ottenere segnalazioni su altri episodi eventualmente da loro commessi. Quando fu eseguito l’arresto dei tre, dalle foto sui giornali una persona della provincia, infatti, li riconobbe come autori di una rapina nella propria abitazione.
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